Michael Giacchino, la musica dell’isola di Lost

Le colonne sonore di Lost, dei film di Abrams e della Pixar: il curriculum del compositore che sogna la regia

Anche lui, come molti spettatori, scuote la testa di fronte a certi colpi di scena della serie

Un quarantaduenne magro, capelli ricci e neri, camicia e jeans larghi, scarpe da ginnastica. Il suo studio è una piccola stanza che ricorda la camera di un ragazzino: pareti con appese locandine di vecchi film e fotografie, una scrivania piena di memorabilia del cinema, tra cui un manoscritto di Herbert Spencer con la partitura della colonna sonora de I predatori dell’arca perduta di John Williams. E un Oscar, suo. Michael Giacchino è così presentato dal New Yorker: è il compositore delle colonne sonore di Lost, dei film di J.J. Abrams Mission Impossible: III e Star Trek, e di una manciata degli ultimi Pixar, tra cui spicca Up, film per cui ha vinto l’Oscar quest’anno.

Giacchino — che aveva i nonni siciliani e abruzzesi — è cresciuto a Edgewater Park nel New Jersey, una piccola cittadina a venti chilometri da Philadelphia. Al contrario dei suoi coetanei, da ragazzino si buttò sulla musica classica, tenendosi sempre lontano da tutto ciò che fosse simile al rock.

“Per qualche ragione, sarei stato imbarazzato a dire che mi piaceva la musica rock. Non so perché. Semplicemente per me non era cool — la musica classica era cool

Nonostante la passione per la musica, la sua prima ambizione — che non ha ancora abbandonato — era la regia. Girava cortometraggi in super 8 nel cortile, ingaggiando come attori i figli dei vicini. Si iscrisse alla Scuola per Arti Visive di New York, e dopo qualche anno si ritrovò a lavorare come produttore di videogiochi per la DreamWorks Interactive, la casa di Steven Spielberg. In cui si autoassegnò il lavoro di compositore delle colonne sonore dei videogiochi.

Intanto, prima di farsi venire in mente Lost, J.J. Abrams aveva creato e scritto Alias. Alla ricerca di un compositore che sottolineasse al meglio la spy-story della serie, Abrams si imbatté nella colonna sonora del videogioco Medal of Honor, uno sparatutto ambientato nella Seconda Guerra Mondiale. L’aveva scritta Giacchino e aveva vinto diversi premi. E i due si incontrarono.

Le case di produzione, sia televisive che cinematografiche, di solito puntano a un’orchestrazione digitale delle musiche dei loro film, molto più economica della registrazione in presa diretta di un’orchestra. Da Alias in poi Abrams ha sempre difeso l’inclinazione purista di Giacchino e, come nota la giornalista del New Yorker, i compositori soddisfatti tendono a legarsi ai registi che li soddisfano: Herrmann con Hitchcock, John Williams con Spielberg, James Howard con Shyamalan, Danny Elfman con Burton. E così è successo a Giacchino, che ha partecipato da allora a tutti i progetti di Abrams. I due sono amici, condividono le passione per i vecchi film di fantascienza e si trovano d’accordo su quasi tutto. Abrams ha chiesto a Giacchino di pensare alla colonna sonora di Star Trek basandosi solo sulla sceneggiatura, e se lui aveva difficoltà a immaginare la musica in una scena Abrams concludeva che era la scena a non funzionare. Per forza di cose, ogni tanto è nata qualche discussione: alla terza stagione, Abrams ha chiesto a Giacchino di smetterla di chiudere la maggior parte delle scene con un glissando di trombone, perché dava sempre l’idea di un clown che se ne andava. Giacchino ha risposto regalandogli un trombone. I tromboni sono rimasti, ma Giacchino si limita un po’ di più.

“Se non fosse stato per Michael, Lost non sarebbe in onda”, dice Abrams. Michael Emerson — che nella serie interpreta Benjamin Linus, personaggio machiavellico, inquietante e amatissimo — adora la colonna sonora di Giacchino.

