Vale più la macchina o il pilota?

Di questi tempi ce l’ho con le corse d’automobili; lunedì ho usato lo sport per un’analogia su un problema molto comune degli investitori (Changing Racing Team in Mid-Season). Oggi lo spunto è diverso ma altrettanto importante.

Durante quella spettacolare stringa di successi nata dall’accoppiamento Michael Schumacher/scuderie Ferrari, ci siamo spesso chiesti cosa contava di più: il pilota o la macchina? Le opinioni, da quel che ricordo, andavano nella direzione della macchina, ma forse il merito fu in realtà più equamente distribuito, con l’aggiunta di una buona dose di fortuna.

Anche negli investimenti è a volte difficile capire se è la “macchina” o il “pilota” a far vincere. La stampa ci rifila spesso liste e statistiche sui fondi comuni che hanno dato i migliori rendimenti in un certo periodo di tempo. Titoli come “Fondi giapponesi in testa alla classifica…” oppure “Le opportunità migliori nel settore farmaceutico: i vincitori degli ultimi…” vengono propinati ai lettori indiscriminatamente. A parte allusioni e frasi che potrebbero portare a fraintendimenti di ogni genere – per esempio: i fondi in testa ad una classifica qualunque saranno i migliori anche nel futuro? (in genere, no) -, una delle questioni basilari sarebbe chiarire se sia più importante investire nel mercato/settore giusto oppure con il gestore più bravo. È difficile poter sopravvalutare l’importanza di questa scelta. In questo caso mi avvarrò di una famosa frase di Warren Buffett che ponderava il valore dei manager delle sue società rispetto alle condizioni strutturali di particolari settori o industrie: “Tra un settore povero di rendimenti ed un manager eccezionale, il primo a perdere la sua reputazione sarà il manager.” E questo vale anche per chi investe: scegliere il mercato o il settore giusto è più importante che trovare il genio della gestione. Non che questa scelta sia facile; anzi, è proprio questa difficoltà intrinseca che giustifica un approccio passivo riguardo ai nostri portafogli.

Sulla fortuna, poi, posso dire per esperienza personale che conta sempre molto di più di quanto si possa immaginare. Al contrario del mondo delle macchine dove scoperte scientifiche e innovazioni ingegneristiche producono risultati prevedibili anche con piloti mediocri, negli investimenti il massimo a cui possiamo aspirare è un miglioramento delle probabilità che certi risultati siano realizzabili (indipendentemente dalla bravura del gestore).

Infine, se proprio vogliamo continuare nella ricerca del genio che ci arricchirà al di la dei nostri sogni, una cosa di cui dovremo munirci è molta pazienza (non per nulla è giudicata una virtù). Quanta pazienza? Qualche anno fa, uno studio fatto da un’istituzione finanziaria di ottima reputazione cercò di dare una risposta alla domanda “quanti anni di performance negativa rispetto al benchmark è legittimo concedere ad un bravo (ex post) gestore prima di licenziarlo?” I dati e le analisi lasciarono gli stessi autori a bocca aperta: il 90% dei gestori più bravi finì sotto il benchmark per almeno un periodo di quattro anni consecutivi, e il 50% degli stessi gestori addirittura non ce la fece per almeno un periodo di sette anni consecutivi.

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