L’innovazione sparita? Ha cambiato indirizzo…

Le lacrime ci sono state. Il sangue, in senso metaforico, pure. Ma l’innovazione? E quindi, di riflesso: il futuro? Più in generale, quella certa idea di un paese migliore da costruire tutti assieme che rende digeribili anche i sacrifici più duri.
Il New Deal di Roosevelt. La nuova frontiera di Kennedy. Il cambiamento di Obama. Il salvaItalia di Monti. Ecco, vedete come stona? Manca qualcosa. Marginali i riferimenti al venture capital e ai soldi investiti nella ricerca; assente il concetto di diffondere Internet davvero a tutti attivando risparmi a catena nella pubblica amministrazione e favorendo la nascita di nuove imprese.
“Non è una manovra per il futuro, è un business plan, anzi un recovery plan” mi dice un innovatore seriale (passatemi il termine) che si muove sulla frontiera delle startup; “negli Stati Uniti chi fa queste cose lo chiamano bean counter, contatore di fagioli. Tanto serviva, tanto avranno. Ma manca un pezzo, la visione: non è una assenza banale”.
Ho quindi cercato uno startupper, uno dei più battaglieri: era a Londra ed era più che deluso. “Qui il premier Cameron ha voluto incontrare gli startupper, ieri il ministro Passera non ci ha nemmeno nominati, vedi la differenza? Non è una manovra che parla di futuro: internet e startup non sono concetti familiari per chi ci governa purtroppo. Abbiamo un problema, come farci ascoltare adesso?”.
Non ho la risposta, almeno non ancora. Intanto peró, l’innovazione sparita dalla manovra, cambia indirizzo governativo. Prima era un dipartimento collegato alla Funzione Pubblica e quindi alle dipendenze dell’allora ministro Renato Brunetta. Ora si sposta verso il MIUR, il ministero per l’Istruzione, l’Università, la Ricerca e adesso anche l’Innovazione. Guiderà l’intera filiera Francesco Profumo, il che è una buonissima notizia visto che l’ex rettore del politecnico di Torino è un innovatore vero e gode di largo e meritato consenso in questo ambiente.
Ci sono tanti soldi lì, in quel dipartimento, il cui impatto reale finora è stato perlomeno discutibile. Speriamo si cambi, non poco: tutto. Misterioso invece il destino dell’Agenzia dell’Innovazione: è uno strano organismo, anch’esso sotto le dipendenze di Brunetta ai tempi, con molti soldi in pancia non spesi per incapacità di presentare progetti, titolare di un format di discreto successo chiamato l’Italia degli Innovatori, da un anno circa presieduta da Davide Giacalone.
Domenica sera si era sparsa la voce che l’Agenzia fosse stata soppressa: ente inutile era la motivazione, non molto lontana dalla realtà. La mattina seguente invece sembrava resuscitata: la soppressione sarebbe stato solo un equivoco, l’errore di un allegato fatto circolare per sbaglio. Giacalone per non sbagliare ha messo le mani avanti pubblicando sul sito una lunga lettera scritta a Berlusconi e Brunetta il 4 novembre per rimettere il suo mandato evidenziando inutilità e potenzialità della Agenzia.
Ecco, l’innovazione di cui parliamo, quella di cui abbiamo bisogno, è un’altra. Speriamo che resusciti quella vera.

(scritto per Repubblica Sera, riproposto qui per gentile concessione)