Io sono un cinefilo, di quelli critici. E troppo spesso vedo film dove la colonna sonora è troppo presente, e copre il resto del film. Michael ne è l’antidoto. Adoro il minimalismo del suo lavoro.

Inizialmene, la ABC — la rete produttrice di Lost — disse a Abrams e Giacchino che la colonna sonora di una serie ambientata su un isola deserta avrebbe dovuto essere composta da suoni tribali, batterie e flauti jungle. I due si opposero, doveva essere l’esatto contrario. Giacchino iniziò così a comporre per archi e tromboni, ma la rete si oppose a sua volta. Le parti trovarono un accordo quando il compositore iniziò a coinvolgere percussionisti sperimentali, che misero insieme qualcosa come settecentocinquanta diversi tipi di strumenti musicali. L’angklung, uno strumento giapponese costruito con bamboo e anelli tintinnanti. Il flapamba, una specie di marimba su cui Giacchino basa molti dei momenti inquietanti della serie. E poi ocarine, gong, armoniche di vetro, batterie acquatiche indiane, fino ad arrivare a strumenti costruiti ad hoc, come una borchia con tre molle che scossa fa un suono che il giornalista del New Yorker mette su carta così: “raaaahhh”.

Giacchino è diventato parte fondante della serie, fino ad arrivare ad avere un proprio “personaggio” sulle sceneggiature, “il GIACCHINO”, usato dagli autori per dare le indicazioni musicali della scena. Tra le battute di Jack e Locke, infatti, sui copioni si trovano scritte indicazioni come IL GIACCHINO CRESCE, o IL GIACCHINO ENTRA ASSILLANTE.

Il 6 maggio ha finito di comporre la musica per l’ultimo episodio della serie. Lo stesso pomeriggio, al giornalista del New Yorker è arrivata un’e-mail con una partitura in DO minore intitolata “Parallelocam”. Un brano lento, elegante, per pianoforte e archi, che termina con un’arpa solitaria. Vulture, la sezione culturale del New York Magazine, ha già ipotizzato ironicamente sul significato di quelle note: è il finale di Lost? E se lo è, significa che dobbiamo aspettarci un finale malinconico? Forse deludente?

Tra un mese, finito Lost, Giacchino se ne andrà in vacanza per tutta l’estate. Tenendo sempre d’occhio la passione per la regia, Giacchino vuole abbandonare per un po’ la televisione concentrandosi sulle colonne sonore per il cinema. I tempi sono troppo stressanti, anche per lui, abituato a correre da sei anni per scrivere in tre/quattro giorni 35 minuti di musica per ogni puntata di Lost, mezz’ora di lavoro per ogni due minuti di girato. Certo, ogni personaggio della serie ha il proprio tema musicale ricorrente, ma nell’ultima stagione le cose sono andate via via complicandosi, anche per il compositore: nell’ultima stagione i singoli personaggi si sdoppiano in due linee narrative, e la serie inizia ad aver quindi bisogno di due temi per ogni personaggio. E anche lui, come molti fan, si permette di inarcare un sopracciglio di fronte a qualche svolta criticabile dello show.

Qualche mese fa, ha vinto il suo primo Oscar per Up, dopo essere stato nominato per Ratatouille. Quando è salito sul palco, non ha ringraziato nessun regista, produttore o agente:

Nella mia vita i miei genitori non mi hanno mai detto “Quello che stai facendo è una perdita di tempo”. Per tutta la vita ho avuto insegnanti, colleghi e gente con cui ho vissuto che non mi hanno mai detto niente del genere… Ma so che ci sono ragazzini che non hanno intorno tutto questo supporto, e se siete lì e state ascoltando, ascoltatemi bene: se volete essere creativi, uscite e fatelo. Non è una perdita di tempo. Avete capito? Grazie.

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