Oggi è un giorno pari

Il governo si rimangia il taglio delle province, che già era diventato microscopico

Il governo si è rimangiato – per la terza volta, tipo – il taglio delle province, dopo averlo promosso e ritirato, paventato e poi modificato e ammorbidito. Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Donato Bruno, ha proposto un emendamento che sopprime la norma istituita nella scorsa sessione della commissione. Una norma che decretava l’abolizione di appena quattro province e che naturalmente era stato lui stesso a proporre e firmare.

Stavolta, la cosa più divertente – diciamo così – sta nei commenti e nelle reazioni della stessa maggioranza. Questa Jole Santelli, vicepresidente dei deputati PDL.

«Desidero esprimere il mio personale apprezzamento per la scelta del presidente Bruno e della commissione Affari costituzionali di abrogare l’articolo 14 sull’abolizione delle province. Di quanto sancito oggi sono lieta anche perchè sono state recepite le osservazioni dei parlamentari calabresi e del presidente della Regione Scopelliti, che nei giorni scorsi avevano rilevato la profonda ingiustizia che sarebbe stata consumata qualora la Calabria, unico caso nel Paese, avesse perso due province su cinque».

Profonda ingiustizia? Ma l’ingiustizia non erano proprio le province, la loro esistenza, gli sprechi? Inutile chiedere conto al governo di questa incoerenza, anche perché si stanno già preparando per ritirarlo fuori, il taglio delle province. Oppure per sbandierarlo e basta. Così il ministro degli esteri Frattini, in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Entro due anni dovremmo eliminare tutte le province che sforano i limiti di bilancio.

“Entro due anni”: nel frattempo chissà quante ne vedremo.