La satira è bella, ma non cambia le cose

Secondo Jonathan Coe aiuta solo a preservare lo status quo

"Crea uno spazio ospitale, sicuro e accogliente in cui i lettori che la pensano allo stesso modo possono riunirsi e condividere una confortevole risata"

L’Unità ha pubblicato il testo che lo scrittore inglese Jonathan Coe (di cui Feltrinelli ha appena pubblicato il nuovo libro) ha letto ieri alla rassegna Milanesiana. Coe racconta di come ha iniziato a scrivere e parla del suo amore per la satira, espresso in forma di “satira sociale” nel suo libro più famoso, “La famiglia Winshaw”. E dice una cosa controcorrente e dolorosa per chi pensa che la satira sia un impegno politico proficuo, che cambi le cose: avvicinandola molto a una forma di demagogia e autoconsolazione (senza per questo diminuirne il valore, anzi). Tema molto attuale in Italia, nel dibattito sulla reale efficacia di molte forme di informazione e comunicazione “di parte”.

La risata, come percepii inizialmente quando ero un bambino, è una forza che unisce, non che divide. E implica anche ciò che Freud chiamava «un risparmio di dispendio fisico» (una scorciatoia mentale che porta a un improvviso rilascio di energia accumulata – più o meno come un orgasmo), è prima di tutto qualcosa che ci dà conforto, e ci porta a entrare in intimità con gli altri esseri umani. Pertanto, quando scriviamo libri di satira, possiamo tentare di credere che facciamo qualcosa che sconvolgerà l’ordine prestabilito: possiamo tentare di credere che, quando la gente leggerà le nostre parole, i nostri nemici politici (e personali) tremeranno come delle foglie, ripiegheranno in un angolo a riesaminare il loro sistema di valori e riemergeranno come persone migliori; ma, in realtà, questo non succederà mai. La satira non funziona così.

Al contrario, fa scaturire proprio l’opposto di ciò che l’autore si era prefisso. Crea uno spazio – uno spazio ospitale, sicuro e accogliente – in cui i lettori che la pensano allo stesso modo possono riunirsi e condividere una confortevole risata. La collera, il senso di ingiustizia che possono aver provato prima, vengono raccolti, compressi e trasformati in scoppi di risa squisite ed esilaranti, e dopo aver dato sfogo a essi si sentono sollevati, paghi e soddisfatti. Un impulso che poteva tradursi in azione diventa neutrale e innocuo. Non c’è da stupirsi che i ricchi e i potenti non abbiano nulla in contrario a venire canzonati. Perlomeno, loro capiscono il paradosso della satira. Scriviamo nella speranza di cambiare il mondo. Ma in realtà, è una delle armi in nostro possesso più potenti per preservare lo status quo.

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