Partiti liberi tutti?

I magistrati sul piede di guerra come nei momenti più caldi di Berlusconi al governo. Di nuovo il parlamento si divide sulla giustizia, secondo le linee di frattura degli ultimi anni. È già accaduto su Cosentino: nel pieno dell’attività del governo Monti, in un contesto totalmente cambiato, si accendono flash-back micidiali. Fino al punto di far saltare il banco?

Andiamo piano. L’emendamento alla legge comunitaria approvato ieri da Pdl e Lega (con qualche sostegno) spinge il giusto principio della responsabilità civile dei magistrati (sancito da un referendum nel 1987) oltre la soglia della logica, introducendo fattispecie assurdamente generiche di ricorso da parte degli imputati.
Per questo il governo era contrario, per questo ora si correrà ai ripari nel passaggio della legge al senato.

La protesta di Pd e Idv, ricacciati nel ruolo di minoranza parlamentare, è sacrosanta. C’è però un problema: quello che è accaduto ieri (e potrà accadere di nuovo in futuro magari a parti invertite) è coerente con lo status non-politico che si è voluto garantire alla maggioranza che sostiene Monti.

Il Pdl va richiamato a un minimo di prudenza, sapendo però che il vincolo, per loro come per Pd e Terzo polo, ha riguardato finora per scelta condivisa solo le materie del programma di governo. Sul resto parlamento libero, per tutti.

Infatti più grave sarebbe se il pacchetto liberalizzazioni venisse stravolto in parlamento, come lobbisti soprattutto del Pdl cercano di fare al senato in questi giorni. Se il governo andasse sotto su uno dei punti del decreto, allora sarebbe un incidente da autentica crisi. Per evitare il resto, l’unica soluzione è stringere i bulloni di un patto politico dichiarato, come Napolitano e Monti hanno sempre chiesto.