Legge elettorale: fare in fretta e fare finta?

Fare in fretta, ma fare finta. Questo sembra oggi il programma sulla legge elettorale: facendo in fretta si salva l’accordo con Forza Italia, facendo finta quello con Alfano e l’Ncd.

Domani torna, infatti, in aula, la legge elettorale. Se due giorni di Commissione Affari costituzionali sono stati bollati come “lungaggini”, non altrettanto si è detto di oltre un mese di rinvii di inizio discussione in aula.

Forse questo tempo poteva essere utilmente impiegato per discutere, emendare, migliorare un testo che obiettivamente non è un granché e rispetto al quale più passa il tempo più aumentano anche i dubbi di costituzionalità? Niente. Si tornerà in aula senza averne discusso e – naturalmente – con un invito a fare in fretta. A non perdersi in “lungaggini”: quelle cui porterebbe la discussione parlamentare, perché su quelle provocate dai rinvii delle scorse settimane, niente da dire, ci mancherebbe.

Ma l’idea oggi molto accreditata è che l’Italicum (o meglio, il Fiorentino) debba essere approvato solo per la Camera dei deputati, perché – si scopre oggi, ignari che lo avevamo detto sin dall’inizio – questa legge può funzionare per una sola Camera. Se lo si utilizza per due assemblee, al ballottaggio, possono andare forze politiche diverse o comunque il vincitore può essere differente nei due rami del Parlamento. Ma ecco allora il “lampo di genio”: approvare la nuova legge solo per la Camera dei deputati procedendo intanto alla modifica del Senato.

In questo modo non avremmo risolto nulla rispetto alla situazione attuale: se, infatti, mentre si affronta la riforma del Senato, fosse necessario tornare alle urne, dovremmo votare per la Camera con l’Italicum e per il Senato con il Consultum. E – si prevede – di nuovo larghe intese. A che sarebbe servito approvare – in fretta, ci mancherebbe – la nuova (brutta) legge elettorale?

Un percorso sensato sarebbe quello di approvare subito una legge elettorale che consenta in ogni momento di andare a votare potendo più probabilmente produrre una maggioranza omogenea nelle due Camere (e qui torniamo a proporre il Mattarella versione Senato, volendo con doppio turno di collegio, che è il vero doppio turno cui mirava il Pd). A questo punto sarebbe bene andare a votare per rinnovare un Parlamento che, per quanto – come ha voluto precisare la Consulta – possa funzionare in virtù del principio di continuità degli organi costituzionali, è pur sempre stato eletto con una legge incostituzionale e quindi sarebbe meglio si astenesse dal riformare la Costituzione. Il nuovo Parlamento – eletto in base ad una legge in linea col dettato costituzionale – potrebbe, con piena legittimazione politica, riformare la Costituzione, superando, tra l’altro, il bicameralismo perfetto o paritario (a quel punto, ma solo a quel punto, potendo anche prevedere due sistemi elettorali diversi per le due Camere).
Qualcosa ci dice che sarà scelta un’altra strada: in fretta e per finta, naturalmente.