Perché ci sono scontri in Tunisia

Nella tarda serata di ieri, quattro giorni dopo la chiusura delle urne, l’Instance Supériore Indépendante pour les Elections (ISIE) ha annunciato i risultati preliminari delle elezioni per l’Assemblea Costituente.

Ennhada, il partito islamico moderato di Rached Gannouchi e Hammadi Jabali, papabile primo ministro, ha conquistato ben 90 dei 217 seggi in palio. Altri 30 seggi sono andati al Conseil pour la République (CPR) di Moncef Marzouki, 21 al FDTL- Ettakatol di Mustapha Ben Jafaar, 19 ad Al Aridha – Pétition Popularie di Hachem El Hamdi, 17 al Parti Démocratique Progressiste (PDP) di Naijb Chebbi, appena 5 al Pole Démocratique Moderniste (PDM). I rimanenti 35 seggi sono stati distribuiti tra la miriade di altre liste concorrenti, in virtù di una legge elettorale che favoriva le formazioni minori a discapito delle forze politiche maggiormente organizzate e popolari, a partire proprio da Ennhada. Nessun seggio per i comunisti del PCOT di Hammani e appena uno per l’UPL di Slim Riahi, nonostante la loro visibilità ed esposizione pubblica. Il tasso complessivo di affluenza è stato di circa il 77 per cento degli aventi diritto e sono 49 in tutto le donne elette nella Costituente (il 24 per cento del totale). A partire dall’annuncio dei risultati, sono previsti due giorni per la deposizione di ricorsi.

Il ritardo di quest’annuncio, più volte rimandato in questi giorni, è stato in primis dovuto alla lentezza nella raccolta delle urne nei centri di tabulazione e al meccanismo manuale di aggregazione dei voti. Inoltre, certamente ha influito anche il fatto che gli ufficiali elettorali si siano sempre sottratti dal prendere particolari iniziative durante tutto il processo. L’impressione è che sia sempre prevalsa una volontà, talvolta eccessiva, di assicurare la trasparenza e non interferire minimamente nelle operazioni, a scapito dell’efficienza delle operazioni stesse. Ma ciò è comprensibile alla luce delle elezioni farsa organizzate in passato dal regime di Ben Ali che ha lasciato in eredità alla società tunisina liberata un alto livello di “facile sospetto”.

Ma il vero colpo di scena della serata ha riguardato l’annuncio da parte di Kamel Jendoubi, presidente dell’ISIE, dell’eliminazione in 6 circoscrizioni elettorali (Tatauoine, Sfax I, Jendouba, Kasserine, Sidi Bouzid, Francia 2) della lista Al Aridha – Pétition Populaire. Sebbene non candidato, il presidente El Hamdi, originario di Sidi Bouzid ma residente a Londra, dapprima militante di primo piano di Ennhada e ora avversario dello stesso movimento, sarebbe contravvenuto alle norme sulla campagna per eccessiva esposizione della lista su Al Mustakella, canale televisivo di sua proprietà. La decisione dell’ISIE ha determinato la conseguente perdita di 6 seggi ridimensionando il risultato di Al Aridha da 25 a 19 seggi. La decisione è stata presentata in ottemperanza del decreto legge (artt. 15-52-53-70) che disciplina le modalità e i limiti di finanziamento privato e estero ai partiti nonché l’interdizione di concorrere a cariche pubbliche nei confronti di ex quadri del RCD, il partito di Ben Ali dissolto e dichiarato fuori legge (come nel caso del capolista di Al Aridha nella circoscrizione Francia 2). Nel Palazzo dei Congressi di Tunisi, la notizia è stata salutata da un’esplosione di gioia da parte della platea presente, che si è alzata in piedi per applaudire e intonare l’inno nazionale. Simultaneamente, invece, sono scoppiati disordini nel centro-ovest del paese, in particolare nella regione di Sidi Bouzid, luogo d’origine di El Hamdi. Proprio qui, dove ha avuto inizio la rivoluzione tunisina, Pétition Populaire aveva ottenuto 3 seggi, risultando il primo partito davanti ad Ennhada, unico caso in tutta la Tunisia. I manifestanti hanno cominciato ad incendiare pneumatici e issato barricate nel centro cittadino; in molti si sono raggruppati per protestare innanzi alla sede di Ennhada e della municipalità locale. Mentre scrivo le proteste sono in corso e la situazione rischia di degenerare. Ci sono disordini anche a Sfax e a Kasserine, dove si riportano diverse centinaia di manifestanti in strada a seguito della comunicazione dell’ISIE. Anche qui c’è apprensione per il seguito degli eventi.

Intanto, come segno di protesta, El Hamdi si è precipitato a dichiarare l’intenzione di ritirare in toto i propri rappresentanti eletti nell’Assemblea Costituente.

Tornando alla proclamazione dei risultati, si conferma la vittoria schiacciante di Ennhada che detiene oltre il 40 per cento dei seggi, ma dovrà necessariamente ricorrere ad una coalizione per poter avere la maggioranza in seno all’Assemblea. Appare molto probabile, quindi, una confluenza programmatica con i laici del CPR che hanno ottenuto oltre il 13 per cento dei seggi. Non è affatto da escludere un coinvolgimento di Ettakatol (circa il 10 per cento), magari aprendo la strada alla Presidenza della Repubblica per il suo leader Ben Jafaar. Da escludere, almeno per il momento, la possibilità di un accordo con il PDP, grande sconfitto di queste elezioni. L’interesse primario di Ennhada è ora quello di rassicurare tanto i tunisini quanto la comunità internazionale di non voler dar adito ad alcuna controrivoluzione islamica. Allo stesso tempo, però, mira ad organizzare prima possibile le elezioni amministrative che con tutta probabilità sancirebbero un’ulteriore affermazione del potere di Ennhada nella Tunisia post-rivoluzionaria.

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