Buttarla sui manga

Non era difficile prevederlo: l’immagine del Giappone che sta circolando sui media italiani è filtrata da una pesante dose di esotismo. E il fumetto, in questo caso, gioca un ruolo emblematico.

Come raccontare il comportamento dei giapponesi? Con qualche articolo di costume, ovvio. Ma se della terza economia del mondo i giornali italiani sono abituati ad occuparsi solo (quando va bene) nelle pagine economiche o di tecnologie, a cosa altro attingere? Risposta facile: buttarla sui manga. Ovvero, il cavallo di Troia degli stereotipi contemporanei sulla “diversità” (leggi: incomprensibilità) del Giappone.

Dalle nostre parti, il Corriere della Sera ha battuto tutti, con un articolo dal titolo eloquente: “Quella calma «disumana»del popolo dei manga”. Come a dire giapponesi, strana gente: psicologicamente disumani, e lettori di fumetti.

Intendiamoci, Gerevini è un nipponista serio e preparato – e infatti il suo pezzo è motivato ed efficace – ma la scelta è di per sé significativa: a spiegare la società e l’antropologia giapponese si ricorre a un esperto di letteratura. E al fumetto. Perché anche Gerevini attacca ricorrendovi, parlando di “immagini catastrofiche che sembrano uscire dal capolavoro d’animazione di Hayao Miyazaki, Nausicaä della Valle del Vento“. Che poi Miyazaki non sia Go Nagai, e queste catastrofi naturali non si vedano (in Nausicaa la catastrofe è generata da uomini e guerre; in Violence Jack di Nagai, invece, è la natura ad essere indomabile e distruttiva), non fa nulla, l’importante è alludere. All’insegna di un classico “è come nei manga”.

Bisogna però riconoscere un altro fatto, che mi sembra l’altra faccia della medaglia dell’esotismo. Ovvero l’intensa reazione emotiva che sta attraversando il mondo dei lettori di manga. Basta farsi un giro su Twitter per imbattersi in messaggi come “prayforjapan, e speriamo che i nostri fumetti/autori siano salvi”. La preoccupazione per la sorte degli autori o delle case editrici di manga, nel fandom fumettistico dei ragazzini di mezzo mondo, è così diffusa ed elevata che i siti web più importanti – come Anime News Network – si sono messi a fare da hub per la raccolta di aggiornamenti sulla situazione di creatori e operatori, segnalando gli updates dai vari profili Twitter o Facebook, per la serenità dei fans.

Insomma, un fenomeno certamente buono per mediologi e fumettologi (anche se include sacche di ignoranza – che fanno il paio con quella dei media – di imbarazzante ingenuità e cinismo): la penetrazione globale del manga, e la sua intensa capacità di alimentare gli immaginari spettacolari dei giovani, è in azione. E si vede. Tra empatia e stereotipi.

Mostra commenti ( )