L'assasinio di Robert Kennedy

L’assassinio di Robert Kennedy

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

La storia di quello che accadde il 5 giugno di 45 anni fa in un hotel di Los Angeles, poco dopo una vittoria decisiva alle primarie del 1968

Il 5 giugno del 1968 Robert Kennedy – detto anche “Bobby” o “Bob” – fu ferito all’hotel Ambassador di Los Angeles, pochi minuti dopo aver terminato il discorso con cui aveva celebrato la vittoria nelle primarie del Partito Democratico in California, in vista delle successive elezioni presidenziali. L’attentatore, Sirhan Sirhan, un palestinese cristiano con cittadinanza giordana, sparò a Kennedy tre proiettili da vicino. Successivamente spiegò di averlo fatto per via del sostegno di Kennedy nei confronti di Israele. Robert Kennedy morì il giorno successivo, 26 ore dopo essere stato ferito.

Quell’anno, come scrisse lo storico Arthur Schlesinger, il biografo della famiglia Kennedy, «eravamo il popolo più spaventato del pianeta». Nei mesi precedenti all’assassinio di Kennedy, il presidente Lyndon Johnson aveva inviato nuove truppe in Vietnam. A febbraio un’offensiva dei vietcong aveva dimostrato che quegli sforzi non avevano ancora battuto la resistenza vietnamita, mentre la scoperta del massacro di My Lai aveva rivelato all’opinione pubblica che l’esercito americano aveva commesso crimini di guerra. Ad aprile era stato ucciso il leader della campagna per di diritti civili dei neri Martin Luther King, e c’erano state rivolte e sommosse in quasi tutte le grandi città americane. Il clima di paura e di incertezza di quei mesi contribuì poi alla vittoria elettorale del repubblicano Richard Nixon, che aveva come slogan “legge e ordine”, nelle elezioni che si tennero cinque mesi dopo l’assassinio di Robert Kennedy.

Robert e John Kennedy
I Kennedy sono stati definiti la cosa più vicina a una famiglia reale che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. La stampa gli dedicò attenzione per la loro attività politica almeno quanto prestò attenzione al gossip che li circondava, un po’ come fanno oggi i tabloid con la famiglia reale inglese. Il leader della famiglia, in quegli anni – i Kennedy erano stati importanti esponenti Democratici già nelle due generazioni precedenti –  era stato John, fratello maggiore di Robert, otto anni più grande. “Bobby”, come veniva spesso chiamato, era allora raffigurato come il fedele e laborioso fratello minore.

Mentre John era spesso definito solare e aperto, Robert era descritto come duro e poco incline a fare compromessi. Una settimana dopo la morte, il settimanale Life lo descrisse come un uomo «complesso, ambizioso e fatalista». Aveva la fama di una persona che perseguiva i suoi obiettivi con grande assiduità. Un giorno, scherzando con un giornalista, disse: «Quando scopro chi è il primo che ha cominciato a chiamarmi “spietato”, lo faccio a pezzi». Robert, a 24 anni, fu il primo dei nove fratelli Kennedy a sposarsi. Con sua moglie, Ethel Skakel, ebbero 11 figli. Anche se alcuni hanno insinuato a lungo che Robert avesse una relazione con Jaqueline, la moglie di John, dopo la sua morte, le cronache in genere raccontavano Robert come un marito fedele.

Robert Kennedy era altrettanto leale col fratello. Era consapevole di occupare il “secondo posto” ed era soddisfatto del suo ruolo. Quando John fu eletto presidente, nel 1961, nominò Robert Attorney General, quello che negli Stati Uniti è il Ministro della Giustizia. Ma John notoriamente gli chiedeva consiglio per quasi ogni questione. Robert era di fatto il primo consulente del fratello maggiore.

Secondo gli storici, mai nella storia degli Stati Uniti un Attorney General ebbe così tanto potere. Robert Kennedy si occupò in particolare di criminalità organizzata e in quegli anni divenne storica la sua rivalità con Jimmy Hoffa, il capo di un importante sindacato legato alla mafia italiana. All’epoca erano famose anche le litigate di Robert Kennedy con J. Edgar Hoover, fondatore e potentissimo capo dell’FBI, e con Lyndon Johnson, il democratico del sud che Kennedy aveva scelto come vice presidente.

La morte di John e le primarie del 1968
In molti scrissero che l’assassinio di John Kennedy a Dallas nel 1963 cambiò moltissimo suo fratello Robert. Life scrisse che divenne più maturo e profondo. La morte di John causò peraltro una sorta di passaggio di testimone in famiglia. Come Robert scrisse ai figli, ora toccava a lui, in quanto membro più anziano della loro generazione, portare avanti il progetto di John. Quando alla convention democratica del 1964 Robert presentò un film sulla morte del fratello, l’intera platea si alzò in piedi e applaudì per 22 minuti prima di lasciarlo parlare.

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