Gli altri modi di scuoiare un gatto

There’s more than one way to skin a cat. Traduzione, orrenda: “c’è più di un modo per scuoiare un gatto”. Ovvero – risparmiando i gatti – c’è più di un modo di arrivare dove vuoi arrivare, se vuoi arrivarci davvero. Nel mio caso, l’obiettivo era fare un film. Dopo qualche tentativo italiano, ci sono riuscito a Berlino. Due settimane fa è uscito in Germania Sommer Auf Dem Land, il mio primo film da sceneggiatore. Il titolo, Estate in Campagna, sa un po’ di vecchio film di Zeffirelli con Joan Plowright, quelle robe da vecchietti. A me e al regista, Radek Wegzryn, non piaceva, ma i tipi del marketing tedesco sono irremovibili. E tecnicamente, l’estate c’è e la campagna pure. Ma è una storia molto diversa. È la storia di un uomo che crede che sua moglie si sia reincarnata in una mucca.

L’uomo è Bogdan, pianista di fama. Sua moglie è Izabela, grande cantante lirica. Lei muore di cancro e lui molla tutto: torna in Polonia, dalla vecchia madre Katarzyna (e qui iniziano le chicane linguistiche nelle trascrizioni polacche), a lavorare nella sua fattoria. Dopo mesi di lutto e troppa vodka, un giorno arriva una mucca, Klara. Una mucca che fa un latte buonissimo ogni volta che ascolta Mozart, il quale tra parentesi era il compositore preferito di Izabela. Un latte che ridà a chi lo beve i sogni, le passioni, le ambizioni. Come nel caso di Pavel, lattaio del villaggio e amico di Bogdan, segretamente – ma mica tanto – innamorato della figlia di Bogdan, Ania, diventata a sua volta cantante d’opera.

Il film è qui. L’avventura che ha coinvolto me e gli altri undici esordienti nel cinema, dal regista ai produttori (e soprattutto la mucca) è cominciata nel 2006. Ne parlo qui non per trombonismo prematuro o autopromozione, ma perché da questa storia, da questo film, ho imparato un sacco di cose. Soprattutto, ho imparato che ci sono tanti modi di arrivare a fare quello che vuoi fare davvero, nella vita. Se si chiudono le strade principali, ci sono tante viuzze. Che in realtà possono diventare autostrade, se cambiamo prospettiva. Non siamo più (solo) italiani: siamo europei. Ma torno al film, e al 2006.

2006
Io e Radek ci siamo conosciuti in America, agli International Film & TV Workshops di Rockport, in Maine. L’avete visto L’uomo senza volto di Mel Gibson? L’hanno girato lì. Perché siamo andati in Maine e non a Los Angeles o a New York? Perché lì costava meno e persino io e lui potevamo studiare regia. Dopo la scuola, io e Radek abbiamo collaborato a vari corti più o meno orridi, e Radek è entrato alla Hochschule für Film und Fernsehen “Konrad Wolf” di Potsdam-Babelsberg, ovvero la Vecchia Scuola della Germania Est, ora nuovissima. Quando è arrivato il momento del saggio di fine corso, però, Radek ha deciso di non fare il Solitocorto o il Solitodocumentario, ma un lungometraggio di fiction, e possibilmente un film che la gente avesse voglia di vedere. Mi ha chiamato e io sono partito per la Polonia, sacrificando le vacanze estive del 2006 sull’altare dell’investimento professionale. Avevo 29 anni e nessun credito come sceneggiatore, a parte i succitati corti e un lavoro (che faccio ancora e che adoro) come sceneggiatore di fumetti alla Disney Italia. Io e Radek abbiamo trovato una baita in stile socialismo reale vicino a Danzica, su un lago talmente impronunciabile che il nome mi sfugge ancora, e ci siamo messi a scrivere, partendo da Bogdan e dalla sua mucca. Abbiamo scritto abbastanza in fretta, ma non perché fossimo bravi: eravamo semplicemente incoscienti. Abbiamo scritto in inglese, per prepararci alla possibilità di una coproduzione. Ed è stata una fatica tremenda, dato che né io né Radek eravamo Nabokov. Prima stesura: 126 pagine, di cui almeno 30 di fuffa e 122 di scene troppo lunghe, troppo sbrodolate, troppo irrisolte. Non parliamo dei personaggi.

