Casini è arrivato in ritardo

Sette giorni di troppo, dopo due anni di cattivo governo che sarebbe stato meglio risparmiare ai cittadini laziali. Renata Polverini – ex star emergente del centrodestra post-berlusconiano, attivissima frequentatrice di salotti non solo televisivi della sinistra, beniamina di commentatori terzisti e di amici sindacalisti nonostante si fosse fatta strada gonfiando le tessere della sua Ugl – Renata Polverini è definitivamente una donna in ritardo.

Di tutta questa storia, finita ieri con le dimissioni, si ricorderanno fra qualche anno le teste d’asino dei giovani pidiellini di Roma Nord e quel veemente e falsissimo discorso della governatrice nel quale Polverini non esitò neanche a mettere in mezzo i propri tumori, pur di rimanere a galla alzando i toni della minaccia ad amici, alleati, compagni e avversari di partito.

Si fosse dimessa quel giorno lì, lunedì scorso, questa donna emblema della confusa transizione italiana avrebbe avuto forse qualche carta da giocare. Dopo la settimana trascorsa, e l’umiliazione trasmessa all’intero sistema politico, Polverini è già parte del passato. L’appendice di ieri sera, con la minaccia di raccontare chissà che “da donna libera”, aggiunge solo miseria.

Non è stata solo sua, però, la responsabilità. E se il Pdl è in condizioni troppo penose perché ci si potesse aspettare da loro uno scatto d’orgoglio, una riflessione andrà condotta a proposito dell’Udc di Casini.
È stato lui infatti a tenere attaccata la spina della giunta laziale, quando ormai la puzza di bruciato s’era fatta insopportabile. Perfino i vescovi sono stati più rapidi di Casini. E il Pd è riuscito a fare un figurone, col gesto delle dimissioni dei consiglieri, dopo non essersi certo distinto per la sua opposizione al sistema della Pisana.

Il plauso dei primi momenti, il sostegno più volte riconfermato, l’ostinazione perinde ac cadaver degli uomini dell’Udc romana: tutto parla del reticolo strettissimo di rapporti coi poteri forti della Capitale e del Lazio. Dei nodi che Casini evidentemente doveva districare, prima di potersi muovere secondo elementare logica politica. Immobiliaristi, costruttori, banchieri. Caltagirone.

Toccherà a Bersani di parlare chiaro con questo potenziale alleato per il governo nazionale. Questi fatti sono più spessi anche delle diatribe bioetiche. Nel quadro politico nazionale l’alleanza con l’Udc sarà probabilmente necessaria, speriamo anche utile. Ma non a Roma. Non nel Lazio. Come fece l’Udc nel 2010, giocando acrobaticamente con le coalizioni fra regione e regione, così dovrà fare il Pd nel marzo 2013: distinguere caso per caso. Nel caso dell’Udc romana e laziale, sarà meglio provare a farne a meno.