Il premio Abel 2016 a sir Andrew Wiles

Immagino abbiate letto che il premio Abel 2016, la cosa più vicina al Nobel che la matematica ha, è stato assegnato a sir Andrew Wiles. “Quello che ha dimostrato l’ultimo teorema di Fermat!” direte, ed è indubbiamente vero, anche se formalmente ha dimostrato la congettura di Taniyama-Shimura(-Weil), che ha come corollario la proposizione del grande avvocato tolosano, e anche se alla fine ha dovuto chiedere l’aiuto di un altro matematico, Richard Taylor, per tappare l’ultimo buco. Cosa ha fatto d’altro? Confesso di non saperlo. Ma allora ha senso premiare una persona per avere dimostrato un unico teorema di teoria dei numeri, di per sé senza nessuna applicazione pratica come anche Gauss ebbe a dire? Beh, sì.

[Mica capita a tutti di avere un edificio a proprio nome!]

Mica capita a tutti di avere un edificio a proprio nome! (Foto: John Cairns)

Ci sono almeno due motivi per cui questa assegnazione ha perfettamente senso. La prima entra nel merito della matematica: le tecniche usate da Wiles per avere ragione dell’Ultimo teorema di Fermat hanno aperto un nuovo campo di azione nella teoria dei numeri. Ma credo sia anche opportuno ricordare un altro contributo di Wiles. Come Michael Harris nota, la dimostrazione – e soprattutto la pubblicità che ebbe anche in media che tipicamente considerano la matematica giusto qualcosa per riempire mezza paginetta di giornale con la “formula per l’amore perfetto” – ha portato tanti ragazzi ad avvicinarsi alla matematica e a seguire una carriera in questo campo, proprio perché Wiles ha mostrato come ci sia ancora spazio per la creatività di una persona e per avere davanti a sé un compito che potrebbe cambiare la propria vita. E poiché uno degli scopi del premio Abel è dare un riconoscimento a un matematico che ha avuto una grandissima influenza, direi proprio che è pienamente meritato.

Ah: per la cronaca Gauss sembra abbia detto «Confesso che il teorema di Fermat, in quanto proposizione isolata, ha ben poco interesse per me, poiché posso facilmente buttare giù una moltitudine di tali proposizioni, che nessuno può dimostrare o confutare.» La mia sensazione è che in realtà ci abbia lavorato su. C’è infatti una sua bella dimostrazione del caso n=3 che semplifica di gran lunga quella di Eulero ma che non si può purtroppo estendere ad altri esponenti, anche se è stata alla base del lavoro di Kummer. Ma il volpeuvismo è molto più comune di quanto sembri…

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