La storia di Paola e noi

C’è una quantità enorme di bellezza nascosta intorno a noi. Ovunque, anche negli ambienti digitali, a dispetto di quello che sembrerebbe. Accanto all’orrore manifesto che salta subito agli occhi, all’odio, alla pochezza che ci colpisce e ci capita di sottolineare ogni giorno, esiste una quota molto grande di umanità e gentilezza che naviga sottotraccia, invisibile ai più, che racconta la complessità e le sorprese inattese del mondo. Ci occupassimo di quella, un po’ più spesso, forse la nostra traiettoria verso il futuro potrebbe modificarsi di qualche grado. Ma è una bellezza nascosta, mimetizzata fra le pieghe delle conversazioni digitali, difficili da trovare, che raramente salta agli occhi.

In questi giorni ne ho trovata un po’, luccicante e trionfale, dentro il profilo Twitter di Paola, che ho scoperto quando un amico ha ritwittato questo messaggio:

 

Dentro quelle 161,945 pagine, quelle 5977 foto Paola ha scelto di raccontare le sue cose, la sua vita intera, con il linguaggio dei tempi: un flusso ininterrotto di citazioni pop, link, gif animate, brevi video, meme, ma anche lapidari commenti personali (quasi sempre ironici e dirompenti) sulla sua malattia, sui rapporti familiari con i genitori e il fratello, sull’Università. Lo ha fatto con la sapienza dei tempi: screenshot di messaggi privati, citazioni di mail, brevi frammenti della chat di famiglia. Ricostruire il quadro completo che esce da tutto questo caos comunicativo non è semplice e forse non è nemmeno utile. Ma la scena complessiva che possiamo ricomporre con grande fatica (anche per colpa di Twitter che stupidamente non facilita la consultazione dei suoi archivi) è un grande dipinto della bellezza italiana, un’eccezione, forse, ma luminosa e confortante.

Dal profilo Twitter di Paola sgorga una storia popolare di dolore, fiducia e ironia, di intelligenza e curiosità offerta a tutti noi. Che la osserviamo forse inizialmente per frugare con il nostro usuale sguardo morboso le sventure esposte di una giovane donna malata di cuore e che poi, lì dentro, passo dopo passo, veniamo travolti dall’intelligenza, dalla misura e dalla bellezza di tutti e dalla gigantesca capacità di Paola di raccontarla. Dei genitori vicinissimi, del fratello che le racconta in chat cosa è successo quando lei ha avuto l’arresto cardiaco, degli ingegneri del defibrillatore che fra loro dicono “ecco vedi ha avuto due aritmie ma ha scaricato solo una volta” e Paola che è lì ed ha sentito commenta su Twitter con una gif meravigliosamente ironica che fa il paio con Nanni Moretti quando in Caro Diario sente il medico dichiarare che lui si gioca una palla, non tutte e due ma una sì, sull’istologico del linfoma del regista. Dei professori della sua Università – che dio li benedica – che le scrivono che assolutamente no, non perderà l’anno e che anzi – poche storie – non c’è burocrazia da compilare e che se ha bisogno di qualcosa loro ci sono.

E tutto questo, inestricabilmente avviluppato a citazioni di canzoni, acquisti sul sito web di Zara e serie Tv della Marvel, fumetti e brevi commenti sull’attualità politica. Del resto è questa la forma contemporanea del racconto, una forma non sintetica e caotica, esattamente come il mondo che ci circonda e che proprio per questo rende complicata qualsiasi sintesi e difficile da riconoscere la grande bellezza che comunque esiste e che invece a volte ci sembra scomparsa.

La storia digitale di Paola è una storia confortante di questo Paese, nascosta come può dentro il caos intenzionale dei social network ma non per questo meno viva e importante. La storia di Paola, in fondo, è la la storia di noi che abbiamo ancora una speranza. Anche quando sembrerebbe di no.

In bocca al lupo.

 

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