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  • giovedì 24 giugno 2010

Colosseo al buio per il soldato israeliano ostaggio di Hamas

Gilad Shalit è sotto sequestro da quattro anni, non può avere contatti con la sua famiglia né incontrare un medico della Croce Rossa

Il 25 giugno di quattro anni fa, Gilad Shalit è stato catturato dalle forze di Hamas nel corso di un raid oltre confine. Shalit ha 24 anni, è un caporale dell’esercito israeliano e da quel giorno del 2006 viene tenuto in ostaggio nella Striscia di Gaza. Da quattro anni il giovane militare non ha alcun contatto con la propria famiglia e non può nemmeno vedere i medici della Croce Rossa Internazionale per un accertamento sulle sue condizioni di salute.

Per ricordare Shalit, questa sera intorno alle undici di sera – in Medioriente sarà da poco il 25 giugno – le luci del Colosseo verranno spente. L’iniziativa è stata promossa dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia e l’associazione Benè Berith giovani, che sperano così di risvegliare l’attenzione dei mezzi di comunicazione sulla storia di Shalit e di poter lanciare un nuovo appello per la liberazione del soldato. L’evento sarà accompagnato da un breve incontro, spiega il Foglio:

Alle ventuno e trenta ci si raccoglierà attorno a un palco, di fronte all’Arco di Costantino, per una maratona oratoria di brevi interventi, fino all’ora in cui il Colosseo resterà al buio, a rappresentare la solidarietà con Gilad Shalit, già da tempo nominato cittadino onorario di Roma.

Oltre alle autorità, all’evento parteciperà anche Noam Shalit, il padre di Gilad, che nella giornata di oggi ha anche incontrato il ministro degli esteri Franco Frattini. Noam si batte da tempo per ottenere da chi detiene il figlio una minima apertura per consentire alla Croce Rossa di visitare Gilad, verificarne le condizioni e riportare qualche notizia dal prigioniero.

Quel 25 giugno 2006 era una domenica e Gilad stava prestando servizio insieme ad alcuni commilitoni nella parte israeliana a sud del confine con la Striscia di Gaza. I soldati hanno subito un’imboscata da parte di un gruppo di militanti palestinesi, che ha portato a un violento scontro e alla morte di due soldati israeliani e due palestinesi. Anche Shalit rimase ferito, a una mano e a una spalla, a causa di una granata che colpì il mezzo blindato su cui si trovava. Da allora il soldato è tenuto prigioniero e fino a ora i tentativi per liberarlo non hanno portato ad alcun risultato concreto.

«Quando è stato fatto prigioniero – spiega il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici – Gilad Shalit presidiava quello che tutti noi immaginavamo potesse diventare un confine di pace con una zona, Gaza, dove l’intero territorio è in mani palestinesi. Sappiamo che lo scopo di Hamas è semplicemente la distruzione di quella che chiama “entità sionista”, cioè lo stesso stato di Israele, ma la liberazione di Gilad Shalit potrebbe riaprire le speranze e il cuore dell’opinione pubblica israeliana, soprattutto dopo la trappola della nave dei finti “piacifisti”».

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