Un derby tra macellerie
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Un derby tra macellerie
Michele Serra
Martedì 3 marzo 2026

Un derby tra macellerie

«Quando mi ha telefonato Fabio Fazio, domenica mattina, per dirmi che in trasmissione avremmo dovuto parlare dell’Iran, gli ho detto che l’avrei fatto volentieri, a patto di potere dire che non so esattamente che cosa dire».

Il fumo di un bombardamento a Teheran, 1° marzo 2026 (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)
Il fumo di un bombardamento a Teheran, 1° marzo 2026 (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)

Sarei molto felice se il regime tenebroso e bigotto che da quasi mezzo secolo governa l’Iran dovesse finalmente cadere, levando le mani di dosso alle ragazze persiane. Sarei molto infelice se quel regime dovesse cadere per l’imposizione armata di Stati Uniti e Israele. La sequenza di queste due frasi lascia intendere l’umore sbigottito e impotente con il quale seguo le notizie di queste ore.

Invidio chi riesce a prendere parte con nettezza all’ennesimo macello. Nel caso in questione lo definirei un derby tra macellerie. La macelleria arcaica del terrore religioso, la nuova macelleria tecnocratica del più potente esercito del pianeta, quello degli immobiliaristi in cerca di macerie da trasformare in oro.

Invidio, dicevo, chi riesce a prendere parte con nettezza e con convinzione. In estrema sintesi: ci sono quelli che considerano legittimo e anzi doveroso imporre, con le buone o con le cattive, “la libertà” – parola da prendere con le molle, perché ci si scotta facilmente a prenderla in mano se esce dalla bocca di Trump – a popoli che non riescono ad averla motu proprio; e neppure si sa bene se e come la intendono, questi popoli, “la libertà”: magari in un’altra lingua suona differente… Il famoso “la democrazia si esporta con le armi” ha portato, fin qui, a vergognosi fallimenti (Afghanistan, Iraq), ma i suoi fautori e i suoi faccendieri perseverano indisturbati.

Dall’altra parte ci sono quelli che negano alla cosiddetta “civiltà occidentale” il diritto di costringere ai propri costumi politici, e al proprio tornaconto economico, il resto del mondo; ed è un concetto in sé sacrosanto: ma non al punto di parteggiare per i regimi più feroci, o più scalcinati, o più osceni, pur di opporsi all’imperialismo e al neocolonialismo.

Non so voi, ma io non ce la faccio proprio a mettermi l’elmetto dei “liberatori”; neppure se penso alla “polizia morale”, ai Guardiani della rivoluzione e agli altri orribili strumenti di repressione della teocrazia.

Ma neppure riesco a spendere mezza parola che rischi di unirsi a quelle di chi, per le ragazze persiane, non ha mai mosso un dito, mai organizzato un corteo, perché Teheran è “nemica dell’Occidente” e tanto basta per alzare le spalle se qualcuno ti dice: e per le donne dell’Iran bastonate, rapate, incarcerate e ammazzate perché volevano ballare con i capelli al vento, come mai non ti sei indignato, perché non hai manifestato, cara e caro il mio rivoluzionario da tastiera? Perché farlo non rientrava nel tuo ottuso schemino “buoni/cattivi”?

Come vedete ho poco da dirvi, sul tema, che non sia “fuori dal gioco”, come se la mia squadra, in questa come in altre partite, non si fosse iscritta al torneo. Posso solo aggiungere che i due nomi dati da americani e israeliani al loro golpe dall’esterno (di questo, tecnicamente, si tratta: è l’obiettivo dichiarato) sono ridicoli e vanagloriosi: “Ruggito del leone” e “Furia epica”. Sembrano i titoli di due videogame per bambocci di tutte le età.

Così guardo i tigì, mescolo il minestrone, chiacchiero con gli amici e mi domando come andrà a finire. Ogni tanto un’occhiata a WhatsApp per avere notizie dei miei due amici italiani che vivono a Teheran. Un pensiero solidale vola fino alla piazza di Isfahan, una delle più belle del mondo, ci sono stato e mi piacerebbe tornarci. Un sorriso quando l’amico Stefano mi suggerisce, per adeguarsi al mutare dei tempi, di adattare il nome di Occidente e chiamarlo Uccidente.

Quando mi ha telefonato Fabio Fazio, domenica mattina, per dirmi che in trasmissione avremmo dovuto parlare dell’Iran, gli ho detto che l’avrei fatto volentieri, a patto di potere dire che non so esattamente che cosa dire. Mi ha risposto che gli sembrava un ottimo punto di partenza.

