Don Gelmini, il bene e il male

Siamo garantisti sul serio. Uno è innocente fino all’ultimo grado di giudizio. Alla fine dei vari processi si saprà se don Pierino Gelmini è in effetti colpevole, secondo la Giustizia, di abusi sessuali nei confronti di 12 ex ospiti della sua comunità. Quindi, tutti tranquilli. Anche i suoi fanatici estimatori, però. Quelli che lo difendono a spada tratta e parlano di complotti e via discorrendo. Qualche piccolo dubbio lo avranno anche loro, o no? Anche normalissimi, banalissimi dubbi.

Don Pierino Gelmini non è proprio uno stinco di di santo. Non c’entra nulla con l’accusa di abusi, ma ci sarà stato un motivo se lo chiamavano “Padre Jaguar”. Il fatto è che a lui, come a suo fratello padre Eligio (che frequentava il Milan, i giocatori, quell’ambiente lì anche se allora le veline non c’erano) un certo grado di lusso non è mai dispiaciuto. Si trovò invischiato in storie poco chiare e poco belle, don Pierino. Lo accusarono, a fine anni sessanta, di avere sfruttato l’incarico di segretario di un cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che avrebbe dovuto  costruire palazzine all’Eur, a Roma. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura. Venne condanato per truffa, emisione di assegni a vuoto, bancarotta fraudolenta. Se ne andò in Vietnam del sud (eran i primi anni settanta e non è che laggiù si respirasse un’aria tanto salutare). Da lì dovette fuggire a gambe levate con l’accusa di aver rubato soldi del vescovo di Huè, sua eminenza Dihn-Thuc, e della signora Nhu, vedova del Presidente Diem. Tornò in Italia e scontò quattro anni di reclusione.

Tutto ciò non toglie che don Pierino nella sua comunità Incontro ha fatto anche parecchio bene a gente parecchio disperata. Ha accolto e dato aiuto a un sacco di tossici. La sua storia ricorda un po’ quella di Vincenzo Muccioli. Ex guru, ex medium (sosteneva di avere le stimmate), fondò la comunità Il Cenacolo, sulle colline di San Patrignano. Ci sapeva fare Muccioli, accolse un sacco di tossocipendenti. La comunità divenne grande, enorme, fatturava un sacco di soldi, veramente tanti. Sanpa, la chiamavano gli ex tossici usciti di lì. Qualcuno raccontava di metodi un po’ troppo spicci, tant’è. A un certo punto però successero delle cose. Accadde che una ragazza scappò da San Patrignano e denunciò alla polizia di essere stata rinchiusa 16 giorni in una piccionaia. Altri casi simili si ripeterono. Poi avvenne il fattaccio. Un ragazzo sparì, venne denunciata la sua scomparsa. Non era sparito per niente. Si chiamava Roberto Maranzano: un “pentito” della comunità dichiarò che in realtà  Maranzano era stato ucciso da un pestaggio nella porcilaia della comunità. A picchiarlo a morte erano stati  alcuni “membri guardiani”. La guardia di ferro di Sanpa. Motivo del pestaggio: Maranzano aveva osato alzare lo sguardo mentre mangiava. Come nella mensa di un carcere. Il cadavere del ragazzo venne ritrovato, sepolto, vicino a Napoli. Il processo dimostrò che Muccioli era a conoscenza da subito della morte del ragazzo. Ma peggio: in aula venne ascoltata una registrazione sconvolgente, effettuata dall’autista di Muccioli, Walter Delogu. In quella registrazione Muccioli invitata va a “far sparire” l’ospite pentito, diventato pericoloso in quanto continuava a ricattare minacciando di rivelare ciò che era successo. Nella registrazione agli atti del processo ed ascoltata in aula il 2 novembre 1995, Muccioli, riferendosi al testimone dell’omicidio disse: «Ci vorrebbe un’overdose… due grammi d’eroina e un po’ di stricnina… bisogna operare come con i guanti del chirurgo. Oppure bisognerebbe sparargli con una pistola sporca».

Insomma, una storia molto brutta. Ci furono ex dipendenti della comunità che racontarono di “squadracce” addestrate al pestaggio e al recupero dei fuggitivi. Ci furono indagini su tre strani suicidi avvenuti mentre i ragazzi si trovavano in isolamento. Dal processo Maranzano Muccioli uscì con una condanna di un anno e otto mesi per favoreggiamento. Gli esecutori materiali si beccarono da sei a dieci anni. La Corte di Cassazione stabilì poi che Muccioli avrebbe dovuto essere processato di nuovo per maltrattamenti seguiti da morte. Nel frattempo però, nel settembre 1995, il fondatore era morto. Le storie, quelle brutte e quelle più edificanti, si fermarono lì. Sanpa esiste ancora, è un impero.

Poi negli anni la gente ha continuato a discutere, anche a litigare. Muccioli era un eroe, per alcuni. Per altri no, anzi. Si discuterà anche su don Pierino Gelmini.