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  • giovedì 17 Giugno 2010

La Corea del Sud si prepara al peggio

La città di Seoul ha invitato la popolazione a partecipare a un concorso per immaginare come potrebbe essere una nuova guerra

Le azioni di disturbo tra le Coree continuano e in molti temono un'escalation del conflitto

Quali esiti potrebbe avere una nuovo conflitto armato tra Corea del Nord e Corea del Sud? Dopo l’affondamento della nave sudcoreana Cheonan, silurata dall’esercito nordcoreano, sono in molti a chiedersi fino a che punto potrà arrivare l’aspro confronto tra i due paesi e se davvero una nuova guerra possa essere dietro l’angolo. La domanda se la sono posta anche le autorità di Seoul, la capitale della Corea del Sud, che hanno deciso di coinvolgere i cittadini nella formulazione dei possibili scenari nel caso di un conflitto.

Sul sito web ufficiale della città è comparso l’annuncio per un concorso che invita la popolazione a scrivere un breve testo su «cosa potrebbe accadere nel caso di una guerra moderna». Ipotesi, consigli e suggerimenti, dicono gli amministratori, saranno poi utilizzati nel corso delle prossime manovre militari per migliorare la risposta dell’esercito nel caso di un conflitto con lo storico nemico a nord.

L’iniziativa mira a trasmettere un senso di sicurezza alla popolazione, preoccupata per le continue minacce delle ultime settimane provenienti dalla Corea del Nord, ma secondo numerosi osservatori potrebbe portare a risultati controproducenti. I coreani del sud vivono da decenni sotto la minaccia dei missili e dei pezzi di artiglieria del regime nordcoreano e il concorso potrebbe acuire le loro preoccupazioni, osserva un attivista alla AFP:

Un concorso del genere «potrebbe inasprire il confronto tra le due Coree poiché la Corea del Nord è ovviamente il primo obiettivo di una nuova guerra. […] È assurdo invitare i normali cittadini e gli studenti a prender parte al concorso, ma non i soldati.»

Al vincitore del concorso saranno consegnati 330mila won, pari a circa 200 euro. L’iniziativa, dicono le autorità, serve anche per commemorare i caduti in guerra e i veterani che negli anni hanno difeso il paese dalle offensive nemiche.

L’ipotesi di una guerra tra le Coree appare al momento remota, ma le azioni di disturbo e le dichiarazioni minacciose si ripetono quasi quotidianamente. L’ambasciatore della Corea del Nord alle Nazioni Unite ha da poco ricordato che se il Consiglio di Sicurezza stabilirà delle sanzioni per il paese che rappresenta, la risposta passerà dai diplomatici all’esercito. E le cose al confine non sembrano andare molto meglio.

La Corea del Nord ha piazzato un migliaio di pezzi di artiglieria lungo il confine con la Corea del Sud. In pratica ogni 50 Km il regime ha fatto collocare nel tempo un avamposto, segnala il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, e circa 350 pezzi di artiglieria sono puntati direttamente su Seoul. Non mancano poi 180mila soldati nordcoreani delle forze speciali pronti ad attuare azioni terroristiche e di disturbo entro i confini della Corea del Sud e circa 600 tra hacker e cracker addestrati per paralizzare la Rete nel paese nemico. Uno schieramento di forze molto minaccioso, specie alla luce delle recenti mancanze dell’esercito della Corea del Sud:

Ci sono grandi dubbi sulla preparazione dei militari, che dovrebbero monitorare le mosse della Corea del Nord ed essere in grado di rispondere con fermezza. L’esercito è nel caos dopo l’affondamento della nave Cheonan. Molti ufficiali andranno incontro a sanzioni disciplinari per la gestione dell’affondamento, e le promozioni sono state sospese per un paio di mesi. Anche se una sensibile riorganizzazione sarà portata a termine in tempi brevi, ci vorrà del tempo prima che i nuovi incaricati possano dare il meglio. Ci vorrà ancor più tempo per capire i problemi dell’esercito nel sistema di identificazione, denuncia e risposta delle provocazioni dalla Corea del Nord emerse dall’affondamento della nave.

Al momento le conseguenze più evidenti da parte sudcoreana sono visibili lungo il confine. Le autorità del paese stanno risistemando gli amplificatori per la guerra psicologica ormai non utilizzati da anni. Questa soluzione prevede l’invio di continui messaggi sonori verso il confine nordcoreano con l’intento di convincere la popolazione a rivoltarsi contro il regime. E proprio gli ufficiali della Corea del Nord minacciano di far esplodere gli altoparlanti nel caso di una loro effettiva attivazione. Intanto la comunità internazionale osserva con preoccupazione e spera che il confine tra guerra psicologia e guerra con le bombe non venga superato.