Lo spot nella scuola sbagliata

di Emanuele Nenna @emanuelenenna

Su Repubblica.it si parla di uno spot firmato dal Ministero dell’Istruzione che sta facendo discutere. Non per il messaggio. Non per il linguaggio. Non per l’idea creativa o la regia. Non per la scelta del prof. Vecchioni come testimonial. Lo si critica per quella che tecnicamente si definisce la location.
Perché uno spot che parla dei valori della scuola (pubblica) è stato girato in una scuola privata. Non so cosa ne pensiate voi. Io penso che veramente a volte si esageri.

Chissà, magari le scuole pubbliche richiedevano procedure farraginose per poter essere utilizzate come set da una casa di produzione. Magari il produttore ha trovato nella scuola che ha scelto un luogo (o location, appunto) che funzionava perfettamente per motivi registici, di luci, di ambienti, ecc. Non lo so, non so nemmeno chi abbia girato quello spot. E non mi interessa, perché non è questo il punto.

Il punto è che una campagna pubblicitaria, così come un film, racconta una storia. Per passare un messaggio. Cosa importa se il set della storia è ricostruito in studio, in teatro o a cinecittà? Cosa cambia? Mah. Io dico niente. E dico anche che chi grida allo scandalo per una location (magari solo per l’orgoglio di averlo scoperto, di aver fatto lo “scoop”) forse è come quelle persone che, quando si indica la luna, guardano e vedono soltanto il dito. Il brutto è che ce ne sono sempre di più, e a farne le spese, alla fine, è la luna.

(Tra parentesi, giusto per non essere frainteso come paladino di una critica che non è mia: io sono di quelli che manda le proprie figlie alla scuola pubblica, con addirittura un po’ di pregiudizio per quella privata. Ma non è nemmeno questo il punto).

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