L’ebook giapponese è poco book

Uno degli esercizi più diffusi, nei giorni del Salone di Francoforte 2010, è fare previsioni sugli sviluppi di mercato degli ebook. Dalle presentazioni e chiacchiere sotto il cappello di Frankfurt SPARKS – nuovo focus digitale della fiera – se ne sentono di tutti i colori.

Nielsen si aspetta che entro fine anno il 10% delle vendite di libri in USA saranno ebook. Qbend dice che da qui al 2012 dovremo aspettarci una crescita annuale di questo segmento intorno al 42%. La nostrana AIE dice che per fine anno in Italia gli ebook dovrebbe toccare quota 0,1% del mercato (quando si dice correre in avanti, eh?). Poi tutti a raccontare (e raccontarsi) gli scenari internazionali del libro digitale nei mercati più avanzati: USA, certo, ma anche Germania e Giappone.

Del Giappone, però, non si racconta mai la storia fino in fondo. Quello è il Paese in cui si vendono più ebook in assoluto, e in cui nel 2009 ben 6 dei primi 10 bestseller venivano da ‘edizioni’ per keitai (cellulare, già). Ma le radici del locale mercato dell’ebook affondano su un contenuto piuttosto ignoto agli editori nostrani: il fumetto.

Già, perché sono i manga a trainare in Giappone il mercato del libro digitale. E in una misura vicina al 90%, secondo quanto riporta a ICv2 Masaaki Shimizu, General Manager International Business Strategy di Bitway, sussidiaria della Toppan (secondo stampatore al mondo) e azienda leader nel manga digitale, con oltre 30.000 titoli che generano circa 25 milioni di download al mese.
Secondo Shimizu il mercato degli ebook nel Sol Levante si attesta oggi intorno agli 800 mln di $. Ma il fumetto conta per 654 mln di $. E per il futuro le analisi dello scenario di Impress R&D parlano di una crescita costante fino al 2013, soprattutto grazie ai tablet: se nel 2010 si stima – per i manga – +16% generato dai download da cellulari, quelli da iPad&C sarebbero un intorno del +20%.
Prepariamoci dunque al boom degli ebook, anche in terra nostrana. Ma anche se sappiamo di somigliare ai giapponesi neanche per un’oncia, forse un occhio al peso specifico del fumetto – che in Italia vende pur sempre quei 3 o 4 milioni e rotti di copie al mese – toccherà darlo, che dite?

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