2007
Passa qualche mese e io mi tuffo nel mio primo incarico da autore televisivo, a Italia Uno: a parte una terrificante stroncatura di Aldo Grasso, non se ne sa più nulla e mi va benissimo così. Radek, invece, riscrive la sceneggiatura insieme a Czarek Iber, mantenendo una stesura inglese (per i possibili produttori) e una polacca (per il cast). Per mesi, quest’ultima sarà un mio incubo, dati i continui cambiamenti tra le due stesure. La sceneggiatura perde pagine e acquista personaggi più corposi e tridimensionali. Io e Radek ci ritroviamo in Liguria a scrivere, nella casa dove di solito vado in vacanza: tre settimane di clausura folle e divertentissima, e lo script prende corpo.

Qualche mese dopo, troviamo il primo produttore, tedesco: Fabian Gasmia della DetailFilm! Anche lui e il suo socio Henning Kamm sono usciti dalla HFF, e in una memorabile chiacchierata a Potsdamer Platz (dove c’è il cinema in lingua originale e un fornitissimo negozio Lego) Fabian entra in gioco e dice la sua sullo script, con consigli, note, idee. Altra rivelazione: il produttore non è uno che non ti ascolta, o un mostro che vuole trasformare il tuo capolavoro in un orrido filmaccio commerciale. È uno che vuole fare soldi, ma sa che per fare soldi il tuo script deve essere meglio di quello che gli stai facendo leggere. Si torna a scrivere.

2008
Ogni tanto corro a Berlino, oppure Radek viene in Liguria. Spesso si aggiunge anche Czarek. Naturalmente, nessuno ci paga i biglietti aerei, il lavoro o il tempo. È tutto on spec, gratis e sperando che qualcuno compri la sceneggiatura e faccia il film. Abbiamo altri lavori e lavoretti che ci tengono a galla mentre scriviamo: Disney, la TV e la radio per me, video didattici e industriali per Radek. La cosa bella, però, è che in tutto questo scrivere impariamo e ci divertiamo molto, e piano piano la storia migliora. Parecchi personaggi che-ci-piacevano-tanto ma erano inutili alla trama muoiono tra una stesura e l’altra, alcune scene diventano una scena sola per motivi di budget, Radek inizia a pensare al cast: e a Zbigniew Zamachowski, che in Italia si è visto solo in Film Bianco di Kieslowski ma in Polonia è famosissimo, una via di mezzo tra Villaggio e Castellitto che in più doppia anche Shrek. Proviamo. Gli mandiamo la sceneggiatura. Gli piace!
Non solo troviamo una produzione polacca, ma anche una coproduzione finlandese. Sì, finlandese. Arriva una costumista del posto, Sari, che è l’unica che parlerà italiano sul set, con me, perché ha lavorato in Italia qualche anno fa a costruire caschi di frutta per un programma della RAI. E come si chiamava il programma, le chiedo? Indietro Tutta, dice lei con la sua pronuncia traballante. Il Cacao Meravigliao aveva insomma un retrogusto finlandese. In tutto questo arriva anche un coproduttore tedesco, Christoph Hahnheiser. Ognuno dice la sua e noi ascoltiamo. Inglobiamo qualche suggerimento, teniamo duro sulle cose fondamentali. Arriva la HFF con un piccolo budget legato agli studenti che partecipano al film, arriva Nordmedia (ogni land tedesco ha la sua film commission e un fondo di sviluppo. Nordmedia è quello della Bassa Sassonia, dove risiede Radek. Non avete idea di quanti film facciano) il PISF che ci mette una bella fetta di budget. In Italia il responsabile ministeriale delle opere prime, fino a qualche anno fa, era un uomo di quasi novant’anni. In Polonia ha 35 anni ed è una donna.
Insomma, il film si fa. Adesso bisogna andare in Polonia.
(fine prima parte)