Intercettazioni, Berlusconi si arrende?

Analisi premature, ma tutti i giornali sottolineano la "frenata" di ieri

Giuliano Ferrara ipotizza si sia trattato di una vera e propria ritirata, e rimprovera il PresdelCons di averlo capito tardi

“Berlusconi frena” è il titolo di prima pagina di Repubblica. Il Corriere sottolinea “l’ipotesi del rinvio a settembre”. Il Secolo, covo della fronda contro il disegno di legge sulle intercettazioni celebra ottimista: “La linea dei falchi non è passata”. E “Ora Berlusconi sceglie il rinvio” è il titolo della Stampa, sempre in prima pagina.

Ma è il Foglio a fare la lettura più ardita delle parole dette ieri dal PresdelCons davanti all’assemblea di Confcommercio, attraverso un editoriale del direttore.

Vedremo, perché con il Cav. non si sa mai. Però in Confcommercio ha fatto uno sfogo sospetto, che potrebbe avere come risvolto una ritirata non strategica sulle intercettazioni. Sembra che si faccia largo nel suo animo il seguente ragionamento, che riportiamo tra virgolette per mera comodità espositiva. “Il partito dei magistrati e dei giornalisti è potente, sa come manipolare una campagna devastante sulle libertà civili anche quando in realtà la campagna attacca uno dei principi basilari di un regime politico liberale, la privacy del cittadino. Il presidente della Repubblica non è messo in condizione di decidere con il sovrano distacco necessario. Si prospetta infine un nuovo braccio di ferro con la Corte costituzionale, che ha per così dire l’ultima parola. Mettiamo nel conto anche le imboscate parlamentari possibili di qui alla fine della sessione estiva, la reductio ad Toninum di un’opposizione che ha dimenticato ogni vincolo garantista, la pigra tendenza di Fini a giocare comunque di sponda, anche su una questione di pulizia garantista, con l’opposizione e i poteri cosiddetti neutri; e aggiungiamo infine che la legge di protezione della privacy sarà comunque facilmente aggirabile con vari sistemi e sistemini già individuati da ogni redazione tabloid e da ogni procrura d’assalto: in conclusione, chi me lo fa fare?”.

Il virgolettato inventato dal Foglio non è così inventato: Berlusconi ha detto praticamente queste cose, ieri. Salvo il “chi me lo fa fare?”, ha elencato la serie sconsolata di resistenze e battaglie a cui la legge andrà incontro – senza porsi il dubbio che un’ipotesi preventiva di fallimenti qualcosa dovrebbe suggerire sulla qualità dell’impresa – fino a ipotizzare lui stesso che la Corte Costituzionale “secondo quanto mi dicono, la boccerà”. Scrive quindi Ferrara, confermando che il Foglio sulla bontà della legge aveva tenuto il piede sul freno e limitato l’appoggio esplicito alla maggioranza (preferendo attaccare l’opposizione).

C’è ragionevolezza in questo. Ma non era meglio pensarci prima, caro presidente? Non era meglio ascoltare i consigli dei migliori tra i suoi amici, i meno implicati nei tornanti della politica attiva day by day, quando le dicevano che era meglio per lei guidare la ritirata, quella sì strategica, negoziando qualche correttivo agli elementi più malsani dello stato di fatto presente in materia di violazione delle comunicazioni private, e dividendo con sapienza gli avversari invece di farsi chiudere in un impossibile sogno di maggioranza autosufficiente?

Per il Foglio il problema intercettazioni resta, ma Berlusconi lo ha affrontato sventatamente, pensando di vincere là dove sarebbe stato precvedibile incontrare forti rischi di sconfitta.

Noi comunque la battaglia di principio contro la devastante cultura dello slogan “intercettateci tutti” la continueremo, anche con l’amicizia intellettuale e morale dei firmatari del bellissimo appello in prima pagina. E’ una battaglia indipendente dalle sorti e dal testo specifico della legge. Ma in termini politici ancora una volta è premiato il partito giustizialista, provocato a uscire allo scoperto, e poi gratificato di una ritirata poco gloriosa del suo avversario liberale.