In religioso silenzio

«Quanto al coinvolgimento di CL», dice oggi Formigoni «quello è un movimento di educazione alla fede cristiana, non bisogna mettere tutto insieme, non c’entra nulla. E non stiamo parlando neanche di Compagnia delle Opere, ma di due persone che si dice svolgessero l’attività di mediatori, ma la Regione Lombardia non ha mai avuto bisogno di mediatori. Io ho costruito una Regione aperta».

Ecco, la tradizionale strategia di Cl, nel difendere se stessa. Ne trovate traccia anche nell’ultimo libro di Enrico De Alessandri, Il mostro bianco, in cui cerco di spiegare il meccanismo di difesa a cui ormai siamo abituati da anni.

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Comunione e Liberazione al governo in Lombardia è considerato un dato naturale, fa parte del paesaggio, come il Resegone e le cascine della Bassa.

Al governo da diciassette anni, con Formigoni, le nomine di persone che si riferiscono a CL sono diventate numerose e sempre più collegate tra loro.

La giunta regionale ha quattro esponenti nei posti chiave: il presidente, l’assessore al Bilancio Romano Colozzi, l’assessore alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo (in precedenza dirigente della Regione) e l’assessore alla Famiglia Giulio Boscagli, che ha sposato la sorella di Formigoni. Politica e amministrazione si scambiano anche nella biografia di Nicolamaria Sanese, in precedenza parlamentare e plenipotenziario in Regione da tempo immemore. Sono assessori e un super dirigente pesanti e sono quattro su sedici.

CL conta più della Lega, per capirci, che pure si presenta alle elezioni e ha un ruolo determinante per le vittorie che Formigoni ascrive esclusivamente a se stesso. Una sorta di Golden Share, politica e amministrativa, che a cascata ritroviamo anche negli enti e nelle partecipate che afferiscono a Regione Lombardia.

Il paragone con l’Emilia Rossa, che qualcuno spesso insinua, paragonando due “sistemi” paralleli e simmetrici, è in realtà molto sproporzionato: perché il Pci in Emilia superava il 50% dei consensi ed era una formazione politica riconosciuta. Dichiaratamente collegata a soggetti sociali ed economici. In Lombardia CL ha un presidente molto popolare ma non si è mai davvero ‘contata’ alle elezioni.

La verità è che Comunione e Liberazione è un soggetto politico, ma anche no. Perché si definisce, ogni volta che è sotto attacco, un movimento religioso, per sua stessa natura estraneo (e superiore) alle bassezze della polemica politica. Questa è la puntuale risposta che arriva, in aula, e anche fuori, a ogni contestazione che si rivolge a questo nucleo che governa la Regione, spesso nelle parole di Paolo Valentini Puccitelli, ciellino a sua volta, e capogruppo del Pdl in Consiglio.

Lo spostamento sul versante teologico consente a CL di non misurarsi mai davvero e in prima persona con la polemica politica. Difficile che il fronte ciellino, sovrarappresentato e influentissimo, si esponga a una discussione pubblica direttamente. Ciò, insieme al numero di mandati che il presidente attualmente in carica ha già collezionato, rendono la situazione regionale lombarda un caso unico in Italia. Lo stesso vale per i legami che uniscono i soggetti che fanno parte degli uffici amministrativi, per i quali, oltre al riferimento gerarchico, si possono delineare anche i legami interni al movimento. Un vincolo, quello religioso, che supera con evidenza tutti gli altri.