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  • mercoledì 14 Luglio 2010

“C’è un gruppetto di gay nella nazionale tedesca”

Lo ha detto il manager di Ballack, frustrato per il modo in cui l'ex capitano della Germania è stato scaricato

Secondo Becker "un gruppetto di gay" condiziona il modo di giocare della nazionale

L’avventura in Sudafrica della nazionale tedesca sta vivendo un finale piuttosto strano, a causa delle dichiarazioni di Michael Becker – il manager di Michael Ballack, capitano della Germania, assente ai mondiali per via di un infortunio. Becker ha detto a un giornalista dello Spiegel che alcuni giocatori della nazionale tedesca sono omosessuali, facendo riferimento in particolare ai calciatori più giovani: molti di questi sarebbero gelosi del suo assistito perché “mediocri, brutti, privi di talento, burocratici, provinciali, effeminati o omosessuali”. Interpellato direttamente su un giocatore tedesco – “uno dei nuovi, la cui convocazione è stata una sorpresa” – Becker ha detto che è “mezzo gay”.

Poco prima dell’inizio di una partita di beneficenza del Bayer Leverkusen, Becker ha detto a un gruppo di giornalisti che un ex giocatore della nazionale era sul punto di fare pubblicamente i nomi del “gruppetto gay”. Credevo che i miei colleghi giornalisti sarebbero stati tutti orecchie, ma sembravano tutti piuttosto indifferenti alla dichiarazione di Becker. Sembrava che tutti i giornalisti sportivi avessero una qualche familiarità con la storia della presunta cospirazione omosessuale attorno alla nazionale di Joachim Löw. Queste voci hanno accompagnato la squadra in Sudafrica.

Al di là del pessimo accostamento della parola gay accanto a vari insulti e termini dispregiativi, dietro le dichiarazioni di Becker ci sarebbero due cambiamenti che hanno rivoluzionato il calcio tedesco nell’ultimo mese. Primo: il modo in cui è cambiato il modo di giocare della nazionale tedesca. Secondo: il modo in cui è cambiata la percezione del ruolo di Michael Ballack. Il primo punto è certamente quello più noto: la Germania vista agli ultimi mondiali aveva veramente poco in comune con le nazionali tedesche del passato. Una squadra storicamente fondata su ferrea disciplina tattica, grande esperienza e un gioco solido e austero si era trasformata in un gruppo giovane e brillante, ambasciatore di un calcio spettacolare e divertente.

Mi sono reso conto che quelle affermazioni avevano a che fare con qualcosa che Becker non riusciva del tutto a comprendere. Quel calcio brillante, imprevedibile, bellissimo, allegro e non ideologico aveva confuso non poco una persona che aveva passato la sua vita tra ordini, disciplina e gerarchie.

Il secondo punto è l’evoluzione della carriera di Ballack. Da anni capitano della Germania, Ballack è stato a lungo l’unico giocatore tedesco di statura mondiale. È stato il leader della squadra che arrivata seconda ai mondiali del 2002, terza ai mondiali del 2006, ancora seconda agli europei del 2008. A un certo punto, però, la sua leadership si è incrinata: ha cominciato a urlare in campo ai suoi compagni, sgridandoli; ha litigato col team manager Oliver Bierhoff e con Lukas Podolski; ha dato l’impressione, scrive lo Spiegel, “di essere uno di quei vecchi bulli che vogliono sempre ricordare ai giovani che le cose non andavano poi così male, nei vecchi tempi”. Ballack si è infortunato nella fase finale della stagione e non ha potuto prendere parte ai mondiali: ben presto però si è capito che la Germania non aveva una squadra senza un capitano, bensì un capitano senza una squadra.

Quando la Germania ha battuto l’Australia, nella prima partita dei mondiali, i tifosi tedeschi hanno avuto un antipasto di quello che sarebbe arrivato di lì a poco. Soprattutto quando hanno visto il giovane Thomas Müller giocare una partita strepitosa indossando la maglia numero 13: quella di Ballack. Dopo la partita qualcuno gli ha chiesto perché ha scelto quel numero. Müller ha risposto “È capitato che fosse libero”, poi si è messo a ridere. Due settimane dopo, contro l’Inghilterra, Müller segna due gol e viene votato scelto come giocatore della partita. L’incredibile partita contro l’Argentina doveva ancora arrivare, ma era chiaro che la squadra se la stava cavando benissimo anche senza Ballack.

Insomma, secondo il giornalista dello Spiegel le due cose per Becker si saldano. L’accantonamento di Ballack – che è il suo ultimo cliente di un certo livello – e la nuova nazionale tedesca, giovane e divertente: e il tutto secondo Becker si deve alla presenza nella squadra di giocatori “gelosi” dello stesso Ballack, il cui stile di gioco leggero e divertente si deve anche alla presenza di giocatori omosessuali. Becker avrebbe lasciato intendere che la Germania è stata eliminata contro la Spagna proprio a causa del suo gioco, troppo leggero e non abbastanza “maschio”. La cosa ha comprensibilmente generato indignazione e nervosismo, come ricostruisce il Guardian.

Le dichiarazioni di Becker sono state bersaglio di critiche da parte di tutto il calcio tedesco. Un portavoce del Bayer Leverkusen – la squadra in cui Ballack cominciò la sua carriera da calciatore e quella in cui è appena tornato, per chiuderla – si è detto sbalordito. “Qui al Bayer Leverkusen non abbiamo alcun problema con gli omosessuali”. La federazione calcistica tedesca si è rifiutata di commentare l’accaduto, mentre l’allenatore della nazionale Löw ha detto che non aveva intenzione di abbassarsi al livello di Becker per rispondergli.

Becker non ha confermato né smentito le sue dichiarazioni ma ha detto di essere stato frainteso. Il giornalista dello Spiegel, Alexander Osang, ha confermato quanto ha scritto nel pezzo. Come abbiamo detto, Osang sostiene che dietro la definizione di “gay” Becker inserisca tutto quello che non capisce e che rifiuta, anche se non ha nulla a che fare con le persone omosessuali. La cosa paradossale è che questo genere di dichiarazioni arrivi al termine di un torneo che ha visto scendere in campo una Germania eccellente, che ha impressionato e stupito gli spettatori. Se questo si deve ai calciatori gay, forse gliene serve qualcuno in più.