Ho visto la boxe

Ho visto, per la prima volta in vita mia, un incontro di pugilato dal vivo. Al Palamacchia di Livorno. Titolo italiano dei superwelter. Sul ring Lenny Bottai, detto la Mangusta, ragazzaccio del rione operaio Pontino San Marco, ex-giovanissima promessa della boxe italiana che abbandonò polemicamente la boxe dopo una sconfitta ai punti, tirando l’accappatoio addosso ai giudici, poi fondatore delle Brigate Amaranto Livornesi e leader maximo della Curva Nord ripetutamente diffidato dalle autorità. A trentatré anni, dopo una preparazione atletica che gli ha fatto perdere una ventina di chili, torna a combattere contro il ventiquattrenne aretino Adriano Nicchi, dato per favorito. E vince ai punti, nel tripudio di bandiere amaranto e di cori assordanti nel palazzetto gremito, dopo dieci riprese dove volavano cazzotti, e schizzi di sangue e di sudore che sembrava di stare a Bangkok. Sotto il ring, Igor Protti, leggendario numero dieci del Livorno anni Novanta, seguiva l’incontro in piedi, quasi ballando, coi lucciconi, e alla fine singhiozzava di gioia. Quanto a me, se può interessare, assistevo ammutolito e impressionato. E sono notti che quel momento stupefacente torna a farmi visita nei sogni, dai quali mi sveglio sudato e frastornato.