Dietro il disastro del FOIA

A prima vista la pessima figura del Governo italiano sul FOIA (Freedom of Information Act) potrebbe sembrare un infortunio marginale. Il documento-non documento (ne girano solo bozze non ufficiali perché il Ministero ha scelto di non diffonderlo, inaugurando involontariamente il caso curioso di un decreto sulla trasparenza amministrativa che l’amministrazione tiene nascosto) invece è un barometro perfettissimo di una situazione che volge al peggio.

E pensare che il FOIA partiva con le migliori premesse. Era stato citato da Matteo Renzi in campagna elettorale come uno dei primi provvedimenti che avrebbe preso per ridurre la distanza fra i cittadini e il Palazzo. È stato (ed è tuttora) al centro di una intensa campagna propagandistica del PD sulla trasparenza amministrativa e sulla PA digitale che mette “il cittadino al centro”, è stato molte volte citato sia dal Premier che dal Ministro Madia in discorsi pubblici come una imprescindibile necessità del Paese da attuare celermente.

E un po’ imprescindibile in effetti il FOIA sembrerebbe esserlo se l’Italia è uno dei pochissimi Paesi a non averne uno o se, per darvi una idea, negli USA la norma che si occupa dei diritti dei cittadini a consultare le informazioni in possesso dell’Amministrazione spegnerà cinquanta candeline giusto quest’anno.

Di premesse per ottenerne un buon provvedimento ve ne erano poi anche altre. C’era l’Intergruppo Innovazione (uno schieramento bipartisan di deputati e senatori vicini ai temi del digitale) che lo sosteneva, c’era – soprattutto – il grande lavoro di studio ed approfondimento che alcuni esperti del settore hanno organizzato attorno al progetto web Foia4italy, un progetto per una volta molto serio, equilibrato, portato avanti da persone competenti al di fuori di qualsiasi strumentalizzazione politica. Sarebbe bastato seguire i dieci consigli che gli esperti di Foia4italy avevano stilato per avvicinarsi molto, senza sforzi intellettuali e voli pindarici, ad un provvedimento perfetto che teneva conto anche di anni di esperienze internazionali. C’erano poi perfino un paio di progetti di iniziativa parlamentare al riguardo che sono stati chiusi nel momento in cui il Governo ha richiamato a sé il tema per farsene interprete.

Proprio per queste ragioni la delusione del FOIA italiano, la sua compilazione burocratica e vaga, nello stile papalino dell’Amministrazione che difende sé stessa da qualsiasi ingerenza esterna, l’ardire che ha fatto sì che nonostante tutte le migliori premesse il decreto attuativo predisposto dall’ufficio legislativo del MISE sia tanto sfrontato nella sua inattualità, indicano chiaramente quale sia l’effettiva capacità della politica di incidere sulle fitte maglie della burocrazia italiana.

Non ha troppa importanza – almeno per me ora – sapere se il governo Renzi sia stato in questo frangente connivente o semplicemente incapace di perforare la protezione dell’Amministrazione che non desidera ridiscutere (se non in termini marginali e puramente ideologici) i propri privilegi nei confronti dei cittadini, o se, come sembra probabile, il decreto sia un mix di entrambe le cose. Molto più rilevante mi pare sottolineare una questione di principio elementare: se l’Amministrazione dello Stato è sufficientemente attrezzata per resistere agli attacchi grandi o piccoli che alla sua borbonica autonomia vengono dalla politica e dalla società civile, allora qualsiasi progetto politico di innovazione dello Stato, da qualsiasi lato provenga, sarà destinato a fallire. E a quel punto, se le cose resteranno così, il fallimento sarà davvero gigantesco perché tutto il grande progetto di digitalizzazione della PA (Da Italia Login all’Anagrafe Digitale, da Spid al Fascicolo Sanitario Elettronico) è in fondo un disegno di ridistribuzione dei rapporti di forza mediato dalla tecnologia e dal libero accesso alle informazioni.

Se tutto questo fallirà per manifesta superiorità di uno dei due contendenti rimarranno le frasi vuote nelle conferenze stampa, le slide colorate, perfino le inutili riforme parlamentari per aggiungere un comma alla Costituzione nel quale accostare l’aggettivo “trasparente” al termine “Pubblica Amministrazione”. Niente di serio, parole da aggiungere ad altre parole, tempo perso, chiacchiere che costano nulla.

jjj

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