Perché l’Antitrust indaga su Telecom Italia

Fastweb e Wind accusano la società telefonica di ostacolare la concorrenza impedendo il trasferimento delle linee e con prezzi troppo bassi

L'Autorità verificherà la fondatezza delle accuse, ma intanto Telecom Italia si difende, smentisce e offre collaborazione

Sulla base di alcune denunce presentate da Fastweb e Wind, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di Telecom Italia, accusata di aver ostacolato la concorrenza con alcuni abusi di posizione dominante. La società telefonica avrebbe cercato di penalizzare i concorrenti rendendo difficile il passaggio dei clienti da un operatore all’altro e offrendo, in alcuni casi, i servizi telefonici a prezzi ribassati tali da non coprire i costi pur di trattenere la clientela.

Wind accusa Telecom Italia di fare “boicottaggio tecnico” quando si tratta di trasferire una linea telefonica. In pratica, secondo Wind, un utente chiede di passare da Telecom Italia a Wind e avvia le pratiche per il trasferimento della linea. Wind a questo punto si rivolge all’ex monopolista che deve provvedere a trasferire la linea dopo aver eseguito alcuni controlli, come ad esempio contattare il cliente per verificare la sua effettiva intenzione di cambiare operatore. Secondo Wind, l’operazione di verifica non viene eseguita correttamente da Telecom Italia, che in molte occasioni risponde di non essere stata in grado di fare i controlli necessari per avviare il trasferimento della linea.

Telecom Italia risponde spesso a Wind dicendo di non essere stata in grado di contattare l’utente, di aver ricevuto dallo stesso un rifiuto a passare a un nuovo operatore o di aver ricevuto dati errati con i quali è impossibile contattare il cliente che vorrebbe cambiare compagnia telefonica.

Quelli di Wind accusano Telecom Italia di non adottare procedure chiare e controlli rigorosi per gestire i trasferimenti della linea e i contatti con la clientela che ne fa richiesta. I rifiuti motivati con “cliente irreperibile” e “rinuncia cliente” suonano loro come una scusa: Wind sostiene di aver eseguito molte verifiche scoprendo che in molti casi i clienti determinati a trasferire la linea non erano stati mai contattati da Telecom Italia. Molti dei rifiuti sarebbero dunque pretestuosi e del tutto evitabili, da qui la scelta di ricorrere all’Antitrust per verificare l’eventuale presenza di strategie messe in campo da Telecom Italia per ostacolare illecitamente la concorrenza.

Un’altra accusa per la principale società telefonica italiana è stata invece mossa da Fastweb e Wind. Secondo i due operatori, Telecom Italia adotterebbe strategie commerciali differenti nell’area business a seconda della presenza o meno di concorrenti. Nelle aree in cui c’è una concorrenza diretta, la società applica offerte e prezzi più bassi rispetto alle zone in cui la concorrenza è meno forte perché non è possibile effettuare un distacco della linea e la società concorrente per offrire il servizio ai clienti deve noleggiare l’accesso da Telecom Italia.

Per Fastweb e Wind questa pratica consente a Telecom Italia di aumentare i ricavi dove la concorrenza è meno presente, compensando così i minori ricavi provenienti dalle aree in cui applica offerte e prezzi bassi per contrastare i concorrenti che hanno la possibilità di essere più agguerriti con linee telefoniche proprie. Imprese e pubblica amministrazione possono così beneficiare di forti sconti e prezzi al di sotto di quelli di listino, tali da non costituire in alcuni casi nemmeno una fonte di effettivo guadagno per Telecom Italia.

In una nota diffusa nella giornata di ieri, Telecom Italia ha respinto le accuse formulate dalla concorrenza ricordando di «aver agito nel pieno rispetto delle regole con comportamenti improntati ad una corretta competizione». Toccherà ora all’Antitrust verificare la fondatezza delle accuse mosse alla società telefonica da Fastweb e Wind.

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