Ho visto le stelle e le strisce (reloaded)

Ho visto qualche novità nella cara vecchia New York. La principale sono le piste ciclabili in stile Marina di Camaiore e un tripudio di offerte di noleggio molto informali agli angoli delle Avenues.


Poi ho visto un espresso bar dove servono la tazzulella di caffè meglio che a Napoli, che si chiama con una parola che in svedese vuol dire “coffee break”, ma che proprio grazie a quel suo nome è uno dei luoghi di Manhattan più fotografati dai turisti italiani.

E ho visto la fontana di Washington Square trasformarsi, per via del caldo asfissiante, in un allegro stabilimento balneare per grandi e piccini, che a me ovviamente ha ricordato la piscina dei Bagni Pancaldi in un’estate del millenovecentosettanta.

Poi ci tenevo a farvi sapere che ho visto per la prima volta di persona quello che in molti consideriamo il più grande scrittore americano vivente. E mi son sentito come certi suoi personaggi mitomani quando incontrano Zuckerman e non gli danno respiro.

Per onestà bisogna però riconoscere che il nostro scrittore preferito, forse per non smentire presso noi adoratori la sua fama di appassionato del genere femminile, ha preferito di gran lunga ricevere le dichiarazioni di entusiasmo della brava e simpatica attrice italiana Impacciatore Sabrina.  Non badate a quel suo sorrisetto da ebreo scettico di Newark: le ha dato spago per più di un’ora.

Eran giorni di rassegna del cine italiano, e chi le conosce sa di cosa parlo. Naturalmente non poteva mancare la conferenza stampa alla Casa Italiana con la prima fila molto istituzionale ed i nostri interventi in un inglese esilarante.

E le interviste di certe giornaliste di organi di stampa destinati alla comunità italoamericana, che ti fan venire una grande nostalgia per l’umorismo pop di Guia Soncini.

Ma come cineasti delegati italiani ce la siam cavata lo stesso, a volte in patria ci tocca di molto peggio, e in fondo ci rincuorava il sontuoso lunch. Ecco il collega Verdone Carlo festeggiare il momento del pasto in una posa che sembra prender di petto polemicamente certi giornalisti del quotidiano Libero, i quali avevano pubblicato la settimana prima l’elenco dei suoi introiti d’autore spacciati come contributi dello stato, col titolo “Ciak si mangia”. Ognuno si vendica come può. A lui è bastata una Ceasar Salad.

Poi cos’ho visto? Ah, la televisione seduto nel taxi.

Una coppia di freschi sposini venir via dal loro ricevimento in compagnia di una contrabbassista.

La fila per farsi la foto col policeman a cavallo di guardia a Times Square.

E qualche nuovo modo di guadagnarsi la giornata, laddove la crisi incontra la cultura che incontra il commercio. Una prospettiva che potrebbe non dispiacere a certi nostri diligenti paladini del pensiero liberale moderno. (http://www.kingtut.org/home)

Non potevo, of course, trascurare il tempio degli adoratori della mela smangiucchiata.

Ma qui i visitatori, specie quelli italiani, facevano un appunto all’IPad che non avevo ancora sentito: “Troppo piccolo”.

Basta, non ho visto null’altro, se non la cara vecchia irresistibile fotogenia di New York, destinata a sopravvivere egregiamente anche nell’epoca degli scatti digitali col telefonino.