C’è cibo su Encelado

Almeno per i microrganismi, ma non sappiamo ancora se la sesta luna di Saturno sia abitata da qualcosa, spiega una nuova affascinante ricerca

Un'elaborazione grafica mostra il passaggio della sonda Cassini tra i getti di gas che fuoriescono dalla superficie ghiacciata di Encelado (NASA/JPL-Caltech)

Una ricerca condotta su Encelado, la sesta luna per dimensioni del pianeta Saturno, ha portato nuovi indizi sul fatto che questo corpo celeste abbia le giuste condizioni per ospitare la vita. I ricercatori della NASA hanno infatti trovato tracce di molecole di idrogeno nei getti di gas che ciclicamente eruttano da Encelado, superando lo spesso strato di ghiaccio che avvolge la luna e che fa da guscio a un grande oceano sotterrano. La presenza di idrogeno rende più probabile che ci possano essere microbi o altre forme di vita elementari, ma in mancanza di un’osservazione diretta di ciò che Encelado ha al suo interno i ricercatori possono solo fermarsi ad alcune supposizioni, per quanto affascinanti.

Il nuovo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science e annunciato ieri negli Stati Uniti nel corso di un’attesa conferenza stampa organizzata dalla NASA. I dati sono stati raccolti dalla sonda Cassini, che dal 2004 sta esplorando Saturno e i suoi dintorni, compresi i suoi caratteristici anelli e le numerose lune che gli orbitano intorno. Encelado aveva già attirato l’attenzione dei ricercatori nei primi anni dopo il Duemila, quando erano state ottenute le prime conferme sulla presenza di acqua allo stato liquido sotto la sua superficie ghiacciata, una condizione essenziale per la formazione di vita, almeno per come la conosciamo. In seguito, i ricercatori avevano notato che periodicamente da Encelado si liberavano grandi getti di gas e avevano deciso di sfruttare Cassini e i suoi sensori per rilevarne la composizione.

Nell’ottobre del 2015, Cassini ha compiuto alcune manovre per avvicinarsi a Encelado e tuffarsi in uno dei suoi getti di gas ad appena 50 chilometri di distanza dal polo sud della luna. Nel passaggio, la sonda ha utilizzato uno spettrometro di massa, uno strumento che consente di misurare la composizione delle sostanze. La rilevazione è stata effettuata in modo da escludere che Cassini stessa potesse creare interferenze, dando falsi positivi sulla presenza dell’idrogeno e di altri gas.

Ottenuti i dati trasmessi dalla sonda, i ricercatori si sono messi al lavoro per capire da dove provenissero le molecole identificate da Cassini, che oltre all’idrogeno ha anche rilevato la presenza di altri elementi importanti per la vita, come carbonio, azoto e ossigeno. Dopo avere valutato diverse ipotesi, il gruppo di ricerca ha concluso che la causa più probabile dei getti di gas sia un’attività di tipo idrotermale nelle profondità oceaniche di Encelado. Il fenomeno è piuttosto diffuso negli oceani della Terra: in prossimità delle fratture della crosta terrestre fuoriescono gas e materiali incandescenti, per lo più rocce fuse, che a contatto con l’acqua liquida causano la produzione di grandi quantità di vapore. Intorno a queste sorgenti idrotermali si formano colonie di microrganismi, ghiotti di alcuni degli elementi che si producono insieme al vapore. Secondo alcuni ricercatori, fu così che si formarono le prime forme di vita sulla Terra miliardi di anni fa.

encelado strati

Le sorgenti idrotermali terrestri non producono quantità copiose di idrogeno come quelle rilevate su Encelado, ma è probabile che le cose andassero diversamente anche sul nostro pianeta ai suoi primordi. Il fatto che Cassini ne abbia trovato così tanto lascia comunque qualche sospetto sulla possibilità che ci siano microrganismi in grandi quantità che se ne nutrono: se così fosse, nei getti di gas analizzati la quantità di idrogeno dovrebbe essere molto inferiore. Un’ipotesi, che però con le attuali conoscenze resta tale, è che il numero di microrganismi intorno alle sorgenti idrotermali di questa luna di Saturno sia molto basso, perché mancano altri elementi importanti per la loro moltiplicazione.

Ricapitolando
Grazie alle nuove analisi di Cassini sappiamo che Encelado è uno dei corpi celesti del nostro sistema solare con maggiori caratteristiche idonee per ospitare qualche forma di vita. I ricercatori hanno scoperto che ci sono gli elementi di cui hanno bisogno i microrganismi per vivere, ma non hanno ancora potuto rilevare la presenza di elementari forme di vita. Sappiamo che su Encelado c’è il cibo, ma non che ci sia qualcuno che lo mangia.

La scoperta potrebbe essere una delle ultime e tra le più importanti rese possibili da Cassini, che proprio quest’anno farà una fine gloriosa, dopo avere trascorso circa 20 anni nello Spazio profondo spingendosi fino a 1,7 miliardi di chilometri da noi. La sonda si chiama così in onore dell’astronomo italiano Gian Domenico Cassini, tra i primi studiosi di Saturno a fine Seicento. Grande più o meno quanto un minibus, Cassini è stata lanciata nell’ottobre del 1997 e ha raggiunto Saturno nel 2004. I dati che ha raccolto senza sosta in questi anni ci hanno permesso non solo di avere immagini incredibili e dettagliate di Saturno, ma anche di analizzare la polvere interstellare e raccogliere informazioni preziose su Encelado. Dopo molti anni, Cassini ha ormai finito il propellente per regolare la sua orbita intorno a Saturno. A settembre, dopo avere esplorato lo spazio tra Saturno e i suoi anelli più interni, si tufferà nell’atmosfera di Saturno fino a disintegrarsi.

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