Terremoto mediatico

di Emanuele Nenna – @emanuelenenna

In questi giorni tra gli addetti ai lavori si parla molto della recente gaffe di un’importante agenzia di pubblicità, la Saatchi&Saatchi di Milano.

In breve, di cosa si tratta: con il dichiarato intento di dare un sostegno – almeno morale – alle popolazioni terremotate d’Emilia, l’agenzia ha ideato un progetto di comunicazione da far vivere su Twitter, dal titolo “Scosse VS Tweet”. Niente a che vedere con la precedente campagna “Twitter è più veloce del terremoto” (peraltro non granché, secondo me). L’idea dei creativi milanesi è – o meglio, era – quella di ingaggiare una sorta di sfida virtuale che dimostrasse che “grazie al sostegno di tutti, noi siamo più forti del terremoto” (citando gli ideatori). Da un lato, quindi, il numero finora inarrestabile di scosse (erano più di 1.600 a venerdì scorso) e dall’altro il numero di tweet di solidarietà. Chi vincerà? Mancano i bookmaker e i venditori di popcorn davanti ai monitor che trasmettono aggiornamenti in tempo reale, ma la situazione che viene evocata è un po’ quella.

Risultato: l’intera comunità dei pubblicitari si indigna, accusa gli ideatori di sciacallaggio, di malafede, di ottusità. Non tutti ovviamente inveiscono, ma di fatto nessuno prende le parti degli autori, almeno pubblicamente, almeno a quanto mi risulta. E la campagna, per fortuna, viene annullata immediatamente.

Dicono che a pensare male si fa sempre bene, ma io sono della fazione opposta, quella degli irriducibili della buona fede. Non posso saperlo, ma non ci credo che l’unico intento dei creativi della S&S fosse quello di stupire, o vincere premi a qualsiasi costo, senza guardare in faccia a nessuno. Sarebbe mostruoso. Certo, si tratta di un errore. Brutto, spiacevole. Ingenuo, anche. E temo doloroso per qualcuno. Ma come ci sono grandi calciatori che sbagliano gol già fatti, immagino possano esserci professionisti della comunicazione che, ogni tanto, dimenticano l’ABC.

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