Un indultino in borghese

La Camera ha approvato la conversione in legge del decreto sulle carceri. L’ennesimo. E infatti negli anni passati, decreti simili li ha proposti Alfano, poi la Severino e ora la Cancellieri. Tre governi, tre Ministri della Giustizia, stesso risultato. Non provvedimenti utili al sistema penitenziario, ma provvedimenti tampone utili solo al governo. Lo scopo è chiaro: evitare che si superi la soglia di 65 mila presenze nelle carceri, facendo uscire 5 o 6 mila detenuti. Un risultato ben lontano da quello prioritario: eliminare il sovraffollamento e le sue cause, così come ci chiede l’Europa.

Ma in quest’ultimo decreto c’è qualcosa di diverso. Non solo si ribadisce la possibilità di poter sostituire la detenzione carceraria con quella domiciliare, ma si eleva a 4 anni il tetto di pena per poter accedere alle misure alternative e si innalza da 45 a 75 giorni la liberazione anticipata. Meccanismo questo che consentirà di far uscire dalle carceri qualche migliaio di detenuti.

Una riforma che ha suscitato non poche critiche, non ultima quella di essere un indulto mascherato. E in effetti, che ci sia qualcosa di anomalo lo si ricava dallo stesso decreto. Decreto che, proprio in riferimento alla liberazione anticipata, pone una scadenza: i detenuti potranno beneficiare dell’innalzamento dei giorni per la liberazione anticipata solo per i prossimi due anni e basta. In altre parole, grazie alla riforma sulla liberazione anticipata, si applicherà uno sconto di pena temporaneo e di fatto indiscriminato, tipico di un atto di clemenza.

Ma vi è di peggio. Infatti il decreto, non ricorda solo un indulto mascherato, ma ricorda (e non poco) un indultino in borghese. Indultino, approvato qualche anno fa, che subito in carcere ribattezzarono “insultino” per la sua modesta portata. Esattamente ciò che accadrà col decreto sulle carceri, grazie al quale si inciderà solo in minima parte sulla piaga del sovraffollamento. Infine, come se non bastasse, ancora più striscianti e pericolosi appaiono poi gli effetti indiretti che produrrà questo “indultino in borghese”.

Primo fra tutti, rimandare di un anno se non di più il dibattito politico sull’indulto, sull’amnistia e sulla riforma della giustizia penale. Dibattito imposto dalla Corte Europea, che ha dato tempo all’Italia fino al 28 maggio per trovare soluzioni concrete e di sistema. Dibattito auspicato dal Capo dello Stato nel messaggio inviato alle Camere. Dibattito non più rinviabile per chi ha a cuore il rispetto della legge e la conservazione dello Stato di diritto. Insomma, “l’indultino in borghese”, ovvero il decreto sulle carceri, non solo è inutile. È anche dannoso.