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  • sabato 3 luglio 2010

La prima donna presidente degli USA

È Barack Obama, secondo un editoriale del Washington Post

Nel 1998 la scrittrice afroamericana Toni Morrison, premio Nobel per la letteratura, parlò di Bill Clinton come del “primo presidente nero”. Secondo Morrison, la storia di Clinton non era così diversa da quella dell’afroamericano medio, negli Stati Uniti: nato orfano di padre e povero, cresciuto da sua madre, vissuto in un ambiente operaio, appassionato di sassofono e cibo spazzatura, residente in Arkansas. Poi, una volta presidente, Clinton avrebbe continuato a comportarsi da nero, lavorando per ampliare tutele e diritti e cancellare ogni residuo di quel razzismo segregazionista che era particolarmente forte proprio nella parte degli Stati Uniti in cui era cresciuto.

Qualche giorno fa Kathleen Parker, commentatrice del Washington Post e premio Pulitzer come miglior editorialista, ha rivolto un simile paragone all’attuale presidente americano, Barack Obama, parlandone nei termini del primo presidente donna. E sostenendo che questo potrebbe nuocergli. La ragione non è il suo non essere abbastanza “cowboy” rispetto a Bush.

Non molto tempo fa, le donne che osavano scrivere o parlare in pubblico venivano rimproverate. Oggi le cose sono cambiate, ma la cultura tarda ad adeguarsi. E per quanto illuminati siano gli esseri umani che vogliono eliminare le discriminazioni di genere, i nostri cervelli continuano ad avere un’agenda differente. Accade ancora che le donne siano punite per la loro scarsa corrispondenza agli stereotipi, perché “troppo mascoline” o “non abbastanza femminili”. A lungo si è criticato Hillary Clinton dicendo che si comporta come un avvocato e, quindi, “come un uomo”. Obama potrebbe soffrire del problema opposto?

Obama è molto femminile, nota Parker, che precisa di dirlo nell’accezione più positiva possibile. Obama è femminile nella comunicazione, nella facilità di linguaggio, nella tendenza a costruire coalizione piuttosto che è misurarsi con gli avversari, per l’approccio volto all’unione invece che alla spaccatura. Questa cosa però sta iniziando a fargli del male. Nel caso della crisi della BP la sua riflessività ha determinato l’assenza di una risposta immediata e forte. Quando ha rivolto il primo discorso ufficiale alla nazione, cinquantasei giorni dopo l’inizio della crisi, ha usato verbi al passivo per il 13 per cento delle sue frasi: che sembra un dettaglio, ma è una cosa mai vista in alcun discorso presidenziale.

Secondo diverse ricerche, gli uomini in grado di utilizzare lo stile comunicativo delle donne hanno successo. Funziona, insomma: sono in grado di essere persuasivi e coerenti, precisi e decisi. Non sono così sicura. Il contesto dello Studio Ovale è fatto di codici, e sono codici maschili: una crisi richiede azioni immediate e decise, anche ostentate. Non sta funzionando. Obama potrebbe essere il primo presidente uomo a pagare un prezzo politico per il suo comportarsi troppo come una donna.

E chissà cosa accadrà quando ci sarà una donna per davvero, nello Studio Ovale.

foto da WH Photostream