Oggi esce Red Dead Redemption 2

La stagione autunnale dei videogiochi è quella che concentra più o meno i tre quarti delle vendite annuali. Si decide tutto entro il black friday, la festa comandata degli acquisti statunitensi. Quindi prima del 23 novembre di quest’anno usciranno tutti i titoli più muscolari di un’industria che, noncurante della crisi, sta continuando a crescere. Ma il 2018 non è un anno come gli altri.

Le danze sono state aperte da Spider-Man, uscito all’inizio di settembre. Edito da Sony per la sua PS4 e sviluppato da Insomniac, il gioco è fatto più di clima e quantità che non di incredibili rivoluzioni di storia o meccanica di gioco. La Manhattan ricostruita è un po’ monotona dal punto di vista architettonico, ma ha quel tocco leggermente fumé dell’immaginario Marvel che non è proprio al passo con i tempi ma è coinvolgente. Con un direttore creativo che viene dal mondo dei fan della serie, e sceneggiatori Marvel a scrivere la linea principale, Spider-Man ripercorre le storie classiche degli antagonisti, incorpora bene la sua componente di commedia romantica, e riesce a rendere godibile un personaggio così buono e caritatevole da rischiare il fastidio.

È tornata però anche Lara Croft a metà settembre con Shadow of the Tomb Raider. È il terzo capitolo di una rinascita dell’eroina archeologa di questi ultimi anni, che la vede decisamente diversa nel carattere rispetto agli inizi e ai film con Angelina Jolie. Quella era una Lara sbruffona, sicurissima di sé, capace di flirtare con le peggiori canaglie, del tutto incurante rispetto alla difficoltà dei cimenti che le si paravano davanti per raggiungere il tempio, il sarcofago, la daga, la statuetta. Non solo, ma era una Lara con il culo costantemente davanti al punto di vista. I tempi sono cambiati, e questa nuova Lara è meno sexy ma anche un po’ meno determinata nel carattere (al cinema è diventata Alicia Vikander), e più oppressa dalla responsabilità e dall’ingombrante figura del padre. C’è meno commedia, romantica o no, tant’è che accanto a Lara c’è un ragazzone innocuo. Ma al di là di questo calo del divertimento nella scrittura e dello spirito rocambolesco, il gioco funziona bene. Questo tipo di racconti di avventura archeologica si basano comunque sull’assurda idea che il mondo sia pieno di misteri, di codici, di trappole e ingranaggi di pietra invasi dall’edera, con leve da tirare o vecchi monili da mettere in una nicchia attivando meccanismi mortali, che aspettavano da secoli in silenzio, e nascondono premi in oro, smeraldi e conoscenza. Alla luce di questo, quando i personaggi parlano di quello che vogliono fare – e in questo caso lo fanno con questo tono un po’ grave e serioso – si fa fatica a credergli. Ma la storia, che parte in Yucatan per poi spostarsi nel fitto della foresta amazzonica, dove si combattono i membri della setta Trinity, è un’occasione per ambientazioni clamorose ed enigmi ginnici di grande soddisfazione.

La gara tra i due calcistici, FIFA e PES, è ormai stata vinta da FIFA. Almeno così verrebbe da dire. Le dimensioni industriali e finanziarie dei due giochi ormai non sono paragonabili. FIFA 19, realizzato da EA nella sede di Vancouver, è un colosso di rapporti con società sportive e sponsor, con rose di giocatori perfette, eventi a promozioni fuori scala; PES 2019 di Konami è un gioco di calcio più rigoroso nelle geometrie e nella fisica, e in confronto all’altro è quasi un laboratorio per puristi. l punto è che i puristi del calcio sono tanti, e lo zoccolo duro dei giocatori di PES è nei secoli fedele. Insomma è una lotta impari da anni, dove PES continua a difendersi più che dignitosamente. Per stare negli sportivi, la console Xbox One ha un’esclusiva veramente notevole, Forza Horizon 4, ultimo capitolo della serie sviluppata dai Microsoft Studios, che al momento è il miglior gioco di guida arcade sul mercato.