Ps – Avendo un occhio malconcio (il destro) causa orzaiolo, sono andato in onda a Che Tempo Che Fa con gli occhiali neri. “Sembri un mafioso” e “sembri Macron” i due commenti più diffusi nei camerini e negli studi di via Friuli – ho preferenze per il secondo. Ho sperato inutilmente che qualcuno mi dicesse “sembri John Belushi”.

L’altro commento ricorrente riguardava la cura dell’orzaiolo. Tre o quattro, tra i quali la Lucianina (Littizzetto), mi hanno suggerito il classico rimedio della nonna, spero per amore del pittoresco e non con serie intenzioni terapeutiche: “devi appoggiare l’occhio a una bottiglia d’olio”. Mi sono chiesto se esistono ancora bottiglie d’olio con il collo a forma di occhio umano. Credo sia meglio una pomata antibiotica.

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È da un bel pezzo che non vi propino qualcuna delle mie vecchie satire. Me ne dà l’occasione il ritorno sulla scena di una delle più consolidate gag della politica italiana: la riforma della legge elettorale, con un tentato colpo di mano del governo. Questa satira, uscita sull’Espresso, è del gennaio del 2008. Per i più giovani, piccola legenda: il professor Vanni Sartori, scomparso nel 2017, è stato uno dei più autorevoli costituzionalisti italiani. Scriveva sul Corriere della Sera e il suo giudizio era molto temuto. Diliberto era l’allora capo del Partito dei comunisti italiani.

“Il dibattito sulla riforma elettorale è a buon punto. Dopo lunghe trattative, sono stati selezionati venticinque sistemi di voto, a ciascuno dei quali verrà abbinato un fantino. Su tutto il resto l’iter è ancora da stabilire. Ma vediamo, tra i sistemi in lizza, quali sono i più interessanti.

Alsaziano – È una soluzione di compromesso tra il sistema francese e quello tedesco. Come si ricorderà, Veltroni era favorevole al francese, D’Alema al tedesco. Dopo febbrili trattative tra i rispettivi staff, Veltroni, come segno di buona volontà, si era convertito al tedesco, ma nel frattempo D’Alema, per gli stessi motivi, era passato al francese. Si è dunque deciso, per superare l’impasse, di proporre un mix tra i due sistemi: presidenzialismo e doppio turno alla francese, ma con l’istituzione dei Länder e orologi a cucù in tutti i seggi elettorali. Il professor Sartori si è detto contrario.

Colbaccum – Sostenuto da Diliberto, si ispira allo spirito originario dei soviet: i candidati proposti dal partito vengono eletti per acclamazione, tra i lieti canti delle brigate operaie che si recano festanti alla fabbrica, e le risate di gioia delle mietitrici che si sono appena rese conto di avere centrato anche quest’anno l’obiettivo del piano quinquennale. Non piace al professor Sartori.

Yemenita – I maschi si recano a votare con un pugnale intarsiato infilato nella fusciacca, mentre le femmine, chiuse in casa, intonano nenie e allattano i bambini. Il sistema è stato proposto dall’ambasciatore dello Yemen, ma non ha molte possibilità di essere adottato perché non è apprezzato dal professor Sartori.

Spagnolo – Il sistema spagnolo è visto con favore da molti, ma secondo alcuni ha il difetto di prevedere preliminari troppo impegnativi: una lunga guerra civile con milioni di morti, fucilazioni di poeti, accorrere convulso di combattenti da mezzo mondo, bombardamento di Guernica e successiva stesura di quadri di grandi dimensioni, una lunga dittatura, infine un processo di riconciliazione nazionale. Come mettere d’accordo la galassia dei partiti italiani su una soluzione così complessa? Anche Sartori è contrario.

Sanremese – Cerca di accontentare tanto i partiti grandi, che concorrono nella sezione Big, quanto quelli piccoli, che si presentano tra le Nuove Proposte. Il nuovo premier viene incoronato con il televoto dopo la mezzanotte del sabato al teatro Ariston. Svantaggi: dopo una settimana nessuno ricorda più il nome del vincitore e si rischia un pericoloso vuoto politico. Vantaggi: la vendita dei diritti televisivi permette di non gravare sul bilancio dello Stato. Perplessità del professor Sartori.

Salico – Il sistema salico, risalente a Carlo Magno, prevede l’incoronazione dell’Imperatore per volontà divina. È visto con molto favore da Berlusconi, che dopo defatiganti trattative con gli altri partiti si è detto costretto ad abbandonare il tavolo. “Abbiamo perfino proposto la rinuncia al manto di ermellino, ma non è servito a niente. Quando la volontà di trattare è zero, non resta che prenderne atto”. Ha pesato anche il no di Sartori.

