Venerdì 13

Oggi è il tredici del mese. Brutte notizie per chi soffre di triscaidecafobia, la paura del numero 13; malattia forse più comune nei paesi anglosassoni dove spesso i grattacieli non hanno nemmeno il tredicesimo piano, passando dal 12 al 14, esattamente come molti aerei non hanno né fila 13 né 17 (il che poi non è tutto quel problema, tanto quei numeri sono delle semplici etichette e al limite conta che siano nella relazione di ordine che ci aspettiamo) ma con qualche diffusione anche qui da noi. Perlomeno però oggi è giovedì: gli affetti da parascevedecatriafobia possono respirare un sospiro di sollievo fino a maggio, quando – per l’unica volta in quest’anno – «il venerdì 13 cadrà di venerdì». Ma alla lunga le cose non andranno sempre così bene!

Il nostro calendario, come sappiamo, ama essere apparentemente imprevedibile per quanto riguarda i giorni della settimana corrispondenti a una data specifica. Sì, la formula c’è e l’ho anche presentata poco tempo fa: ma se ci si limita a uno sguardo casuale al calendario si nota che il primo del mese, e quindi anche il giorno 13, può capitare in un qualunque giorno della settimana. Per la precisione, ciascuno dei giorni capita almeno una volta; e alcuni capitano ben tre volte: in febbraio, marzo e novembre negli anni non bisestili e in gennaio, aprile e luglio di quelli bisestili. Inoltre il giorno della settimana corrispondente al primo gennaio si sposta sempre avanti di un giorno o due a seconda se l’anno precedente non era bisestile oppure lo era.

Queste proprietà, unite al fatto che 7 è un numero primo, a lungo andare permettono una giustizia calendariesca. In pratica, preso un ciclo tipico di ventott’anni di cui sette bisestili, è facile vedere che Capodanno cade quattro volte per ciascuno dei giorni distinti della settimana. Detto in altro modo, il calendario giuliano è perfettamente equo: il numero di volte in cui il venerdì 13 cade di venerdì è lo stesso numero di volte in cui cade di giovedi o in un qualunque altro giorno della settimana. Ma poi è arrivato papa Gregorio XVI, che con la bieca scusa di rimettere a posto la data della Pasqua ha completamente cambiato le carte in tavola! Di per sé passare da giovedì 4 ottobre 1582 a venerdì 15 ottobre non ha toccato il conto dei venerdì 13, visto che il 13 ottobre sarebbe stato un sabato. Saltare però il ventinove febbraio negli anni multipli di 100 ma non di 400 rompe la simmetria del calendario e ne crea una molto peggiore, con un ciclo di 400 anni composto da 146097 giorni, vale a dire 20871 settimane esatte in 4800 mesi. In questo ciclo non tutti i giorni della settimana sono possibili per l’inizio del secolo (l’anno che termina in -01, giusto per essere pignoli) e cosi se ci si mette a fare i conti si trova che il giorno 13 capita di giovedì o di sabato 684 volte, di lunedì o martedì 686 volte, di domenica o di mercoledì 687 volte, e di venerdì ben 688 volte. Insomma è vero che il 13 del mese cade più spesso di venerdì che in un qualunque altro giorno della settimana!

Alcune considerazioni lessico-fumetto-calendaristiche finali. Se i parascevedecatriafobi sono cattolici, possono però consolarsi: tra le feste mobili né l’Ascensione, né Pasqua e Pasquetta, e nemmeno il giorno delle Ceneri possono mai capitare di venerdì 13! La citazione sul giorno della settimana in cui cade il venerdi 13 non è mia ma di Churchy LaFemme. Nemmeno il termine triscaidecafobia me lo sono inventato io, ma è un termine della lingua italiana, costruito dalla radice greca triskaideka- (tredici, letteralmente “tre-e-dieci”) e dal suffisso -phobia; esiste anche una storia Disney intitolata Paperino e la triscaidecafobia. Infine parascevedecatriafobia è il calco italiano dell’inglese paraskevidekatriaphobia, a sua volta coniato dal greco (la Parasceve non vi ricorda nulla?) Ah: nella voce appena citata della wikipedia in lingua inglese si accenna poi che nei paesi ispanofoni parrebbe essere il martedì 13 il giorno sfortunato. Per questo mese l’abbiamo comunque scampata.