Abbiamo provato FIFA 19 e PES 2019

Entrambi hanno qualcosa di cui vantarsi, ma alla fine con uno ci siamo divertiti più che con l'altro

Agli albori del Post, quando i redattori ancora non si erano montati la testa, la parte calciofila della redazione occupava spesso le serate di dopolavoro giocando a FIFA su una PlayStation 3 di recupero e con un’edizione del gioco vecchia di un paio d’anni. Un po’ per abitudine, un po’ per pigrizia e un po’ per nostalgia, avevano sviluppato abilità da quasi professionisti su un supporto che il mondo aveva nel frattempo abbandonato, e si erano affezionati al gesto di restituire un qualche tipo di rilevanza sportiva a giocatori che, in certi casi, si erano intanto ritirati.

A un certo punto sono arrivati gli anni Dieci anche al Post: e quindi, piegati alle volontà dei poteri forti dell’industria videoludica, sono arrivate nuove console e giochi più aggiornati. Per l’inizio di questa nuova stagione abbiamo provato i nuovi FIFA 19 e PES 2019, su una PlayStation 4, per decidere quale dei due nei prossimi mesi sarà alla base di feroci liti e cocenti umiliazioni che certamente non avranno alcuna conseguenza professionale.

I redattori del Post ipnotizzati dai tanti frame per secondo di FIFA 19.

Premessa: li abbiamo testati in una percentuale molto limitata delle loro potenzialità, che però sono quelle che ci interessano e che probabilmente interessano anche la maggior parte dei giocatori non incalliti: qual è meglio per giocare in quattro, due contro due. A quanto leggiamo, dal punto di vista della giocabilità online FIFA e PES si equivalgono, ma nel primo c’è una comunità di giocatori più vasta e c’è la nota funzione Ultimate Team, capace di appassionare i più giovani e disorientare i più anziani in ugual misura. Ci fidiamo, ma preferiamo concentrarsi sull’aspetto più sociale del gioco.

PES 2019
«Nel 2018 non si può giocare ancora con i nomi finti delle squadre», dice Francesco Costa appena appare la schermata iniziale di PES, che aveva guadagnato molti punti per la rapidità della fase di installazione, rispetto a quella eterna di FIFA. Com’è noto, infatti, PES non ha il diritto di usare molti nomi di squadre e campionati (quelli sopra una certa età si ricorderanno di quando anche i nomi dei giocatori più famosi erano inventati). Gianni Barlassina invece approva, sostenendo che chiamare la Juventus “PM Black White” e il Manchester City “Man Blue” sia un gesto «molto punk». Tutti si trovano d’accordo, comunque, sul fatto che il logo finto della Serie A sia più bello di quello vero.

Dopo aver proibito a Pietro Cabrio di scegliere le sue solite squadre dalla seconda divisione polacca, con cui spesso costringe a giocare dei rassegnati redattori che dopo una giornata di lavoro vorrebbero solo tirare da centrocampo con Cristiano Ronaldo, troviamo un compromesso su un classico dell’Eredivisie, Ajax-Feyenoord. Le animazioni e la grafica di PES ci colpiscono subito per il realismo e per la cura dei dettagli, ma essendo abituati a FIFA non è facile prendere la mano con il diverso stile di gioco. Ajax-Feyenoord si conclude con un 1-0 stiracchiato e viziato da un rosso ingiustificato al 15esimo minuto [il redattore che sta scrivendo è stato obbligato a specificare di aver giocato col Feyenoord, e perso, ndr].

Decidiamo di sfruttare il gioco al massimo delle sue potenzialità e decidiamo di ripetere l’ultima finale di Champions League. Stefano Vizio e Gianni Barlassina si fiondano sul Liverpool sovrastimando le loro capacità di giocare a due tocchi, mentre Costa e Cabrio si attardano tra le squadre del campionato spagnolo. Quando capiscono che il Real Madrid è indicato come “MD White”, la loro frustrazione è palpabile. Quando scoprono che anche la maglia è quanto di più lontano dall’originale possibile, volano imprecazioni.

La partita però è subito diversa e più divertente. Dopo la prima partita di rodaggio, a qualcuno sembra molto più facile del normale costruire delle azioni di squadra riuscite ed eleganti, e l’impressione è che PES 2019 favorisca il gioco corale piuttosto che quello individuale. Il Liverpool sembra prendersi la rivincita dopo l’umiliazione di Kiev divertendo con un calcio spettacolare, ma il suo momentaneo vantaggio viene recuperato da un pareggio di fortuna degli “MD White”, probabilmente spronati dalla grande e blasonata storia che si porta dietro il loro nome.