Gnorkico – È il sistema in voga sul pianeta di Gnork, scelto da Berlusconi in seconda istanza. Prevede la nomina di un Imperatore per diritto divino. Ai critici, tra i quali il professor Sartori, che lo considerano troppo simile al sistema salico, Berlusconi ha replicato che di fronte al rifiuto di trattare non solo non si sarebbe arreso, ma avrebbe rilanciato con una terza proposta.

Teocratico – Il sistema teocratico, terza opzione di Berlusconi, prevede la nomina di un Imperatore a vita. “Per prevenire la stucchevole obiezione che anche questa mia terza proposta è identica alle altre”, spiega Berlusconi, “ho però fatto introdurre dai miei costituzionalisti la variante Amon-Ra: l’imperatore, questa volta, non è eletto per diritto divino, bensì per il semplice fatto che egli stesso incarna la divinità. Dunque si autonomina”. Negativo il giudizio di Vanni Sartori”.

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Sono parecchie le vostre mail sulla vicenda di Enzo Tortora, tornata con prepotenza a galla grazie alla eccellente (secondo me) serie tivù di Marco Bellocchio, Portobello (oggetto della scorsa puntata di Ok Boomer!). Per ragioni di spazio rimando alla prossima settimana la discussione su una vicenda troppo dolorosa e complicata per liquidarla in quattro righe.

Posso solo anticipare che diverse mail mi fanno notare che avrei dovuto spendere almeno due parole su Marco Pannella, che seppe fare di un innocente un simbolo politico; e su quei pochi giornalisti (uno per tutti, Enzo Biagi) che non aspettarono l’evolversi della storia per prendere posizione a favore di Tortora. Ne parleremo con la dovuta calma tra sette giorni.

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A grande richiesta, tornano le Zanzare mostruose (per i nuovi lettori di questa newsletter: si tratta di una rassegna di titoli infelici, o sventati, o fallati da refuso, o involontariamente comici).
La consecutio tra le parole è molto importante per non creare equivoci. Come accade nel titolo del Dolomiti segnalato da Alberto:

STOP ALLA CARNE DI CAVALLO:
PROPOSTA DI VIETARNE LA MACELLAZIONE IN PARLAMENTO

Con quello che succede in parlamento, ci mancherebbe solo questa… Sempre per la serie “occhio alla sequenza delle parole”, Michele segnala, dalla Repubblica di Palermo, un titolo che aggiunge strazio allo strazio:

GLI SFOLLATI RECUPERANO
OGGETTI E ANIMALI IN LACRIME

Nemica acerrima dei titolisti è la necessità di sintesi, perché lo spazio è poco. Chiara, leggendo questo fattaccio su Venezia Today, si è domandata, con comprensibile turbamento, in quanti erano saliti su quella jeep…

JEEP ROVESCIATA, FERITI: 118, VIGILI DEL FUOCO E POLIZIA LOCALE

Saranno molto complesse, a giudicare dal titolo, le indagini sul fatto di cronaca nera in cui si è imbattuto Guido leggendo Repubblica on line:

PRETE AGGREDISCE EX AMANTE
CON UN LINGOTTO PER RAPINARLA

L’arma e la refurtiva coincidono? Un piccolo refuso, che Riccardo ha trovato in un titolo del Fatto Quotidiano, dà rilievo pubblico a una vicenda privata:

LASCIA CON UN ANNO DI ANTICIPO
IL GOVERNATORE DELLA BANCA DI FRANCA

Chissà come ci è rimasta male, la signora Franca. Infine: dal Messaggero Veneto, segnala Flavio questo titolo vagamente transgender:

PORDENONE: IL CORPO DI UNA DONNA TROVATO IN CASA
ERA MORTO DA UN MESE

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Dopo una settimana di sole, qui nel selvaggio Nordovest il tempo è freddino e lattiginoso, decisamente invernale, e per altro: siamo astronomicamente in inverno, almeno per le prossime tre settimane. Aspetto il passaggio delle gru che tornano verso i loro siti settentrionali, i giorni sono questi. Prima di avvistarle, si sentono, perché hanno l’abitudine di viaggiare facendo il loro verso, chissà se chiacchierano per ingannare il tempo oppure se cantano, come le truppe quando cercano di farsi coraggio. Certo che il viaggio è lungo, dall’Africa fino alle terre affacciate sul mare del Nord e sul Baltico.

Si spera che i droni di tutto il pianeta siano programmati per riconoscere gli uccelli in volo, ed evitare di incenerirli. Si sperano tante cose, anche se già si sa che poi non si avverano. In alto i cuori, ragazze e ragazzi, come insegnano le gru che il cuore lo tengono a circa cinquecento metri di altezza.

Tag: iran