• Italia
  • venerdì 28 maggio 2010

L’inchiesta su Finmeccanica, cosa se ne sa

Si indaga sull'utilizzo di fondi neri da parte di Finmeccanica per ottenere appalti e commesse

L'inchiesta è quella sul riciclaggio che portò agli arresti Mokbel e l'ex senatore Di Girolamo

19.06: La procura di Roma smentisce che le indagini su Gennaro Mokbel abbiano coinvolto società del gruppo Finmeccanica, il suo presidente Pierfrancesco Guarguaglini o la moglie Marina Grossi. “Le attività rogatoriali […] a Singapore e Hong Kong sono state svolte nell’ambito del procedimento […] nei confronti di Mokbel Gennaro e di alcuni degli altri indagati nello stesso procedimento (su Fastweb e Telekom Sparkle, ndr) e non hanno avuto ad oggetto il gruppo Finmccanica”.

Articolo originale. I giornali di oggi raccontano di un’indagine che riguarda Finmeccanica e il suo presunto utilizzo di fondi neri per agevolare alcune commesse o semplicemente riciclare denaro. L’indagine è in carico alla procura di Roma, e parte dalla cosiddetta inchiesta broker, il caso di riciclaggio per il quale furono arrestati, tra gli altri, l’allora senatore PDL Nicola Di Girolamo e l’ex ad di Fastweb Silvio Scaglia. L’inchiesta gira attorno al ruolo di Gennaro Mokbel, un imprenditore romano – sostenitore di Di Girolamo – che avrebbe fatto da anello di congiunzione tra la ‘ndrangheta e le società di telecomunicazioni.

Mokbel è un personaggio dalla storia oscura e bizzarra. Le cronache hanno parlato di suoi contatti con Antonio D’Inzillo: l’uomo che uccise Enrico De Pedis, il capo della banda della Magliana, e che alcuni sostengono essere dietro il sequestro di Emanuela Orlandi. Di certo si sa che per qualche tempo è stato segretario regionale in Lazio del movimento “Alleanza Federalista”, diventato poi “Partito Federalista”. Ora, indagando sul suo conto, i magistrati della procura di Roma sono arrivati a una pista che tira in ballo Finmeccanica e il suo presidente Pier Francesco Guarguaglini.

L’ipotesi di reato consisterebbe nell’aver occultato all’estero ingenti quantità di denaro, da utilizzare come tangenti allo scopo di ottenere commesse e appalti. Questi soldi sarebbero stati accantonati grazie ad alcune società fantasma, una di queste intestata alla moglie dello stesso Guarguaglini. Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ricostruisce così la vicenda.

Indagando sull’organizzazione criminale che fa capo a Gennaro Mokbel, gli investigatori captano alcune conversazioni che riguardano Finmeccanica. E lo sentono mentre afferma: «Io ieri sera sono stato a cena con uno dei capoccioni di Finmeccanica, uno dei tre che comandano Finmeccanica. Lui però vive negli Usa, a Washington, è quello che ha firmato l’accordo da sei miliardi sugli aerei; Finmeccanica fa gli aerei degli Stati Uniti». In un’altra conversazione racconta di essere stato a cena con «il numero tre della terza industria militare del mondo e con due persone della Cia» e aggiunge: «Aveva una scorta de quelle che non se possono immaginare, armati. M’hanno offerto un cazzo de marchingegno. Non a me, ma tramite sempre l’avvocato Nicola (il senatore Di Girolamo, ndr), di aprire una loro agenzia per tutto il centro Asia, per la vendita di prodotti di sicurezza e prodotti militari; elicotteri Agusta e via dicendo. C’abbiamo una riunione lunedì».

Gli aerei dell’accordo di cui parla Mokbel in realtà sono elicotteri: il riferimento è alla gara vinta da Finmeccanica per il rinnovo del parco elicotteri della Casa Bianca. Era la prima volta che un’impresa non americana si aggiudicava un incarico di tale importanza, ma l’accordo venne annullato da Barack Obama pochi mesi dopo il suo insediamento: il costo degli elicotteri era lievitato ben oltre la cifra inizialmente pattuita. Le intercettazioni proseguono, e viene fuori il nome al centro dell’inchiesta.

Nei giorni successivi, Mokbel partecipa a un incontro dove c’è tra gli altri Lorenzo Cola, ritenuto vicino proprio a Guarguaglini. Si discute dell’acquisizione della «Digint» e si lamenta perché «abbiamo tirato fuori i soldi, ma non abbiamo visto uno straccio di contratto, non abbiamo visto il futuro». Si tratta di un investimento da 8 milioni di euro che — almeno nelle mire del gruppo — avrebbe dovuto portare appalti e commesse. Non a caso Marco Toseroni, arrestato con l’accusa di essere uno dei collaboratori più fidati di Mokbel, dice: «Con Marco (Iannilli) ci sentiamo ogni due giorni. Gli sto già procacciando lavoro per Finmeccanica… il nostro avvocato di Singapore ci ha dato delle date fra il cinque, il sei… il sette a Singapore. Oggi mi ha chiamato, quello è estremamente operativo, ha già parlato con un ex capo comandante dell’Aeronautica militare di Singapore che è stato l’attaché».

Per capire il peso che Lorenzo Cola può avere in questa vicenda, basta leggere l’attacco del pezzo di Carlo Bonini su Repubblica.

C’è un nome “in chiaro” agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma che forse può aiutare a comprendere la fibrillazione che agita il Governo. Così come può far capire il senso di palpabile isolamento, paura e solitudine che imprigiona da qualche tempo Pierluigi Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica. Che suggerisce l’orizzonte, i possibili approdi e le implicazioni internazionali di un’indagine che i palazzi della Politica, nei loro enfatici conciliaboli, evocano in questi giorni come un possibile Armageddon nel cuore del sistema Paese. È il nome di un manager che non arriva alla cinquantina. Che vive tra Roma e Washington, e spende il suo tempo tra Asia, Africa e, appunto, Stati Uniti.

Lorenzo Cola sarebbe il “consulente chiave” del presidente di Finmeccanica, l’uomo che fa da facilitatore sui mercati di tre continenti, che tiene i contatti con le figure più importanti dei governi e delle aziende che possono garantire appalti e commesse a Finmeccanica. Nonostante il suo ruolo – viene definito “il numero tre di Finmeccanica” – Cola però non fa parte del colosso italiano, e risulta lavorare alla Digint, una società di sicurezza informatica creata dallo stesso Mokbel. L’ipotesi su cui indaga la procura di Roma, quindi, è che la ricerca delle commesse sia stata aiutata attraverso il trasferimento di denaro, e che questo denaro sia stato trasferito in modo occulto e illecito, magari ritagliando una parte per lobby o gruppi interessati al riciclaggio di denaro. Come la banda di Mokbel.

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