Illustrare un articolo di Assange

Circa un mese fa sono andato a Roma a trovare degli amici americani che stavano passando un periodo di vacanze in Italia. Quando ci incontrammo mi chiesero a cosa stessi lavorando in quel momento, io risposi che stavo lavorando a un’illustrazione su un articolo scritto da Julian Assange. Scherzando mi risposero di stare attento a fare quel nome, magari le telecamere in quel momento ci stavano riprendendo. L’articolo di Assange per coincidenza parlava appunto di dati privati utilizzati illecitamente. Qui di seguito riporto la sinossi dell’articolo tradotta brevemente. Inizia con un riferimento a George Orwell e a come sia stato un autore profetico, non tanto e non solo per il suo 1984 ma, secondo Assange, ancora di più per un altro libro intitolato Tu e la bomba atomica (1945), in cui Orwell avrebbe più o meno anticipato la configurazione goepolitica del mondo nei seguenti 50 anni. In quel saggio Orwell prevede che gli anni in cui le “armi dominanti” saranno care o difficili da costruire, saranno quelli in cui i poteri forti e tirannici si rafforzeranno; al contrario, quando le “armi dominanti” diverranno poco costose da ottenere, anche i più deboli in qualche modo potranno avere un’opportunità. Nella parte successiva Assange parla di internet, descrivendola – parafrasando le parole di Orwell – come l’arma dominante. Sottolinea che internet ha indiscutibilmente un lato “tirannico” per due motivi: 1) la distruzione della privacy 2) il totalitarismo dello stato-sorveglianza di cui internet è l’emblema. Assange spiega che la privacy va protetta perché altrimenti si allargherebbe la discrepanze di potere tra i poteri forti e il resto della popolazione, rendendo il futuro più difficile per le classi meno privilegiate. Internet, secondo Assange, è stato costruito appositamente per facilitare la sorveglianza della società (soprattutto da parte dei governi e dei poteri forti commerciali, tipo Google e Facebook) nonostante sarebbe stato possibile costruirlo diversamente garantendo di più la privacy delle persone. Assange accomuna per questo Google e Facebook al governo americano (in particolare alla National Security Agency): raccolgono molte informazioni sulle persone sotto la finta promessa dei “servizi gratuiti”, divenendo così dei veri e propri distruttori industriali della privacy. Assange ricorda che internet ha un carattere molto complesso che non può essere ridotto esclusivamente a quello “tirannico”. Per esempio ha facilitato la comunicazione e il commercio, l’istruzione/educazione delle masse e la competizione con le élite. Questi aspetti sono sicuramente incoraggianti per Assange ma devono essere sostenuti nel tempo e alimentati: l’arma economica che potrebbe dare più potere ai deboli (usando le parole di Orwell) potrebbe risiedere nella criptografia. Morale: così come nel 1945 il mondo era succube della tirannia causata dalla bomba atomica, così oggi ci troviamo davanti all’invasione della sorveglianza delle masse e al rafforzamento dei poteri legati a queste sovrastrutture di sorveglianza (come appunto Google, Facebook). È troppo presto per dire se la parte “democratizzante” o “tirannica” di internet avrà il sopravvento, ma rendersi conto di questi suoi aspetti è determinante per capire la vera e propria “guerra” per l’accaparramento del centro intellettuale della nostra civiltà. Qualche mese fa ho realizzato delle illustrazioni per un articolo di Jonathan Franzen, dove parlava in maniera estremamente critica di colossi come Apple, Facebook, Amazon e Twitter paragonandoli ai cavalieri dell’apocalisse.

In questo caso, per l’articolo di Assange, l’art director del New York Times mi ha chiesto di non usare Google o Facebook ma di lavorare a un’immagine che rappresentasse la violazione della privacy. Aveva in mente un’atmosfera da “cortina di ferro”, da film di spionaggio, come se un pericolo fosse incombente. Per questa immagine non ho lavorato per metafore ma su una suggestione. Ho immaginato una persona appoggiata alla parete di un anonimo appartamento, mentre sbircia dalla finestra un uomo che a sua volta osserva lui dal marciapiede sulla strada. Tutta la scena è ripresa attraverso l’esterno di una finestra dove noi stessi stiamo spiando quello che sta succedendo, come in un gioco di scatole cinese.

L’articolo di Assange sul New York Times si può leggere qui.