Un gesto di coraggio

Sul terreno della politica il recupero appare faticoso. La vicenda giudiziaria non sarà breve e riserverà altre sorprese. Ma almeno sul piano umano – il più importante, alla fine – ieri Francesco Rutelli ha affrontato un rischio e s’è preso una soddisfazione.

Sarà difficile oggi trovare qualcuno in buona fede (quelli in mala fede non mancheranno) che negherà un riconoscimento per il coraggio e per lo sforzo di trasparenza fatto in una conferenza stampa senza rete. L’uomo Rutelli s’è battuto per confermare ciò che sa bene chiunque lo conosca: di essere una persona che certo non lucra dalla politica. Del resto perfino negli ultimi difficili giorni questo addebito nessuno l’ha mosso. Mentre l’arricchimento personale è, all’opposto, l’unica certezza che si ha su Luigi Lusi, il tesoriere sul quale Rutelli è stato rovente e la cui condotta ha sconvolto chiunque lo frequentasse per lavoro.

Il politico Rutelli ha riconosciuto l’errore di valutazione e, più in generale, la corresponsabilità rispetto a un sistema di finanziamento pieno di falle per tutti i partiti, ma particolarmente pericoloso nella ex Margherita. Le spiegazioni sulla genesi dell’Api erano decise: il lavoro della magistratura completerà il quadro.

Colpito in prima persona, ieri Rutelli era solo. Ma in un passaggio importante ha voluto sottolineare che il ruolo di vittima lo accomuna a tutti gli ex compagni di partito ora nel Pd; che la strategia di trasparenza e risanamento è comune; e che è da considerarsi normale che chi è rimasto nel Pd abbia fatto attività politica anche coi fondi della ex Margherita, vista la piena continuità fra i Dl e il Pd.

In questo momento il giudizio dell’opinione pubblica su questo tipo di vicende non può che essere molto duro. Se c’è una vaga speranza di recuperarlo sono gesti come quello di ieri, e i gesti che verranno. E una linea che nel delineare responsabilità politiche collettive non anneghi mai quelle personali, e non somigli mai a un regolamento di conti.