A caccia di ladri d’arte, col blog

Il blog Art Hostage analizza i furti d'arte e offre consigli e suggerimenti alle forze di polizia

Secondo i detrattori, l'autore del blog millanta conoscenze e non favorisce sempre il lavoro degli inquirenti alla ricerca delle opere trafugate

Dopo aver letto la notizia del furto di alcuni quadri conservarti presso il Musée d’Art Moderne lo scorso 21 maggio, Turbo Paul si è fregato le mani e ha rispolverato la frase del colonnello Kilgore di Apocalypse Now: «Mi piace l’odore del napalm al mattino». Turbo Paul è l’autore di due blog, Art Hostage e Stolen Vermeer, dedicati ai furti d’arte e alle indagini per ritrovare le opere trafugate dai musei di mezzo mondo.

Il lavoro online di Turbo Paul non è solamente seguito dagli appassionati e dagli esperti d’arte, ma anche dalle forze di polizia che cercano di recuperare il maltolto ai musei, racconta Virginia Heffernan sul New York Times. Robert K. Wittman si è occupato per anni dei furti d’arte per l’FBI e ammette di leggere sempre Art Hostage, non solo per i suggerimenti e le idee offerte dal suo autore, ma «perché leggerlo è comunque divertente».

A poche ore dal furto a Parigi, Turbo Paul ha pubblicato sul proprio blog una prima analisi di quanto accaduto e ha offerto alcuni consigli alla Brigade de Répression du Banditisme (BRB), la forza di polizia incaricata di identificare i responsabili e ritrovare le opere rubate. Il blogger ha consigliato agli agenti di usare maggiori cautele, invitandoli a non catturare subito i sospettati perché questo avrebbe potuto complicare il recupero dei quadri sottratti al Musée d’Art Moderne. Scrive Virginia Hefferman:

Eri davvero un ladruncolo? Ho chiesto a Turbo Paul, incoraggiato dalla velocità e dall’anonimato della chat di Skype, il suo preferito mezzo di comunicazione. «Certamente» mi ha risposto in poco tempo. «Me la cavavo bene come organizzatore, ho provato a fare il ladro ma era troppo complesso, meglio starsene seduti nella stanza di un hotel in attesa dell’arrivo delle opere d’arte rubate.

Turbo Paul cerca di mantenere l’anonimato online per ridurre al minimo i problemi con le autorità o con i ladri professionisti, che certo non vedono di buon occhio un blogger spione sui furti d’arte. Nonostante ciò, per pubblicare i propri testi online, Turbo Paul fa affidamento sulla piattaforma Blogspot gestita da Google e non su un blog completamente autonomo. Secondo il blogger, le garanzie offerte dal motore di ricerca sulla privacy sono più che sufficienti e i sistemi di sicurezza, contro attacchi dei pirati informatici e la sottrazione di dati personali, garantiscono il mantenimento dell’anonimato.

Turbo Paul è convinto che il suo blog sia ormai costantemente seguito da autorità, ladri e ricettatori alla ricerca di consigli, suggerimenti e indizi utili per le loro attività. Lo scorso aprile, il blogger è stato contatto da un certo Graham Harkin desideroso di avere qualche informazione su un orologio d’epoca da poco sottratto da una abitazione nello Yorkshire (Gran Bretagna). Pochi giorni dopo Harkin è stato arrestato con l’accusa di aver rubato l’orologio che aveva un valore intorno ai 290mila dollari. «Harkin era alla ricerca di qualche consiglio su Art Hostage – racconta Turbo Paul – prima di essere catturato con l’orologio».

Difficile dire se l’attività online del blogger aiuti davvero chi conduce le indagini a trovare i colpevoli dei furti d’arte. Turbo Paul cita raramente le proprie fonti, compone post ambigui e con riferimenti che non sono sempre facili da cogliere. Secondo i detrattori, il blogger esagera spesso e millanta conoscenze che in realtà non ha. Critiche a parte, i due blog hanno comunque il pregio di tenere traccia di un argomento di solito trascurato dai media tradizionali, che si occupano dei furti d’arte quando si verificano episodi clamorosi come quello dello scorso 21 maggio a Parigi.