Lo show di Bertolaso di ieri era per difendersi dal Giornale

Ieri un giornalista aveva chiamato il capo della Protezione Civile per avere notizie di un assegno intestato a sua moglie e firmato da Diego Anemone

Il Giornale di fronte a un nuovo dilemma Scajola: difendere o attaccare?

E così ieri, quando è venuto a conoscenza del fatto che un paio di quotidiani sapevano, ed avrebbero scritto, di un pagamento fatto da Diego Anemone a sua moglie, per una “consulenza” per la realizzazione di un giardino del “Salaria Sport Village”, il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha deciso di anticipare i tempi. E in fretta e furia, “autorizzato” da Silvio Berlusconi, ha convocato una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

A quanto pare a Repubblica, la vivace conferenza stampa convocata ieri da Guido Bertolaso sarebbe servita a contrattaccare preventivamente la notizia che alcuni quotidiani avrebbero dato stamattina.

Una fattura emessa dalla signora Gloria Piermarini e pagata dalla società di Diego Anemone. Si tratterebbe del pagamento per una consulenza per lavori di giardinaggio presso il Salaria Sport Village di Roma.

Il “quotidiano che sapeva” era il Giornale, che così la conferma:

Se Guido Bertolaso se n’è uscito, così, dal nulla, e ha convocato una conferenza stampa per dire la sua sull’inchiesta degli appalti-G8 che lo vede indagato per corruzione, è perché sente il fiato sul collo degli investigatori che non hanno ancora archiviato la sua posizione dopo averlo a lungo interrogato. E se si è dilungato per quasi due ore proiettando slide e trascrizioni di telefonate è perché ha preferito giocare d’anticipo (Scajola insegna) provando ad abbozzare una difesa su quanto stava per uscire in edicola: il Giornale infatti gli aveva chiesto conto e spiegazione sia di un misterioso assegno di 25mila euro versato nel 2007 da Diego Anemone a Gloria Piermarini (consorte di Bertolaso) sia dei prelievi in due tranches, per un totale di 60mila euro, fatti da «don Bancomat» per Diego Anemone – così ha appurato il Ros – nei due incontri del 21 e 23 settembre 2008 organizzati a Roma dall’imprenditore con il capo della Protezione civile. Anziché rispondere alle domande del Giornale, Bertolaso ha preso tempo, si è documentato con gli avvocati, e ha dato appuntamento a Palazzo Chigi per spiegare meglio il perché di alcune apparenti anomalie.

E Repubblica conferma la versione delle “mani avanti” di Bertolaso:

Ma come mai, fino ad ora, ci si chiede, Guido Bertolaso non ha fatto cenno dei rapporti di “consulenze” dei suoi familiari, di sua moglie e del cognato, con il costruttore Diego Anemone? Ne ha parlato con i magistrati di Perugia di questa “consulenza” della moglie? Ne ha parlato solo ieri perché un cronista del “Il Giornale” lo ha chiamato chiedendogli conferma della fattura pagata alla moglie dal costruttore Diego Anemone. A quel punto dopo essersi consultato con i suoi “consulenti” (e con Silvio Berlusconi, come lui stesso ha svelato) ha deciso che la via migliore era quella di rivelare, lui per primo, la notizia. Anticipando, appunto, la pubblicazione sui giornali, del fatto che i carabinieri avevano ritrovato, casualmente, un assegno un bonifico intestato alla moglie Gloria Piermarini. E così ha convocato la conferenza stampa.

La posizione del Giornale diventa quindi interessante. Sull’uomo del centrodestra Bertolaso terrà una linea indulgente, o farà tesoro della conversione su Scajola, dapprima difeso e poi scaricato? Per ora, cautela e terzismo, riassunti nella parola “inopportuno”.

Quanto all’assegno da 25mila euro sequestrato dai carabinieri nel corso di una perquisizione, Bertolaso ha confermato la circostanza emersa precisando che sì, l’assegno ci fu, ma venne emesso da una società di Anemone solo a seguito dei lavori che Gloria Piermarini in Bertolaso, architetto di giardini, ultimò al centro sportivo nel 2007. «Lavori di studio e progettazione, preliminare, definitivo ed esecutivo, del verde del Salaria sport center». La parcella complessiva, scoprono i carabinieri, in realtà era molto più alta. E questo, Bertolaso, non lo nasconde ai giornalisti: effettivamente erano 99mila euro. «Mia moglie, insieme ai suoi colleghi, ha fatto solo lo studio preliminare e lo ha consegnato nel marzo del 2007, emettendo regolare fattura per circa 25mila euro che al netto delle ritenute, dell’Iva e del compenso degli altri collaboratori, le sono rimasti in cassa 7-8mila euro». Non è andata oltre per «motivi di opportunità», dice, perché nel frattempo Anemone si stava interessando al business dei Mondiali di nuoto. Il tutto, sempre a detta di Bertolaso, avvenne in «tempi non sospetti». Così come in «tempi non sospetti» a suo dire vennero svolti da Anemone «lavoretti» di ristrutturazione («da me saldati con 20mila euro») a casa della moglie di Bertolaso, sorella di Francesco Piermarini, impiegato nei cantieri della Maddalena relativi al G8 e secondo il gip «in evidente conflitto di interessi»: da un lato cognato di Bertolaso, dall’altro in rapporti con Anemone pure lui. Niente di penalmente rilevante, inopportuno forse sì.