La chiusura degli Opg è un pesce d’aprile

La legge ha fissato per il 31 marzo la scadenza per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Ovvero il carcere per i pazzi. Gli ex manicomi criminali.
Ora, visto l’estremo degrado di questo istituti, c’è chi parla di data storica o di momento di grande civiltà. Bravi.
Ma pensate forse che dal 1° aprile cambierà tutto e che l’orrore degli Opg scomparirà d’incanto? No. Non è così e basta leggere il testo della legge per capire che c’è poco da gioire. E infatti la legge sugli Opg prevede, più che una chiusura tout court, un graduale superamento degli Opg. Un superamento che si verificherà (forse) attraverso il graduale ricovero degli internati in strutture alternative, chiamate Rems e che dovrebbero essere realizzate dalle Regioni.

Il punto è però che non sappiamo quanto durerà questo graduale superamento degli Opg. Un anno, 5 anni, 10 anni? Non è dato saperlo. Un’incertezza dovuta anche dal fatto che non sappiamo quanto tempo le Regioni impiegheranno ad aprire queste famose Rems. E dunque, vi chiederete: “E allora cosa cambierà con questa legge?” Poco o nulla e questo perché le Rems disponibili sono assai poche e in quelle poche regioni dove sono state realizzate queste Rems ci potranno andare solo gli internati che hanno un programma terapeutico, mentre gli altri resteranno negli Opg.
Morale, come è accaduto per la legge sulle donne detenute con i loro bambini, quella sugli Opg è una legge bellissima sulla carta, ma la cui applicabilità concreta resta incerta e difficile.

Foto: ANSA / ANTONIO NARDELLI

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