Per scegliere PES 2019 bisogna insomma decidere innanzitutto che la questione delle licenze mancanti non è solo secondaria, ma totalmente irrilevante: manca del tutto il Bayern Monaco, per dire, e di tutta la Premier League hanno il loro vero nome soltanto Arsenal e Liverpool. Ma è un gioco che ha dei punti di forza: il modo in cui i giocatori calciano, controllano, passano, è molto realistico e appagante, e certe animazioni della partita – un terzino che rotola sui cartelloni pubblicitari di fondo campo dopo un cross, per esempio – fanno a momenti dimenticare che si sta giocando a un videogioco. Un Barcellona-Napoli giocato su PES 2019, insomma, potrebbe risultare per molti un’esperienza più realistica dello stesso incontro su FIFA 19, ma nelle ultime partite della prova in realtà tutti i redattori non vedono l’ora di cambiare il gioco.

“Maledetto MD White!”

PES 2019 costa 48 euro per PS4 e 54 euro per Xbox One su Amazon, 46 euro per PS4 e 46 per Xbox One su ePrice.

FIFA 19
Manco a farlo apposta, il cambio di registro è annunciato fin dall’avvio di FIFA, durante il quale risuona fragoroso e quasi arrogante l’inno della Champions League, accompagnato da un’animazione molto simile a quella delle partite in tv. Da quest’anno, infatti, anche la licenza per la Champions – una delle ultime esclusive di PES – è passata a FIFA, che ha scelto di farlo pesare fin da subito. L’interfaccia grafica del gioco è immediatamente più rilassante e intuitiva di quella di PES, e presi da un entusiasmo un po’ adolescenziale decidiamo di giocare PSG-Bayern Monaco.

Due cose ci colpiscono da subito: Mbappé è troppo più forte degli altri giocatori, e certi automatismi che rendevano monotone le partite sui vecchi FIFA sembrano superati. Ci sembra che la varietà delle soluzioni da adottare e quella dei movimenti dei giocatori sia molto migliorata, così come il realismo di certe traiettorie della palla. Qualcuno ha da ridire su com’è resa la profondità nella parte del campo più lontana, e ci accorgiamo subito invece che per qualche motivo FIFA non riesce a risolvere un problema che ha da anni: la facilità con cui, al calcio di inizio, si può scartare l’intera difesa avversaria con un buon attaccante.

Da una parte la grafica, e specialmente i volti dei giocatori, ci sembrano in effetti un po’ inferiori rispetto a PES (su FIFA però hanno hanno i loro tatuaggi, al contrario di PES dove l’effetto di quest’assenza è un po’ straniante). Dall’altra parte, la possibilità di scorrere tra decine di squadre vere e di sceglierle in base alla bellezza della seconda o della terza maglia originale ci dà un brivido nerd che, seppur poco legato all’aspetto più concretamente calcistico del gioco, ci fa felici. Decidiamo di provare una finale di Champions League e di riportarci la Sampdoria, a 26 anni di distanza dall’ultima volta. Come avversaria scegliamo un’altra italiana che ebbe una possibilità di salire-sul-tetto-d’Europa, la Fiorentina, che in finale di Coppa dei Campioni ci arrivò nel 1957.

La partita si gioca allo stadio Wanda Metropolitano di Madrid, riprodotto magnificamente, ed è un buon esempio di come FIFA ti compri fin da subito con i fuochi artificiali. Ma per chi è abituato a giocarci, alla fine la famigliarità delle dinamiche di gioco e dei movimenti dei giocatori, seppur a tratti meno realistici di PES, rende l’esperienza più gratificante e divertente. Il ritmo accelerato favorisce quest’impressione, così come le giocate spettacolari che talvolta riescono anche a giocatori non smanettoni come noi.

Ci sembra insomma che tra i due giochi FIFA sia quello più adatto alle nostre esigenze. Un gioco a cui giocare senza grandissima costanza e con persone diverse: anche quelle che frequentano il dopolavoro solo saltuariamente, ma che ogni volta chiedono di poter muovere i giocatori con le frecce direzionali invece che con la leva analogica (non faremo nomi, ma ne esiste una in redazione). Quello che FIFA perde nel realismo del gioco lo guadagna in immediatezza e divertimento, e toglie tutti dall’imbarazzo di dover spiegare agli ospiti che se vogliono l’Everton devono scegliere il “Merseyside Blue”.

La finale di Champions alla fine si è chiusa con un umiliante 3 a 1 inferto dalla Sampdoria alla Fiorentina: ovviamente con tripletta di Fabio Quagliarella.

Su Amazon FIFA 19 costa 62 euro per PS4 e 57 euro per Xbox One. I prezzi sono più o meno gli stessi anche su ePrice: 62 euro per PS4 e 58 per Xbox One.

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