L’effetto di Trump sulle borse

Perché non c'è stato il "panico sui mercati" previsto da alcuni analisti e cosa ha reso possibile una delle migliori giornate di Wall Street

(BRYAN R. SMITH/AFP/Getty Images)

La vittoria di Donald Trump alle presidenziali degli Stati Uniti non ha avuto i previsti effetti negativi sulle borse, come era stato anticipato da alcuni analisti prima dalle elezioni, secondo i quali solo con l’elezione di Hillary Clinton ci sarebbero stati benefici per i mercati. La borsa di Wall Street ha chiuso la giornata di mercoledì 9 novembre – la prima del dopo elezioni – in positivo guadagnando quasi l’1 per cento circa. Il risultato è stato reso possibile dal buon andamento dei titoli nel settore finanziario, in quello assicurativo e in quello delle grandi costruzioni, che potrebbero ottenere vantaggi dalla presidenza Trump se manterrà le promesse fatte in campagna elettorale, molto favorevoli alla finanza, alle banche e alla deregolamentazione dei mercati.

Nel complesso nella giornata di ieri hanno tenuto anche le altre borse, con quella italiana che ha chiuso a -0,1 per cento, ma più per fattori interni legati alle incertezze sulle condizioni economiche del paese anche in seguito alle stime della Commissione europea sull’andamento del Prodotto interno lordo (PIL) nel 2017, rivisto al ribasso rispetto a quanto annunciato dal governo (da 1 a 0,9 per cento). La giornata di oggi è iniziata più positivamente, con Milano che è arrivata a guadagnare l’1,7 per cento.

L’unico vero momento di difficoltà sui mercati è stato registrato nelle ore in cui era in corso lo spoglio elettorale, quindi nella fase di maggiore incertezza sul risultato, con Trump e Clinton appaiati per circa un’ora e dati con pari possibilità di vittoria. Le borse asiatiche, le uniche aperte nella notte elettorale per via del diverso fuso orario, hanno registrato perdite consistenti e così anche il dollaro nei confronti delle altre valute. Superate le incertezze sul vincitore, le cose sono rapidamente migliorate, portando a una buona giornata per le borse. Prima della chiusura all’1 per cento, nella fase delle contrattazioni Wall Street è arrivata a guadagnare il 2 per cento, con picchi che non venivano registrati da mesi.

In generale, agli investitori non piacciono le incertezze: se non è chiaro in che direzione si muovono le politiche economiche (e non solo) di un paese e sotto quale guida, è più difficile fare previsioni accurate e capire su quali aziende quotate in borsa puntare per ottenere guadagni. Ora i mercati sanno che ha vinto Trump, ma soprattutto che il Partito Repubblicano ha ottenuto un sostanziale controllo delle istituzioni, spuntando la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, che potranno quindi lavorare più facilmente con il presidente eletto per lo stesso partito. Queste certezze hanno portato nel brevissimo termine ai risultati di ieri, ma secondo alcuni analisti ci potrebbero essere giornate più complicate nei prossimi mesi, se Trump e il suo staff non si dimostreranno in grado di costruire rapidamente una squadra di governo o se avranno inciampi di altro tipo, come già avvenuto durante la campagna elettorale.

I titoli finanziari hanno raggiunto il 4 per cento a Wall Street, facendo registrare il miglior risultato dal 2011. Il settore confida in politiche più favorevoli da parte di Trump rispetto a quelle ottenute da Barack Obama in questi anni, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di tornare a fare investimenti più creativi – o spregiudicati – senza uno stretto controllo da parte del governo. Trump in campagna elettorale ha inoltre promesso l’istituzione di un regime di tassazione agevolato per le grandi aziende che faranno rientrare i loro capitali dall’estero, anche se non ha fornito molti altri dettagli sul meccanismo per farlo e sulla sostenibilità della proposta stessa.

Le grandi aziende tecnologiche come Amazon, Facebook, Alphabet (che controlla Google), Microsoft e Apple hanno registrato qualche perdita in borsa legate alle maggiori incertezze derivanti da un governo Trump. La Silicon Valley è alla costante ricerca di nuovi tecnici, ingegneri, progettisti e sviluppatori per le innumerevoli aziende e startup sul suo territorio: in queste società lavorano migliaia di immigrati, che potrebbero avere problemi se Trump desse seguito agli annunci fatti in campagna elettorale per regolare più rigidamente l’immigrazione. Queste aziende hanno inoltre rapporti più stretti con i Democratici, mentre hanno più difficoltà con i conservatori che – come Trump – sono soprattutto favorevoli all’industria e meno al terziario.

Ieri sono andate molto bene anche le azioni delle aziende attive nel settore sanitario negli Stati Uniti, che è quasi completamente privato, ma con una presenza importante dello stato rafforzata negli ultimi anni dalla riforma sanitaria di Obama, che ha permesso a milioni di persone di accedere a prezzi più equi alle assicurazioni sanitarie. Trump ha più volte detto di volere eliminare completamente la riforma di Obama e tornare al vecchio sistema, che garantiva maggiori ricavi alle assicurazioni sanitarie, e questo spiega in parte i risultati a Wall Street dopo la sua elezione. Durante la campagna elettorale in molti avevano sospeso i loro investimenti nelle azioni del settore, perché nel caso di una vittoria di Clinton non ci sarebbero stati probabilmente molti vantaggi per le assicurazioni. Qualcosa di analogo è successo con le aziende attive nel settore della difesa, che infatti ieri sono andate meglio in borsa.

È comunque presto per dire quali saranno gli effetti sui mercati dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Gli analisti si aspettano un periodo di marcata volatilità, cioè di giornate buone e meno buone in borsa, con gli investitori che orienteranno i loro acquisti di azioni sulla base dell’aria che tira sul momento, almeno fino a quando Trump non si sarà ufficialmente insediato alla fine del prossimo gennaio. Le incertezze sulla sua presidenza non mancano, ma riguardano valutazioni sul medio periodo che non si riflettono istantaneamente sui mercati.

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