Due settimane fa è uscito anche Assassin’s Creed Odyssey, che segue con un capitolo ambientato nella Grecia del V secolo a.C. la fortunata edizione 2017, che raccontava la decadenza del regno dei Tolomei nell’Egitto ellenizzato del primo secolo. Qui il protagonista Alexios, mercenario fuggito da Sparta, si divide tra le fazioni in lotta nella Guerra del Peloponneso, cioè Sparta e Atene, in una mappa sterminata della Grecia. Rispetto ai capitoli precedenti della serie di Ubisoft, questo è più un gioco di ruolo, dove la gestione della crescita del personaggio e dell’attrezzatura è centrale per procedere. Quindi stiamo parlando di un’edizione un po’ più per impallinati rispetto ad altre, ma sempre molto ricca di storia, di ambiente, di battaglie navali, lingue parlate per strada e personaggi incontrati sulle isole. Si chiacchiera con Erodoto, Pericle, Euripide e molti altri protagonisti del liceo, ma si ammazza anche una marea di gente a spadate.

Come ogni anno è uscito anche un nuovo capitolo di Call of Duty, il gioco bellico in prima persona di Activision. Black Ops 4, sviluppato da Treyarch, è un Call of Duty diverso perché non ha una linea narrativa, una modalità storia: ci sono solo combattimenti online. Già da tempo il cuore economico di questi giochi era la modalità multigiocatore, con tanto di ricaduta sportiva e tornei di COD a tutti i livelli. Ma questa volta è successo qualcosa che ha costretto Activision a spingersi con ancora più slancio in questa direzione: Fortnite.

Fortnite, il gioco che chiunque abbia un figlio adolescente conosce  benissimo, è stato senza alcun dubbio il fenomeno dell’anno. Si tratta di un gioco gratuito che ricalca il genere formalizzato da PlayerUnknown’s Battlegrounds negli anni passati, cioè la battle royale. Il genere somiglia all’omonimo film giapponese e alla trama di Hunger Games: un gruppo di giocatori viene paracadutato su un’isola dove ciascuno dovrà cercare di uccidere il prossimo e salvarsi, uscendone vivo come unico superstite entro un limite di tempo. Fortnite è gratis, si sostiene con le microtransazioni, cioè l’acquisto facoltativo di accessori e strumenti, e ha raggiunto in un anno i 125 milioni di giocatori. Ecco perché quest’anno Call of Duty ha abbandonato la storie e ha inserito una modalità battle royale. L’operazione ha pagato: nelle prime settimane di vendita il gioco sta ottenendo il miglior risultato da anni a questa parte.

Detto tutto questo, oggi è un giorno speciale. Oggi esce il titolo più atteso degli ultimi anni, cioè Red Dead Redemption 2 di Rockstar Games. Gestita un po’ come una etichetta discografica, Rockstar Games è un’azienda diversa da ogni altra nel mondo dei videogiochi. I giochi escono a distanza di anni uno dall’altro, sono mondi giganteschi vivi e dinamici che si possono frequentare per anni, quasi più come piattaforme che come giochi. L’uscita precedente, GTA 5, è tra i primi dieci giochi più venduti dell’anno dal 2013 a oggi: non esiste serie tv, film, disco o libro di questi anni che abbia una longevità paragonabile. Red Dead Redemption 2 è un gigante che prima o poi compreranno tutti, e l’intero mercato (giocatori e produttori) trema nell’attesa da mesi. È ambientato nel West nel 1899. Il protagonista si chiama Arthur Morgan ed è un fuorilegge. La struttura a mondo aperto, che Rockstar ha sostanzialmente inventato con la serie GTA, qui arriva a livelli di raffinatezza tali da ricordare la serie Westworld nel rapporto tra giocatore e ambiente. L’estensione e la profondità del gioco (mezzo milione di righe di sceneggiatura e una veersione online in arrivo tra qualche settimana) sono inedite per l’industria videoludica. Red Dead Redemption 2 è destinato a rappresentare una boa intorno alla quale tutti dovranno girare nei prossimi anni. Ma per parlarne con un minimo di profondità bisognerà aspettare un po’. Tra un paio di mesi, quando, più che giocarci, saremo stati dentro al mondo di Red Dead Redemption 2 abbastanza da non sentirci più i visitatori di un fantasmagorico parco a tema, si capirà quanto questo mondo meriterà di essere frequentato a lungo, forse per anni.

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