Ep. 5 – Perché una donna dovrebbe fare figli per altri?

La gestazione per altre persone è la tecnica di fecondazione assistita più divisiva di tutte: abbiamo parlato con gestanti e persone nate con questa tecnica

di Alessandra Pellegrini De Luca
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Fiorella aveva sei anni quando pensò per la prima volta che il mondo non aveva compreso la sua famiglia: le sarebbe capitato molte altre volte, negli anni successivi. Durante una lezione di scienze nella scuola primaria del piccolo comune francese a sudest di Parigi in cui è cresciuta, la maestra spiegava come nascono i bambini: disse che nascono da un padre e da una madre. Lei alzò la mano e disse: «Lei si sbaglia. Non è così che nascono i bambini».

Fiorella ce li ha una madre e un padre, ma nel racconto della maestra mancava un pezzo: non c’era Mary, appunto. Mary è la gestante di Fiorella, cioè la donna che l’ha cresciuta nell’utero e partorita. Fiorella è nata nel 2000 con la cosiddetta gestazione per altre persone (o GPA), cioè quando una donna — in questo caso Mary — porta avanti una gravidanza per altre persone, come i genitori di Fiorella, al termine di un processo di fecondazione assistita: è quello che viene dispregiativamente e spesso impropriamente chiamato “utero in affitto”. In Francia la GPA era vietata (lo è ancora oggi, come in Italia e nella maggior parte dei paesi europei).

La GPA è la tecnica di fecondazione assistita più divisiva di tutte, a cui si oppongono persone di ogni orientamento politico: chi vi si oppone ritiene che sfrutti le donne e che sia un cosiddetto “mercato di bambini”. Per il quinto episodio di Generazione abbiamo parlato proprio con due donne gestanti, oltre che con Fiorella, e con medici e bioeticiste, per mettere in ordine alcuni fatti.