Diario americano

In coda per un caffè, l’unico della giornata, tra uno Smithsonian e l’altro. Una signora si infila poco prima della cassa. Commento, in italiano, che la signora, nonostante l’età, sembra essere spuntata dal dispenser del caffè decaffeinato che ho di fronte. La signora si gira e, in italiano, senza nemmeno troppo accento, mi spiega che è dell’organizzazione e che non è il caso di lamentarsi per niente. Fantastico.

Qualche ora dopo, andiamo in un ristorante Washingthai (boh), che coniuga la cucina locale e quella asiatica. Ordino un piatto di calamari, arriva e gli altri giovani europei se lo ‘passano’, come se fosse un piatto da condividere. Giuro che non parlo più di sharing.

A parte tutto questo, e i Memorial (la differenza è che qui, ai leader, i mausolei glieli dedicano), e Capitol Hill, e la romantica Casa Bianca, e l’obelisco egizio e Martin Luther King, e gli scoiattoli davanti alla sede dell’FBI e il Potomac e tutto il resto, c’è da registrare una cosa.

Che qui il consenso si forma in modo particolare. Che la partecipazione e la trasparenza sono centrali. Che la pressure la fanno un po’ tutti, chi con le lobby (da noi una lobby ad personam governa il Paese in solitudine), chi con i movimenti (non necessariamente idealisti o disinteressati). E la pressione fa la politica e fa le scelte e fa anche i candidati, configurando così uno straordinario antidoto, comunque la si pensi, alla tv e alle sue conseguenze (tra cui annovero, per capirci, anche la legge elettorale italiana).

L’individualismo, insomma, si può sofisticare. E organizzare. E fare in modo che qualcuno «rivendichi» e «educhi il legislatore», come ci dice uno che qui passa per esperto. Campagne, raccolta di fondi e di persone e think tank mirati: in una parola, networking: chi lo fa meglio, vince. Non sarà una soluzione, ma aiuta.

Vendola, ieri sera, in tv, ha usato l’espressione «invasione di campo» che piace anche a me da tanti anni. Ecco il tipo di pressione a cui dobbiamo guardare, invadendo gli spazi della politica italiana. Qui qualcuno ci ha provato e ha vinto. Da noi? Non ridete, per favore…