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  • mercoledì 9 Giugno 2010

Il golpe in Honduras divide le Americhe

Hillary Clinton ha chiesto ufficialmente di riammettere l'Honduras all'interno dell'OAS

Dal 28 giugno 2009 si sono contati più di 160 morti tra gli esponenti della società civile uccisi in esecuzioni extragiudiziali per mano di squadroni paramilitari coordinati dal regime.

Il colpo di stato dell’anno scorso in Honduras continua a dividere: ieri gli Stati Uniti hanno chiesto ufficialmente di riammettere l’Honduras all’interno dell’OAS (Organizzazione degli Stati Americani), ma molti stati sudamericani tra cui Brasile, Nicaragua e Argentina continuano a negare la legittimità del governo di Porfirio Lobo.

Il 28 giugno 2009 un gruppo di militari incappucciati fece irruzione nella casa dell’allora presidente dell’Honduras Manuel Zelaya Rosales, lo catturò e dopo averlo fatto salire in pigiama su un aereo, lo costrinse all’esilio in Costa Rica. Iniziava così il colpo di stato che apriva la strada al regime guidato dall’imprenditore di origine bergamasca Roberto Micheletti, esponente del Partito Nazionale.

Dopo il colpo di stato Micheletti aveva garantito che presto si sarebbero svolte regolari elezioni per riportare il Paese alla normalità, ma con le elezioni del 29 novembre dell’anno scorso i golpisti sono riusciti a far vincere senza problemi il loro pupillo Porfirio Lobo Sosa, a cui Micheletti ha lasciato la guida dell’Honduras.

Ieri Hillary Clinton, in visita a Lima (Perù) per l’apertura del summit dell’OAS, ha detto che l’Honduras dovrebbe essere riammesso all’interno dell’Organizzazione degli Stati Americani. Dopo il colpo di stato gli Stati Uniti erano stati tra i primi paesi a chiedere l’espulsione dell’Honduras dall’OAS ma ora secondo la Clinton è tempo di andare avanti: «ci sono state regolari elezioni e il nuovo governo ha anche istituito una commissione d’inchiesta sul golpe».

Ma sia sulle elezioni che sulla commissione d’inchiesta restano ancora molti punti oscuri: le organizzazioni umanitarie e il Fronte Nazionale Contro il Colpo di Stato dicono che entrambe sono una farsa e che il governo continua a reprimere con la violenza i suoi oppositori. Dal 28 giugno 2009, il Fronte Nazionale Contro il Colpo di Stato ha contato più di 160 morti tra gli esponenti della società civile uccisi in esecuzioni extragiudiziali per mano di squadroni della morte e paramilitari coordinati dal regime. E negli ultimi mesi sono stati uccisi sette giornalisti, senza che nessun processo sia stato avviato.

Il segretario generale dell’OAS José Miguel Insulza ha detto che il modo migliore per risolvere il problema sarebbe quello di consentire il ritorno in Honduras dell’ex presidente Zelaya, che al momento vive nella Repubblica Dominicana. Zelaya era riuscito a rientrare in Honduras il 22 settembre 2009 e aveva vissuto rifugiato per oltre quattro mesi nell’Ambasciata Brasiliana, fino a quando il nuovo presidente Lobo gli ha concesso  un salvacondotto per abbandonare il paese.