Cosa c’è nella riforma finanziaria americana

Ieri il congresso ha approvato la legge voluta da Obama e i democratici

La legge è il più incisivo intervento dello stato nei mercati dalla Grande depressione

Il congresso statunitense ha approvato ieri la riforma finanziaria, il più incisivo intervento da parte dello stato per regolare i mercati e Wall Street dai tempi della Grande depressione. La legge, promossa dal presidente Obama e dai democratici del congresso, rappresenta il terzo grande obiettivo legislativo raggiunto dall’amministrazione americana dopo il pacchetto di stimolo all’economia e la riforma sanitaria. Ne risulta una norma che rende più efficace e funzionante l’intera infrastruttura dei mercati finanziari americani e dei loro strumenti di controllo, dopo il fallimento della crisi del 2008.

La Federal Reserve vede così allargarsi il suo potere di supervisione sulle compagnie finanziarie; le banche commerciali non potranno investire in operazioni speculative o particolarmente rischiose per una percentuale superiore al 3 per cento del proprio capitale. Viene istituita una nuova agenzia per la protezione dei consumatori e vengono introdotte nuove misure di trasparenza per la gestione dei prodotti derivati. Ma queste non sono che alcune delle modifiche introdotte dalle oltre duemila pagine che compongono la legge, molte delle quali vanno proprio a modificare il funzionamento pratico dei meccanismi e delle strutture di controllo del rischio e supervisione dei mercati.

L’approvazione della legge è arrivata dopo mesi di trattative e lobbying da parte dei democratici, che erano chiamati al difficile compito di mantenersi uniti e allo stesso tempo attrarre alcuni voti dei repubblicani. Alla fine è stato raggiunto un compromesso, e la legge è stata votata da tutti i senatori democratici – tranne uno – e da tre senatori repubblicani moderati. I democratici hanno festeggiato così l’ennesima vittoria legislativa di questo biennio, e sperano che possa sostenere la popolarità dei loro candidati in vista delle elezioni di novembre, nonché quella dello stesso presidente Obama. Il problema è che questa potrebbe non essere la riforma più adatta a riscuotere consensi nel breve periodo. Secondo il New York Times le prime conseguenze concrete della legge saranno visibili in due anni e – anche dopo la firma del presidente Obama – le norme necessiteranno ancora di varie disposizioni attuative per entrare pienamente in vigore.

Senza contare che le nuove istituzioni di garanzia e controllo dovranno essere guidate da delle persone. Il senatore Dodd, considerato il padre della legge, lo ha detto chiaramente subito dopo il voto: “Noi non possiamo istituire per legge la saggezza o la passione. Non possiamo istituire la competenza. Quello che possiamo fare è creare degli strumenti, e sperare che vengano utilizzati da brave persone”. L’altra difficoltà che i democratici incontreranno nel tentare di incassare i dividendi politici di questo successo legislativo è che l’efficacia di molte delle misure approvate sarà nota con certezza solo quando le nuove istituzioni saranno messe alla prova: quando un’altra banca si troverà in grave difficoltà, quando arriveranno le prime avvisaglie di una nuova crisi economica. Nel frattempo, chi si oppone alla legge continua a ripetere il suo mantra, accusando Obama e i democratici di volere imbrigliare gli Stati Uniti e i suoi mercati in una stretta illiberale e “socialista”.