La fiera delle vanità

Stefano Pistolini

Stefano Pistolini fa il giornalista e lo scrittore ed è autore radiotelevisivo. Collabora con Il Foglio.

La Sciarelli da Mentana non va a parlare del caso tragico, ridicolo e imbarazzante di cui è stata volontaria protagonista nell’ultima puntata di “Chi l’ha visto?”, ovvero l’aver condotto a tentoni una spericolata cronaca in diretta del disastroso epilogo della vicenda di Sarah Scazzi. È andata a parlare di se stessa, di com’era stata bersagliata nelle ultime ore, di come non le era stata riconosciuto, inspiegabilmente, quel “pass all access”, il lasciapassare d’impunità professionale per meriti straordinari, dal momento che il dovere del giornalista è prima di tutto informare eccetera eccetera – alcuni eccetera diversi dagli altri, ma fa niente. Perfino il solidale collega Mentana, tra un cenno d’approvazione e l’altro, ha provato a dirle che, forse al paese, dello stress post-messa in onda della Sciarelli interessava relativamente, dopo essere andato a letto col peso sullo stomaco della notte prima. Ma lei è andata a La7 – dove adesso si va per chiarire, questo è chiarito – per ricordarci che quella del giornalista è prima di tutto una missione, nel caso ce lo fossimo scordato.

Il coming out di Tiziano Ferro invece è stato un episodio che ha raccolto la più trasversale delle approvazioni. Tutti a dire bravo, finalmente, ti sei tolto un peso, davvero coraggioso – alcuni sono gli stessi che per anni parlando di Tiziano ammiccavano sulla questione sessuale, perché siamo in Italia mica nella terra di George Michael e se cantava “ero contentissimo” sarà bene capire di cosa e soprattutto di chi. Tutti a dire che per Tiziano si sta senza se e senza ma, e che adesso è il nostro eroe. Però se una va a guardare, lasciando perdere la notizia in se stessa, ovvero il fatto che Ferro è gay, ok, ricevuto, adesso lo sappiamo, grazie per avercelo detto – insomma se uno guarda il macchinario giornalistico del “montaggio” della notizia, un filo ci si può innervosire. E viene da chiedersi se è davvero così che il cantante ce lo voleva dire, con tutta questa grancassa, pubblicità e questo ritorno di venduto – per esempio del libro autobiografico che esce in coincidenza alla confessione, con la copertina di “Vanity” e i grandi quotidiani sincronizzati in quella che è una vera campagna-stampa sul personaggio, anzi sul remake della sua facciata. Insomma se ci ha voluto guadagnare sopra, con la complicità eccitata di chi sa come si fa. Cinicamente alla faccia della buona fede degli ammiratori.

A proposito di campagne poi, adesso è ora di schierarsi subito per la solidarietà ai colleghi del “Giornale”, che alla fine la perquisizione d’ordinanza se la sono beccata, anche se non è chiarissimo alla ricerca di cosa, perché a forza di tirare ad alzo-zero si rovescia un po’ di palta, che del resto è anche un po’ di gloria, nella trincea dell'”informazione a tutti i costi”. È capitato con gli scherzi un po’ loffi di Porro per avere l’intervista a Marcegaglia – che pure è una che parla parecchio e a Porro dev’essere sembrato inconcepibile che non parlasse anche a lui – a costo di sventolarle sotto il naso, scherzosamente s’intende, la possibilità d’una campagna scomoda di scheletri nell’armadio. Li chiamano “metodi”.

E si può andare avanti, sono cose di tutti i giorni. Qualche tempo fa si diceva che chi fa tv entra in una specie di super-stato di coscienza narcisistica, una condizione vagamente drogata che ti rende iperattivo, dipendente dalle telecamere, costantemente eccitato e convinto che il mondo ruoti attorno alle tue apparizioni sul piccolo schermo e ai relativi indici d’ascolto. Da tempo questa condizione di coscienza alterata credo si sia impadronita di quell’informazione che pensa di tenere il paese per gli attributi o perlomeno di poterne determinare la temperatura psicologica – notevole sensazione di potere. Il fatto è che, allorché il trucco si vede, dal momento in cui appare nel nostro campo visivo la fune che tiene per aria l’intrattenitore dell’informazione – carta stampata o tv non conta, l’importante è il suo protagonismo – da quel momento non è più lo stesso. Ego, interesse personale, vanità e soprattutto cinismo sono grossolanamente esposti. Una roba un po’ da poveracci, in sostanza. L’aspirazione è di essere smentiti, dalla serenità laconica di un cronista che non c’è più. Ma è fantascienza. Il nostro mondo va sparato nella direzione opposta.