Martin Gardner

Forse qualcuno dei miei ventun lettori si sarà chiesto come mai non ho scritto della morte di Martin Gardner, avvenuta improvvisamente – per quanto si possa parlare di “improvviso” per un novantacinquenne – la notte del 22 maggio scorso. O forse no: mentre fin dal mattino di domenica 23 in rete rimbalzava la notizia, il primo lancio di agenzia è stato di lunedì 24, e in questo momento né il Corriere della Sera né Repubblica hanno riportato la notizia, che ho visto solo sulla Stampa, con un articolo di Piero Bianucci, e sui giornali del gruppo Caltagirone. Se la notizia vi è sfuggita, siete perdonati. Il mio silenzio nasceva più che altro perché avevo scritto di lui appena due settimane fa, e non mi pareva il caso di ripetermi; ma forse qualche notizia in più può dare un’idea della persona che è stata.

Gardner nacque nel 1914 a Tulsa, Oklahoma; il padre era un geologo nel campo del petrolio, sua madre era una fervente metodista. Martin da giovane fu un fondamentalista cristiano, convinto che il papa fosse l’anticristo e che il Secondo Avvento fosse imminente; a Chicago durante gli studi universitari divenne progressivamente disilluso e si allontanò dalle religioni organizzate, pur rimanendo un teista. L’esistenza di Dio per lui non poteva essere che un atto di fede, del tutto inconoscibile con la ragione: forse anche per questo motivo avversò sempre le pseudoscienze, tanto che il primo libro da lui scritto, Fads and Fallacies in the Name of Science, era un atto di accusa contro sette e simili; nel 1976 fu uno dei fondatori del CSISOP, il Committee for Skeptical Inquiry di cui il CICAP è il capitolo italiano. Nel frattempo si era laureato in filosofia: ma non essendo portato per l’insegnamento si reinventò come giornalista scientifico, tranne l’intervallo di quattro anni passato nella marina USA durante la seconda guerra mondiale e ulteriori studi successivi grazie a una borsa di studio per i veterani di guerra.

La sua carriera sembrava inesorabilmente fallita, tanto che nei primi anni ’50 – nel frattempo si era sposato con Charlotte, sua compagna per mezzo secolo – accettò un posto di redattore per la rivista per bambini Humpty Dumpty’s Magazine. Tutto cambiò quasi per caso nel 1956: uno dei suoi hobby era la prestidigitazione, e a un incontro di maghi gli venne mostrato un esaflexagono. Gardner pensò che sarebbe stato possibile scrivere un articolo e venderlo allo Scientific American, con cui aveva già collaborato in passato: l’editor della rivista non solo accettò l’articolo, ma gli chiese se pensava ci fosse stato materiale a sufficienza per una rubrica regolare.

Gardner rispose che pensava di sì, pur non avendo alcuna idea a proposito: non aveva nessun libro di matematica in casa! Iniziò ad andare alla caccia di libri di matematica ricreativa, che a dire il vero praticamente non esistevano, e si accinse all’opera. A gennaio 1957 apparve il primo articolo della rubrica “Mathematical Games”, titolo inventato dalla redazione, e il resto è storia: venticinque anni di rubrica, che hanno portato alla scrittura di quindici dei settanta libri della sua produzione. Come scrissi, Gardner non aveva una formazione matematica, e si può dire che si è fatto le ossa negli anni, affinando sempre più le sue conoscenze; ma soprattutto il suo grande contributo fu lo sdoganamento della matematica ricreativa, e la possibilità per molti matematici di professione di pubblicare i propri risultati non troppo accademici, rendendoli contemporaneamente noti al pubblico. Inoltre Gardner era una persona davvero splendida, a detta di tutti coloro che l’hanno conosciuto, e con cui scambiava una fitta corrispondenza… cartacea, con lettere battute a macchina ed eventualmente corrette a mano. I Gathering For Gardner sono incontri a cadenza biennale in suo onore, dove i suoi amici si ritrovano per parlare di magia, matematica e misteri.

Ma Gardner non è stato solo giochi matematici: tenne una rubrica di giochi “fantamatematici” nella Isaac Asimov’s Science Fiction Magazine e una contro la pseudoscienza, “Notes of a Fringe-Watcher”, per il CSISOP. Ha anche preparato edizioni annotate delle opere di Lewis Carroll – ma anche dei racconti di Padre Brown! – e scritto saggi filosofici e un romanzo semiautobiografico, The Flight of Peter Fromm. Una carriera davvero incredibile e a tutto tondo. Un’ultima curiosità: a Martin Gardner è stato dedicato l’asteroide 2587 Gardner… anche se lui, esperto anche in giochi di parole – a settembre uscirà postumo The Colossal Book of Wordplay – avrebbe fatto notare che l’anagramma di ASTRONOMERS è NO MORE STARS…

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