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  • lunedì 19 Aprile 2010

La svolta leghista dell’Arizona

L'Arizona sta per dotarsi della legge più repressiva di tutti gli Usa sull'immigrazione clandestina

Critici i media. "La legge più dura in una generazione". "Folle". "Controproducente"

Se hai la pelle scura e uscendo di casa hai dimenticato di portare con te il portafogli, rischi di essere nei guai.

Salvo improbabili novità dell’ultimo momento, infatti, questa settimana lo stato dell’Arizona si doterà della legge contro l’immigrazione clandestina più repressiva di tutti gli Stati Uniti. “La legge più dura in una generazione”, ha scritto Kevin O’Leary su Time. “Una legge folle” secondo Terry Greene Sterling su Daily Beast. “Controproducente”, dice David Graham su Newsweek.

Negli Stati Uniti i reati connessi all’immigrazione clandestina sono considerati reati federali, e sono quindi fuori dalla competenza diretta dei singoli stati: la polizia locale può verificare la regolarità della situazione di un cittadino solo se questo è sospettato di aver commesso un altro reato. Con la nuova legge dell’Arizona, invece, la situazione cambierà radicalmente: la polizia dell’Arizona avrà il diritto di fermare chiunque sia “ragionevolmente sospettato” di essere un immigrato clandestino e arrestarlo qualora fosse sprovvisto di un valido documento d’identità. Qualcosa di non molto diverso dal reato di immigrazione clandestina introdotto alla fine del 2009 al governo italiano.

Quali conseguenze avrà questa legge? In primo luogo, rischia di riportare in auge il cosiddetto “racial profiling”: il fatto di ritenere sospetto un cittadino per via del colore della sua pelle o della sua etnia.

“Questa legge renderà molto difficile per la polizia evitare di fermare un cittadino a causa del colore della sua pelle. È una legge che obbliga i poliziotti a comportarsi in modo razzista”.

In secondo luogo, ricorda l’editoriale di Newsweek, la misura rischia di essere dannosa anche ai fini della lotta al crimine e all’immigrazione clandestina. Ne sarebbe prova un programma simile adottato in modo sperimentale negli ultimi anni in alcuni stati.

L’anno scorso i vertici di oltre cinquanta dipartimenti di polizia locale ha fortemente criticato questo programma come controproducente, perché porta la polizia a spaventare persone che potrebbero in realtà essere utili informatori o testimoni. Poche settimane fa gli ispettori del ministero degli interni hanno riscontrato che appena il 9 per cento delle oltre 145mila persona arrestate sotto questo programma sperimentale erano in realttà criminali pericolosi. Il ministero ha quindi dichiarato che il programma andrà ricalibrato, addestrando gli agenti perché si concentrino solo sui veri criminali. L’Arizona farebbe meglio a fare lo stesso.

L’ex presidente Clinton ha commentato il contenuto della legge sintetizzando in modo efficace da dove provenga il desiderio di simili misure:

“La gente è alla ricerca di certezze per rendere di nuovo la propria vita semplice e comprensibile. Spesso questo si accompagna all’idea di dover tornare indietro a un passato idilliaco che in realtà non è mai esistito”.

L’editoriale del New York Times si chiude con un appello al governatore repubblicano Brewer, che non ha ancora fatto sapere se firmerà o no la legge approvata.

Ora sta al governatore Brewer fare ciò che è meglio per il suo stato: rifiutarsi di firmare. Se questo pericoloso esperimento dovesse diventare legge, Washington dovrebbe decidere di non cooperare o cancellare i programmi che aprono la caccia indiscriminata agli immigrati irregolari. La legge dell’Arizona è un ulteriore promemoria sul perché l’amministrazione ha bisogno di promuovere una vera riforma dell’immigrazione. Il fallimento delle politiche federali su questo tema ha aperto la strada a questo genere di misure scandalose: il timore è che possano seguirne delle altre.