L.A. Phil

Se state pensando alla filarmonica di Los Angeles, siete fuori strada.
Ma mica di tanto, un paio di svolte e si arriva comunque a destinazione.
Perché la prestigiosa orchestra della Città degli Angeli gioca in casa alla Walt Disney Concert Hall (South Grand Avenue), all’interno dell’ennesimo schiribizzo architettonico di Frank Gehry, nel cuore della downtown angelena. Mentre il nostro “L.A. Phil” chiama casa lo Staples Center, che dalla sala concerti più chic di L.A. è a 10 minuti a piedi (ma chi va a piedi, a Los Angeles? Nessuno!), in Figueroa Street, sempre a downtown.
Già, perché il nostro “Phil” è Phil Jackson e la sua parte “L.A.” è quella che fa rima con “Lakers” (e con “vittorie”, spesso e volentieri).
Ora è ufficiale: dopo aver minacciato il ritiro dalle panchine, alla soglia dei 65 anni, Phil Jackson ci ha ripensato e ha detto che no, che lui torna pure il prossimo anno, “per un’ultima cavalcata, speriamo in grande stile”. Essendo, e mica per nulla, soprannominato Coach Zen, la decisione è giunta solo una volta abbandonata la peccaminosa Hollywood dello showbiz e dello star system per rifugiarsi nella sua casetta sperduta nel Montana. Lì, sono bastate una nuotata nel Flathead Lake, lo spettacolo di “un paio di tramonti e di un paio di albe… et voilà, I’m back” (sms al Los Angeles Times!)
Continua così la più grande storia d’amore dello sport a stelle e strisce.
Certo, Phil Jackson e i Los Angeles Lakers, no? Assieme da 10 anni, 7 Finali NBA disputate, 5 vinte e blah, blah, blah. Ecco, no. Questa volta sì che siete fuori strada.
Perché qui si parla di Amore, quello con la A maiuscola, mica di semplici vittorie e sconfitte. Amore vero. Cuore & batticuore.
Da una parte questo signore di 2 metri e 3, dall’andatura dinoccolata per via di un’anca sbilenca, e dall’altro lei, la signorina Jeanie, eterna fidanzatina (anche di John McEnroe, ma ormai è 11 anni che fa coppia col Phil) e autentica donna in carriera. E qui viene il bello.
Perché Jeanie di cognome fa Buss, e se vi affidate a qualche motore di ricerca facile che i primi due risultati trovati vi portino uno sulla pagina di Forbes e l’altro su quelle di Playboy. Partiamo dal fondo. Era il 1995, mica ieri (che per una signorina tre lustri in meno sono tanta roba). Gli scatti, se volete, in rete si trovano ancora, ma la più matura Miss Buss non sembra assolutamente vergognarsene neppure oggi. Anzi. Il suo avatar su Twitter, ad esempio, è un’immagine rubata proprio a quel servizio del 1995 fatto per l’amico Hugh (Hefner, pappa&ciccia con papà, ma ci torniamo…). La ritrae come mamma l’ha fatta, con due belle palle da basket arancioni strategicamente piazzate sui seni (non sappiamo se da coach Jackson).
Twitter, sì, perché – fast forward di una quindicina d’anni – la 48enne Jeanie Buss è oggi una super-mega affermata manager che tra le mille occupazioni quotidiane spiega al mondo (quasi 30.000 fedelissimi) il “suo” mondo, nei famosi 140 caratteri. “Non scrivo di basket ma di tutto quello che ruota attorno al mondo dei Lakers”, avvisa i suoi fan. L’angolo di visuale è quello della vera insider privilegiata.
La fidanzata dell’allenatore? Fate pure la figlia del padrone, perché papà Jerry (l’amico intimo di Hugh e soprattutto delle sue conigliette) è il proprietario dei Lakers, di cui Jeanie, oggi, ricopre la carica di Executive Vice-President. “Quando i Lakers spendono soldi per comprare i giocatori, prima quei soldi li devono trovare. Ecco, io mi occupo di trovarli”, ha dichiarato lei a “USA Today” poche settimane fa. Il cerchio si chiude, quindi. E si ritorno alla partenza, a Forbes, alle sue classifiche che mettono in fila le franchigie NBA più ricche e a questi Lakers che sembrano sempre arrivare primi, pure lì.
Ma a noi mica fregano i soldi; a noi mica ci interessa il vil denaro.
Noi qui celebriamo l’Amore, quello con la A maiuscola.
E Phil & Jeanie, da questo punto di vista, sono meglio di una telenovela sudamericana.
Vedeteli come volete: lei la figlia del capo che flirta con uno dei dipendenti di papà più illustri; lui che amoreggia con la figlia di quello che gli stacca gli assegni (e aver Jackson seduto in panca non vien via per poco: 12 milioni di dollari + 2 di bonus per il titolo vinto solo per questo 2010).
Lui poi è un doppio ex, giocatore (coi Knicks, negli anni ’70, due titoli NBA da comprimario) e hippie (gli anni sono gli stessi, vissuti come si ama dire pienamente, con la deriva orientale, lo Zen del soprannome e una pallacanestro insegnata come tai-chi a cinque). Fate conto un Robert Pirsig il cui sedile posteriore della Harley, però, è sempre occupato – dalla bella figlia del capo. “Il più grosso complimento che un motociclista può fare alla sua donna è invitarla a salire con lui. E io di viaggi con Phil ne ho fatti parecchi…”. In moto, ma anche in auto. Perché è della Buss una delle più belle dichiarazioni d’amore mai pronunciate. Papà Jerry aveva cacciato il suo allenatore-nonché-fidanzato-della-figlia al termine della stagione 2003-04, salvo riprenderselo in fretta solo 12 mesi (e un’eliminazione dai playoff) dopo. Lei, la donzella finalmente riunita al suo amore, aveva commentato così: “Certo che sono contenta che Phil sia tornato! Ora, finalmente, potrò di nuovo viaggiare sulla carpool lane¹ mentre andiamo allo Staples”.
Applausi.

1. CARPOOL LANE: sulle freeway losangeline, la corsia riservata alle auto con 2 o più passeggeri a bordo, trovata fondamentale per snellire il traffico impossibile di L.A.

Mauro Bevacqua

Nato a Milano, nel 1973, fa il giornalista, dirige il mensile Rivista Ufficiale NBA e guarda con interesse al mondo (sportivo, americano, ma non solo).