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  • sabato 10 luglio 2010

Chi ha scelto Obama per sostituire Petraeus

Per alcuni il generale James Mattis è un cowboy da film di guerra, per altri un leader intelligente: forse è entrambe le cose

La decisione del presidente Obama di sostituire il generale McChrystal col generale Petraeus al comando delle forze armate in Afghanistan aveva creato un buco nei vertici militari statunitensi, dal momento che lo stesso Petraeus era tutt’altro che disoccupato: dirigeva il CentCom, il comando centrale delle forze armate americane in Medioriente. Qualche giorno fa la Casa Bianca ha annunciato – per bocca del ministro della difesa Robert Gates – che intende rimpiazzare David Petraeus col generale James Mattis, altro generale pluridecorato, già al comando dei marines in Afghanistan e in Iraq negli anni della sanguinosa battaglia di Falluja.

Se non conoscete James Mattis, pensate allo stereotipo del generale americano da film di guerra: quello è James Mattis. Un curriculum militare di tutto rispetto, una vita passata tra una missione e l’altra e la tendenza alla frasi a effetto ne hanno fatto un personaggio piuttosto noto, che presto potrebbe trovare la sua ideale consacrazione proprio al cinema: la Universal sta producendo un film sull’assedio di Falluja, e il ruolo dello stesso Mattis sarà interpretato da Harrison Ford. Dicevamo delle frasi a effetto. Mattis si è fatto la fama di essere persona dal linguaggio spiccio e provocatorio, e più volte le sue dichiarazioni sono state all’origine di grandi polemiche politiche: nel 2005 disse che in Afghanistan trovava divertente sparare a gente che “andava in giro a schiaffeggiare le donne perché non portavano il velo”, un’altra volta disse ai suoi uomini di “essere educati, essere professionali, ma essere pronti a uccidere chiunque vi si pari davanti”.

Il generale Mattis è accreditato come uno dei maggiori esperti della cosiddetta “controinsurrezione”, la strategia ideata dallo stesso Petraeus che ha dato ottimi risultati in Iraq. La tattica prevede una maggiore vicinanza e collaborazione dell’esercito con i civili, anche a costo di aumentare le perdite statunitensi, allo scopo di meritarsi la loro fiducia e guadagnare rispetto a spese dei fondamentalisti. Per questo Mattis dice spesso ai suoi uomini che “ogni volta che un soldato americano saluta un civile iracheno, qualcuno di Al Qaida si rivolta nella tomba”.

Giornalisti e commentatori statunitensi hanno commentato la nomina – che non è ancora esecutiva e ma sarà presto agevolmente ratificata dal congresso – con qualche approvazione, considerato il curriculum di Mattis, e in molti hanno ricordato le sue frasi infelici del passato. Secondo il New York Times, Mattis è “un generale a quattro stelle famoso allo stesso modo per il suo linguaggio asciutto, per le sue capacità di combattimento e per la sua conoscenza della controinsurrezione”. Il Los Angeles Times lo racconta come “noto per il suo approccio aggressivo, è il co-autore della dottrina della controinsurrezione, che restringe le regole d’ingaggio dei militari e punta alla protezione dei civili per guadagnarsi il loro sostegno”. Thomas Ricks, premio Pulitzer ed esperto di difesa e politiche militari, ha scritto su Foreign Policy che considera la nomina di Mattis come “la miglior notizia da diverso tempo a questa parte”.

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